Julia Roberts in Erin Brockovich - Forte come la verità (2000)

Erin Brockovich – Forte come la verità: Un film sulla difesa della vita

Trailer originale di Erin Brockovich – Forte come la verità

Steven Soderbergh, regista 3 volte candidato all’Oscar, dirige un film basato sulla vera storia dell’attivista statunitense Erin Brockovich Ellis, celebre per il suo impegno in numerosi casi di contaminazione del territorio. Sceneggiato da Susannah Grant (che ha ricevuto una nomination all’Academy Award 2001), il lungometraggio vanta Edward Lachman (Carol, 2015) come direttore della fotografia e la 5 volte candidata all’Oscar Anne V. Coates (vincitrice anche dell’Honorary Award nel 2017) nel ruolo di montatrice cinematografica. Le musiche sono realizzate dal famoso compositore Thomas Newman (Revolutionary Road, 2008), mentre il casting, affidato a Margery Simkin, riunisce Julia Roberts e Albert Finney. Entrambi, proprio per Erin Brockovich – Forte come la verità, hanno ricevuto la candidatura all’Oscar, con la Roberts che si è aggiudicata il premio come miglior attrice protagonista.

Trama di Erin Brockovich – Forte come la verità

Los Angeles. Anni ’90. La vita di Erin Brockovich (Julia Roberts), giovane madre di tre figli con due divorzi alle spalle, svolta in positivo quando l’avvocato Ed Masry (Albert Finney) decide di assumerla come segretaria. Nonostante alcuni contrasti con il personale dello studio, turbato dalla sua spontaneità e avvenenza, e alla preoccupazione di lasciare i figli in compagnia dal vicino di casa George (Aaron Eckhart), Erin viene sempre più coinvolta nel lavoro tanto da indagare su una strana vicenda che riguarda la cittadina di Hinkley, in California. Dopo diversi studi, comincia a ritenere che lo stabilimento della Pacific Gas & Electric, localizzato proprio a Hinkley, possa aver inquinato le acque della cittadina con una sostanza altamente tossica: il cromo esavalente. Tale scoperta convince Ed Masry ad intraprendere una difficile azione legale contro la società, organizzando, con l’aiuto di Erin, una class-action capace di rivoluzionare gli anni avvenire.

Recensione di Erin Brockovich – Forte come la verità

Il 2000 si è rivelato di certo un anno d’oro per lo statunitense Steven Soderbergh. Candidato 2 volte alla 73ª edizione degli Oscar come miglior regista (per Traffic e proprio Erin Brockovich – Forte come la verità), riesce anche ad ottenere la doppia nomination nella categoria miglior film. Ma se nel thriller Traffic contava su un cast d’eccezione, in cui figuravano attori come Benicio del Toro, Michael Douglas, Catherine Zeta Jones, Tomas Milian e Don Cheadle; in Erin Brockovich – Forte come la verità istituisce un film d’inchiesta basato sulle grandi recitazioni dei due (straordinari) interpreti principali: Julia Roberts e  Albert Finney. Del resto, Susannah Grant, giovane sceneggiatrice della pellicola (nel 2000 aveva 37 anni), realizza uno script lineare, quasi fosse ammaliata (giustamente) dalla storia vera di Erin Brockovich Ellis, riuscendo però a garantire delle sequenze perfette per le caratteristiche degli attori scritturati.

Julia Roberts, qui in una delle sue interpretazioni più memorabili, riesce a trasmettere l’instabile equilibrio della Brockovich, a metà fra una donna senza paura e una madre che avverte (e subisce) la responsabilità di mantenere tre figli. Nonostante un aspetto che ostenta sicurezza e persino spavalderia, Erin conserva il dubbio di star compromettendo tutto ciò che le resta pur di ottenere qualcosa dalla causa contro la Pacific Gas & Electric. Una causa che presto assume lo stato di ossessione, tanto da spingere Erin a concentrarsi su di essa pur non essendo un avvocato e tralasciando addirittura le mansioni di segretaria. Tale comportamento, che in un primo momento convince Ed Masry a licenziare Erin (anche a causa delle sobillazioni di alcune colleghe di quest’ultima), rivela però lo straordinario carattere della Brockovich, capace di concentrarsi completamente su un lavoro come pochi altri. O meglio, su una causa che lei ritiene di importanza assoluta.

Perché la cittadina di Hinkley, “avvelenata” dal cromo esavalente della multinazionale Pacific Gas & Electric, può essere paragonata proprio a lei. Alla sua vita da pluridivorziata continuamente in affanno per pagare le bollette. All’impossibilità di far crescere i propri figli in un’abitazione salubre. All’altezzosità con cui l’hanno spesso trattata. All’indicibile e dolorosa sensazione di sentirsi parte di niente. Di non venire considerata. Esattamente come la minuscola Hinkley in confronto con la gigantesca Pacific Gas & Electric. Una cittadina composta da persone che subiscono costantemente le mire espansionistiche di una società. E che necessitano soltanto di un (non) avvocato che abbia il coraggio di dire basta. Quello che Julia Roberts trasmette fin dall’inizio della sua estenuante ricerca, scovando documenti, svelando l’ipocrisia dei legali avversari e intervistando caparbiamente un cittadino dopo l’altro. Ed è per tale ragione che Erin Brockovich – Forte come la verità non è soltanto un film di denuncia, ma anche un insegnamento su ciò che è possibile organizzare grazie alla forza d’animo di una donna che ha saputo considerare le persone per quello che sono. Non numeri. Non ostacoli verso l’arricchimento. Ma ambizioni. Speranze. E soprattutto sogni. Gli stessi che il magnifico Albert Finney e Aaron Eckhart intravedono in Erin, regalandole quella libertà che ha da sempre desiderato.

Note positive

  • Le interpretazioni di Julia Roberts e Albert Finney
  • Il racconto di una storia vera

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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