Hellraiser-Pinhead

Hellraiser (1987): Un viaggio nell’Inferno barkeriano

Locandina Hellraiser

Hellraiser

Titolo originale: Hellraiser

Anno: 1987

Paese: Regno Unito

Genere: Horror, thriller, fantastico

Produzione: New World Pictures

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 1hr e 34 min (94 min)

Regia: Clive Barker

Sceneggiatura: Clive Barker

Fotografia: Robin Vidgeon

Montaggio: Richard Marden

Musiche: Cristopher Young

Attori: Doug Bradley, Grace Kirby, Nicholas Vince, Simon Bamford, Ashley Laurence, Andrew Robinson, Clare Higgins, Sean Chapman, Oliver Smith, Robert Hines

Trailer italiano del film

Trama di Hellraiser

Tratto dal romanzo horror “Schiavi dell’inferno” (anch’esso di Clive Barker), “Hellraiser” narra di una coppia di coniugi che, trasferendosi in una villetta abbandonata ormai da anni, viene a contatto con una realtà terrificante. Julia, la seconda moglie di Larry, intrattenne di fatto una relazione extraconiugale al limite del morboso con il fratello di suo marito, in quella stessa casa. Ciò che fa scatenare il tutto, suo malgrado, è proprio Larry che, ferendosi, fa sì che suo fratello “riemerga” letteralmente dalle fondamenta della casa, in uno stato a dir poco grottesco. La sua spaventosa condizione è legata ad un misterioso cubo, la cosiddetta “Scatola di Lemarchand“, ed ai terribili segreti che vi si celano all’interno.

Hellraiser- Cubo di Lemarchand
La misteriosa Scatola di Lemarchand

Recensione di Hellraiser

Clive Barker riesce nel non semplice compito di trasporre dalla sua stessa opera letteraria un film allucinante, assolutamente fuori di testa, nella sua estetica eccessiva ed originalissima, ma comunque aderente al racconto. Primo capitolo di una lunga saga, “Hellraiser” mette in chiaro le sue intenzioni già nell’incipit, in cui vediamo Frank alle prese con l’enigmatica Scatola; lo strano ed inquietante rito in cui l’uomo è coinvolto presto degenera, con degli uncini che trafiggono e dilaniano l’uomo, non consapevole di cosa stesse realmente facendo. La pellicola segue quasi pedissequamente la narrazione del libro, eccezion fatta per alcune aggiunte, fra cui l’amico di Kirsty (la figlia di Larry, avuta con la prima moglie).

La regia di Barker è inaspettatamente ottima (anche tenendo conto all’esiguo budget di cui la produzione disponeva al tempo delle riprese); la casa in cui si svolgono le vicende dà già dal primo momento l’impressione di nascondere qualcosa, come se al suo interno ci si sentisse, di fatto, osservati da un occhio invisibile. I movimenti di macchina sono tutto sommato semplici, non si cerca mai il virtuosismo tecnico da quel punto di vista: la cinepresa si limita a seguire asetticamente i membri della famiglia, nei loro contrastanti rapporti di amore e odio. Ciò che però salta all’occhio, e rende questo film meno appetibile ai più deboli di stomaco sono gli effetti speciali, incredibilmente realistici e crudi. E poi ci sono i Cenobiti.

Hellraiser- Cenobiti

Già, proprio loro, creature infernali dilaniate esse stesse dai “piaceri” della Scatola. Grotteschi e bizzarri, parliamo di veri e propri Demoni, che raggiungono la realtà proprio grazie alla suddetta Scatola. Quando sono in scena, il film acquisisce un’atmosfera unica, mistica e raccapricciante allo stesso tempo. Una sorta di repulsione mista a fascinazione, difficile da descrivere a parole, ma che rende perfettamente le intenzioni dell’opera originale. Non posso non citare il Cenobita simbolo dell’intera saga, entrato di diritto nella cultura popolare, ossia Pinhead: quest’ultimo, interpretato da Doug Bradley, ha una presenza scenica davvero pazzesca, sebbene appaia in pochi momenti e per un lasso di tempo ridotto.

Che altro dire, a proposito di “Hellraiser”: un cult intramontabile, oltre che un capolavoro del cinema horror che non dovrebbe assolutamente mancarvi e che vi intratterrà per tutta la sua durata… Garantito!

Cliva Barker e Pinhead
Clive Barker e la sua creazione, Pinhead

Note positive

  • Regia mai sopra le righe
  • Effetti speciali realistici e crudi
  • Ritmo coinvolgente

Note negative

  • I pochi elementi in più non aggiungono nulla di sostanziale all’opera letteraria

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