Giulia (2021): il disagio di stare con gli altri

Giulia (2021): il disagio di stare con gli altri 1

Giulia

Titolo originale: Giulia

Anno: 2021

Paese: Italia

Genere: Drammatico

Produzione: Fare Cinema

Distribuzione:

Durata: 109 minuti

Regia: Ciro De Caro

Sceneggiatura: Ciro De Caro, Rosa Palasciano

Fotografia: Manuele Mandolesi

Montaggio: Jacopo Reale

Musiche:

Attori: Rosa Palasciano, Valerio Di Benedetto, Fabrizio Ciavoni, Cristian Di Sante

Giulia è un film del 2021, diretto da Ciro De Caro. Dopo i suoi primi lungometraggi Spaghetti story, che ha riscosso un inaspettato successo, e Acqua di Marzo, questa è la sua terza pellicola. E’ stata presentata alla 78a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nelle Giornate degli Autori.

Trama di Giulia

Giulia, divisa tra la voglia di libertà e il desiderio di essere amata, vaga per la deserta capitale romana in una torrida estate. Dopo essere rimasta senza dimora, si ritrova sola in mezzo alla strada, alla ricerca di un posto nel mondo.

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Scena di Giulia

Recensione di Giulia

La maggior parte dei film figli del cinema contemporaneo hanno spesso delle caratteristiche in comune, che sino a qualche decennio fa era raro esplorare in una pellicola cinematografica: l’indagine dei personaggi protagonisti alla ricerca di qualcosa di ignoto (a loro stessi come allo spettatore) nel mondo, in cui la macchina da presa li segue nel loro vagare senza meta. Si tratta di un cinema dal ritmo lento, a tratti sospeso nel vuoto e nell’incertezza, metafora della condizione dell’essere umano nella nostra epoca, alla costante ricerca di sé stesso, in un mondo dominato dal caos. Nulla è più certo in un universo ricco di stimoli, che stordisce e abbandona: il cinema riflette questo stato d’essere. Giulia, il terzo film di Ciro De Caro, sembra compiere questa operazione, aderendo al modus operandi del cinema attuale.

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Rosa Palasciano in Giulia

La protagonista è una ragazza senza meta che, in seguito alla rottura con il suo fidanzato, si ritrova sola, vagando nella deserta capitale, alla ricerca di un posto in cui vivere, nella speranza di ritrovare, o forse trovare per la prima volta, sé stessa. Quella che vediamo è la rappresentazione della più totale incertezza, in cui tutti noi possiamo trovare delle similitudini con il nostro vissuto; il periodo post quarantena. E’ molto interessante, a tratti inquietante, vedere per le prime volte sullo schermo la narrazione della nostra attuale realtà, stravolta dal virus. Il momento narrato è quello della ripartenza, in cui si ci accinge ad affrontare una nuova realtà, qui la protagonista affronta parecchie difficoltà. Giulia rimane aggrappata all’idea di una vita ormai defunta, nella sua incapacità di interagire con gli altri e di comprendere i suoi reali bisogni. L’incomunicabilità è un altro aspetto indagato nel film; la protagonista fatica a esprimere le sue frustrazioni, a comunicare con gli altri il suo malessere, e questo si riflette in quei pochi dialoghi che costellano la narrazione, spesso spezzati e interrotti. L’incomunicabilità caratterizza tutti i personaggi presenti nel film, schiavi di loro stessi e del timore di aprirsi davvero all’altro. Giulia però, è colei che più è prigioniera del suo disagio, del suo essere una eterna bambina incapace di crescere e relazionarsi con gli altri, forse vittima di un trauma derivato probabilmente dal suo desiderio insoddisfatto di diventare madre. Giocattoli, in generale oggetti tipici dell’infanzia, la inseguono come lei insegue loro. La vediamo giocare con essi, scrutarli pensierosa; alla fine però qualcuno gli chiederà di privarsene, e questo sarà metafora di un piccolo momento di svolta.

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Rosa Palasciano in Giulia

Di Giulia sappiamo molto poco, se non il suo presente (anche questo è tipico del cinema contemporaneo). In questo caso però, sarebbe stato necessario e utile alla narrazione una maggiore indagine rispetto al passato della protagonista, per far sì che lo spettatore potesse entrare maggiormente in relazione con lei. Questo lo si può considerare uno dei punti deboli della pellicola.

Ciò che è chiaro allo spettatore è il disagio che Giulia prova nello stare con gli altri, e nell’instaurare un rapporto sincero; alla fine l’unico ed autentico contatto emotivo che proverà sarà rivolto ad un animale, un cavallo che lei incontra durante il suo vagare. Ella gli apre il recinto, lo libera dalle catene, e da questo momento anche lei inizierà ad aprirsi completamente alla libertà.

Capirà che per crescere e trovare sé stessa dovrà abbracciare l’idea della solitudine, unica soluzione per imparare a conoscersi, comunicare con il proprio io e, solo in seguito, con gli altri esseri umani.

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Scena di Giulia

Alla fine rimane il rumore del mare, così maestoso, che spaventa e consola, e che la avvolge; qui il finale resta aperto, lasciando il pubblico abbandonato anch’egli nell’incertezza del futuro di questa stravagante protagonista.

Giulia è sicuramente un film interessante per il suo indagare la condizione dell’essere umano lontano dalle convenzioni, e che trova il suo volto rappresentativo in una protagonista femminile lontana dagli schemi convenzionali del cinema italiano.

Note positive

  • Interpretazioni convincenti
  • Protagonista interessante
  • Trama ricca di spunti di riflessione

Note negative

  • Scarso approfondimento del passato della protagonista
  • Scarso approfondimento psicologico di alcuni personaggi

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