Fernanda (2023): una storia di coraggio

Recensione, trama, cast del film Tv Rai Fiction Fernanda del 2023, distribuito il 31/01/2023 su Rai Uno in prima serata con Matilde Gioli.
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Fernanda Locandina

Fernanda

Titolo originale: Fernanda

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: drammatico, storico

Casa di produzione: Rai Fiction, Red Film

Distribuzione italiana: Rai 1

Durata: 100′

Regia: Maurizio Zaccaro

Sceneggiatura: Dario Carraturo, Guglielmo Finazzer, Maurizio Zaccaro

Fotografia: Fabio Olmi

Montaggio: Alessandra Clemente

Musiche: Paolo Vivaldi

Attori: Matilde Gioli, Eduardo Valdarnini, Maurizio Marchetti, Valeria Cavalli, Francesca Beggio, Lavinia Guglielman

Trailer di Fernanda (2023)

Debutta il 31 gennaio 2023 su Rai 1, in prima serata alle ore 21:15, il film tv storico di Maurizio Zaccaro “Fernanda”, una coproduzione Rai Fiction e Red Film prodotta da Mario Rossini, che vede l’attrice Matilde Gioli nei panni di Fernanda Wittgens (1903 – 1957), colei che durante il periodo fascista è diventata la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera, risultando una delle prime donne a ricoprire in Europa un ruolo così prestigioso e importante nella cultura di un paese. Proprio a questa figura, di donna forte e piena di coraggio, si deve la sopravvivenza di numerosi capolavori dell’arte come il Cenacolo Vinciano e varie opere ospitate nella galleria milanese, ma soprattutto la salvezza di numerose famiglie ebree, aiutandole a sfuggire dall’Italia a favore della neutrale Svizzera, terra dove i movimenti nazisti non avevano attaccato.  Fernanda Wittgens, per il suo contributo alla resistenza italiana è, dal 2014, una Giusta tra le Nazioni. Nel cast del film tv, oltre all’attrice Matilde Gioli, troviamo Eduardo Valdarnini nel ruolo di Giovanni e Maurizio Marcehtti nei panni di Ettore Modigliani, uno dei più importanti funzionari e museologi italiani del periodo precedente allo scoppio della seconda guerra mondiale.

“Sarebbe troppo bello essere intellettuali in tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c’è un pericolo”

Lettera di Fernanda Wittgens alla madre

Trama di Fernanda

Una piccola bambina di nome Fernanda, si reca solitamente con il padre a visitare la Pinacoteca di Brera, luogo in cui il Signor. Wittgens ama osservare Il Compianto di Cristo di Andrea Mantegna, opera rinascimentale del 1480. Durante una di queste visite, in cui il padre abitua la figlia alla bellezza dell’arte, il direttore del museo Ettore Modigliani incrocia la bambina facendole un complimento sulla sua dedizione all’arte. Da quel momento Fernanda comprende la sua vocazione diventare una direttrice del museo, attività a cui si dedicherà, con tutta la sua forza, nell’adolescenza, intraprendendo studi dedicati alla storia dell’arte. Quando però il suo sogno si realizza, divenendo la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera, quel luogo che solcava con il padre da bambina, ecco che scoppia la seconda guerra mondiale e con essa nuove responsabilità. Fernanda ha l’arduo compito di preservare alle generazioni future quelle bellezze artistiche d’inestimabile valore per l’umanità, evitando che queste vengano distrutte dalle bombe americane che precipitano dal cielo. Questo però è solo una delle attività della donna, poiché, dopo un incontro fortuito con il suo ex docente universitario ebreo, Paolo D’Ancona, la donna si ritrova parte attiva della resistenza, portando nel suo camion, insieme all’amico Giovanni, un fattorino del museo, alcuni ebrei al confine con la Svizzera, la terra della salvezza.

Matilde Gioli in Fernanda (2023)
Matilde Gioli in Fernanda (2023)

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Recensione di Fernanda

Le bombe cadono all’interno della Pinacoteca di Brera, una donna, Fernanda Wittgens tenta di salvare le opere d’arte, correndo per i corridoi bui e pericolanti del museo d’arte. A un tratto gli viene incontro, correndo, la lei bambina, il cui sguardo ci incrocia con quello di lei adulta. Le due “Wittgens” sembrano scrutarsi, osservarsi, all’interno dei due tempi divergenti. Infine la scena cambia, con un passaggio di testimone narrativo. Siamo nel 1909 all’interno della Pinacoteca di Brera. La piccola Fernanda corre tra le braccia del padre che la sta chiamando a se, al fine di mostrargli “Il Compianto di Cristo”, l’opera di lui preferita, facendola ragionare e riflettere sul quel quadro su tela. Proprio mentre racconta al padre ciò che vede in quel dipinto ecco che viene da lei il direttore della Pinacoteca, Ettore Modigliani, che gli porge dei complimenti per la dedizione all’arte. Un incontro fondamentale per la ragazzina, poiché dopo quel fugace incontro, lei inizierà a nutrire una passione maggiore per l’arte, desiderando un giorno di diventare direttrice del museo. La pellicola televisiva poi procede per tappe narrative, soprattutto nel primo atto dove abbiamo numerosi salti temporali che vanno a mostrarci elementi salienti per la struttura narrativa fondamentali per erigere le basi drammaturgiche e per costruire tridimensionalmente il personaggio di Fernanda. Tramite alcune breve sequenze, veniamo a conoscenza della morte prematura del padre, dalla perdita del fratello diciasettenne per una malattia e del suo percorso di studi fino al raggiungimento di un ruolo come operaia dentro alla Pinacoteca di Brera fino al raggiungimento del ruolo di direttrice del museo. Il tutto risulta funzionare abbastanza bene a livello di struttura drammaturgica e di ritmo narrativo, anche se alla fine il racconto non entra mai nel dettaglio degli eventi, sia riguardo agli eventi della guerra, che scopriamo tramite alcuni annunci di giornale, o riguardo ad alcuni fatti salienti per Fernanda. Un esempio di ciò può essere visibile nel momento in cui la Wittgens assume il ruolo di direttrice della Pinacoteca. Noi veniamo a conoscenza che Modigliani viene cacciato in quanto non iscritto al partito e come ebreo dal ruolo di direttore del museo, al suo posto la carica viene data a Fernanda, ma non sappiamo alcuni elementi su di lei: lei era iscritta al partito fascista? Come mai lo Stato Italiano ha accettato la sua nomina? Elementi che non trovano risposta dentro la pellicola.

Il primo atto imposta bene la struttura narrativa, dandoci una connotazione emotiva della protagonista di cui la vita viene ampiamente romanzata. Nel film veniamo a conoscenza del suo affetto paterno, figura che l’ha avvicinata all’arte, inoltre la storia viene narrata seguendo, in parte, il rapporto che la donna ha con il “Il Compianto di Cristo” e con quel museo, elementi che le ricordano in maniera importante proprio suo babbo. Il museo dunque per lei non assume solo un ruolo oggettistico ma spirituale, riconducendola alla propria famiglia e a un legame di sangue. Il primo atto, inoltre, mette le fondamenta per instaurare una sottotrama alla vicenda, ovvero una tematica riguardo alla bellezza dell’arte come elemento per salvare l’umanità dalla bruttura del mondo, quest’argomento prende maggiormente piede nel secondo atto con il dialogo tra Fernanda e l’operaio Giovanni, un uomo apparentemente ignorante e non istruito che non apprezza, inizialmente, l’arte pittorica, che non riesce a comprendere emotivamente. L’elemento importante del conflitto mondiale, pur essendo presente fin dall’inizio, compare sullo schermo dopo trenta minuti, entrando nel vivo solo dopo ben quarantaquattro minuti della pellicola, dimostrandosi importante essenzialmente nella seconda metà del film.

A livello tecnico il lungometraggio funziona abbastanza bene risultando un valido prodotto televisivo per farci conoscere un personaggio storico come Fernanda, abbastanza sconosciuto nel panorama italiano. Matilde Gioli riesce a donare, seppur con dei limiti di dialoghi tipici delle fiction, un ritratto autentico di una donna dal carattere forte che riesce a mettere dinanzi al benessere personale quello degli altri. La pellicola rimarca in maniera importante come Fernanda, ben sapendo dei pericoli che le sue azioni poteva causare alla sua famiglia e a lei, continui nella sua opera di bontà al servizio degli altri e dell’arte. Purtroppo il film tv ricade in effetti speciali alquanto negativi, come le bombe nella scena iniziale alquanto finte nelle loro esplosioni o alcune ricostruzioni scenografiche in cui si vede che il panorama dietro al personaggio è finto, ovvero una tela dipinta, evento che nel 2023 non si dovrebbe verificare, anche dopo il budget può essere basso e insoddisfacente.

Cara mamma, sempre ti ho detto che io davo alla famiglia quanto potevo, ma mai avrei sacrificato a essa il mio pensiero e i miei ideali. Non si può e non sarebbe giusto tradire se stessi neppure per gli affetti più cari.

Fernanda Wittgens, lettera alla madre dal carcere di San Vittore Milano, ottobre 1944

Chi era Fernanda Wittgens?

Fernanda Wittgens è stata la prima direttrice della Pinacoteca di Brera e tra le prime donne in Italia e in Europa a ricoprire un ruolo così prestigioso. Fin da bambina, trascorreva le domeniche visitando i musei nella Milano di inizio Novecento in compagnia del padre Adolfo. Nel 1928, l’incontro con Ettore Modigliani, storico direttore della Pinacoteca di Brera, le consente di coronare il suo sogno e di entrare alla Pinacoteca come “operaia avventizia”. La giovane donna dimostra di saper e voler fare molto di più di quel che le spetterebbe e, quando Ettore Modigliani viene sollevato da ogni incarico in quanto antifascista, lei prende il suo posto, diventando la prima donna a ricoprire un ruolo così importante nella Pinacoteca. Pochi anni dopo l’Italia entra in guerra e salvaguardare le opere della galleria dai bombardamenti diventa un imperativo: nel giugno del 1940, Fernanda partecipa al primo trasferimento di alcune delle opere ospitate in Pinacoteca. E non solo le opere troveranno una via di fuga: Fernanda s’impegna in qualcosa di ancora più rischioso. All’oscuro anche della sua famiglia, contribuisce a far espatriare in Svizzera centinaia di ebrei destinati al campo di concentramento. Ma è proprio da un giovane collaborazionista che viene tradita e arrestata insieme alle sue amiche e collaboratrici. Fernanda viene condannata a quattro anni di carcere, poi ridotto a uno, ma la guerra è finalmente agli sgoccioli.

Fotogramma di Fernanda (2023) - Film Tv Rai
Fotogramma di Fernanda (2023) – Film Tv Rai

In conclusione

Fernanda rientra nel genere fiction rai con i limiti di sceneggiatura che gran parte di questi prodotti possiedono soprattutto nei dialoghi, dove i personaggi parlano con frasi più da romanzo che da vita reale. Inoltre ci sono delle disattenzioni tecniche lato effetti speciali, che se riescono a ricreare in green screen il dipinto de “L’ultima cena”, alcuni frammenti del film hanno degli effetti speciali e una scenografia alquanto scadente. Ciò che funziona è la struttura della storia e l’essere andati a romanzare i fatti dove necessitavano creando una storia, che grazie a un solido ritmo, funziona e tiene alta l’attenzione del pubblico, anche grazie a una regia solida e interpretazioni riuscite.

Per fare un film su Fernanda Wittgens, però, non bastavano le informazioni, anche se dettagliate, che abbiamo sulla sua vita, soprattutto degli anni più bui della Pinacoteca minacciata dai bombardamenti; occorreva anche, adattare con originalità e con un pizzico d’immaginazione tutta la vicenda. Ed è in questa chiave che oggi, in un’epoca altrettanto buia e drammatica come quella che stiamo vivendo, abbiamo voluto riportare fra noi Fernanda. Perché è proprio del suo esempio che tutti abbiamo oggi, un estremo bisogno.

Maurizio Zaccaro

Note positive

  • Regia
  • Montaggio
  • Interpretazione di Matilde Gioli, in grado di tenere su di se l’intero film

Note negative

  • Effetti speciali
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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