Il frutto della tarda estate (2022): una giornata tra sogni e realtà

Recensione, trama e cast del film tunisino Il frutto della tarda estate (2022) per la regia di Erige Shiri e dal 23 marzo 2023 al cinema.
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Locandina de Il frutto della tarda estate

Il frutto della tarda estate

Titolo originale: Taht alshajra

Anno: 2022

Nazione: Tunisia, Svizzera, Francia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Henia Production, Maneki Films, Akka Films, In Good Company

Distribuzione italiana: Trent Film

Durata: 92 min

Regia: Erige Sehiri

Sceneggiatura: Erige Sehiri, Ghalya Lacroix, Peggy Hamann

Fotografia: Frida Marzouk

Montaggio: Ghalya Lacroix , Hafedh Laaridhi, Malek Kamounn

Musiche: Amin Bouhafa

Attori: Fide Fdhili, Feten Fdhili, Ameni Fdhili, Samar Sifi, Leila Ouhebi, Hneya Ben Elhedi Sbahi, Gaith Mendassi, Abdelhak Mrabti, Fedi Ben Achour, iras Amri

Trailer italiano de Il frutto della tarda estate

Proiettato come film d’apertura della 32° edizione del FESCAAAL (Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina) il 19 marzo 2023, presso il Cinema Fondazione Prada a Milano, Il frutto della tarda estate è stato presentato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2022 e successivamente al 45° Festival di Toronto nella sezione Contemporary World Cinema e al Palm Springs International Film Festival 2023, venendo premiato al workshop Final Cut in Venice alla 78° edizione della Mostra del Cinema di Venezia e venendo selezionato dalla Tunisia agli Oscar 2023 come Miglior Film Internazionale. La regista franco – tunisina è Erige Sehiri che realizza, con questa pellicola, la sua prima opera di finzione dopo vari lavori documentaristici come “Railway Men”, rimasto sei settimane nelle sale tunisine.

Trama de Il frutto della tarda estate

L’estate sta per terminare. Un gruppo di ragazze, ragazzi, uomini e donne si ritrovano sul ciglio della strada per farci caricare dal loro padrone, che li condurrà a lavorare in un frutteto a raccogliere i fichi. Durante questa giornata di lavoro, sotto un caldo cocente, le ragazze discutono tra loro, flirtano, si prendono in giro, discutono di amore, di uomini e litigano tra di loro, il tutto sotto lo sguardo severo e tradizionalista dei lavoratori più anziani, soprattutto quelli degli uomini. Il frutteto si trasforma, così, in un teatro di emozioni, un luogo dove transitano i sogni e le speranze di una generazione più libera, sogni però che si scontrano con la realtà, a tratti brutale, ancorata alle tradizioni.

Fotogramma de Il frutto della tarda estate (2022)
Fotogramma de Il frutto della tarda estate (2022)

Recensione de Il frutto della tarda estate

La mano documentaristica di Erige Sehiri è tangibile e onnipresente ne Il frutto della tarda estate, un lungometraggio che possiede in sé una forte componente del cinema del reale. La Sehiri non eccede negli elementi narrativi e visivi ma compie una pratica di sottrazione degli elementi per donare al pubblico una storia asciutta e priva di costruzioni arzigogolate sia fotografiche sia registiche, al fine di concentrarsi esclusivamente sull’ambiente circostante, sul suono della vita e del lavoro nel frutteto e sulle vicende dei personaggi, ove la musica extradiegetica non entra mai in scena, difatti le uniche canzoni udibili provengono dal canto libero dei lavoratori del frutteto. La mano documentaristica della cineasta è presente anche lato recitazione e scelte attoriali, dove nessun componente del cast proviene da un lavoro pregresso cinematografico, una decisione fortemente voluta dalla Sehiri che voleva rimarcare una forte vicinanza al territorio e alla cultura che andava a trattare.

Volevo lavorare con persone di questa regione, che parlano il particolare dialetto di questo originario villaggio berbero. Non si sente spesso questo accento nel cinema tunisino o più in generale nella lingua araba, che infatti lo irride, perché potrebbe sembrare privo di finezza. Quindi ho pensato che questo fosse un modo per rendere omaggio a queste persone e dar loro finalmente voce.

Erige Sehiri

Il punto di maggior forza della pellicola, nonostante la scelta di attori non professionisti, è la recitazione e la scrittura di dialoghi asciutti e realistici, che ci introducono entro un mondo di chiacchiere giovanili di amore e speranze per il futuro. Interessante però denotare come ogni singolo dialogo non sia stato scritto o preparato in precedenza nella sceneggiatura, ma che tutto è nato sul momento, come ha dichiarato la regista

Non ho mai dato loro dialoghi scritti. A loro sono state semplicemente fornite le traiettorie dei loro personaggi e le varie relazioni che hanno avuto tra loro durante il giorno, così come ciò che era previsto per ogni scena e come era strutturata. Poi hanno improvvisato con tutto questo e ho riscritto di conseguenza. Hanno usato le loro stesse parole, il loro modo di parlare, parlando con l’accento che conosco così bene, perché è così che parla mio padre. A volte sceglievano un’interpretazione che facesse un po’ colpo e poi cercavo di attenuarla.

Erige Sehiri

Tradizione e femminismo

La regista e produttrice franco-tunisina dirige una storia immersa nella luce calda dell’estate che parla di solidarietà femminile, di sentimenti adolescenziali, di resistenza contro la tradizione patriarcale e di conflitto generazionale, ambientata in un suggestivo frutteto tunisino dove un gruppo di donne e uomini, di varia età, si dedica alla raccolta di fichi al termine della stagione estiva. Durante la giornata il frutteto si trasforma in un teatro di vite e di emozioni, un luogo dove transitano i sogni e le speranze di una generazione moderna e più libera, che vuole fuggire dalle catene delle tradizioni, a cui la precedente generazione è ancorata. Il frutto della tarda estate è una pellicola in cui ogni stereotipo della donna velata viene rovesciata da un’ottica moderna prettamente aderente alla realtà, anche grazie alla scelta di attori e attrici non professionisti che raccontano sullo schermo pezzi di storie personali. Vediamo i nostri giovani personaggi, studenti di diciassette anni o giù di lì, trascorrere le loro giornate a faticare nel frutteto ma la pellicola non ci concentra solo sulla bruttura della società e della costrizione fisica della loro mansione ma trasforma il lavoro estivo nei campi in un’occasione per ritrovarsi e raggiungere insieme un sogno di libertà.  La cineasta crea visivamente e narrativamente una stonatura efficace: abbiamo la tradizione con i veli, le regole sociali di una società tradizionalista come quella tunisina ma accanto a questo mondo fa la sua comparsa il nuovo mondo, quello di una generazione connessa con il mondo con gli smartphone scambiandosi discorsi legati al mondo dei social network come WhatsApp e Instagram, luoghi che vanno contro tutte le regole sociali tradizionaliste della società tunisina, che vuole vedere (quando vuole) le femmine come entità caste e rivolte solo al benessere del maschio. Interessanti anche i dialoghi riguardo allo studio, mostrando come le donne della Tunisia abbiano compreso l’importanza della formazione per rompere quelle catene che li hanno sempre condizionate fino ad allora.

Fotogramma de Il frutto della tarda estate
Fotogramma de Il frutto della tarda estate

In conclusione

Un film efficace che intrattiene e che ci porta a riflettere sul mondo e sul progresso culturale che molte culture stanno attuando, seppur troppo lentamente. La regia è efficace raccontandoci questo spaccato di vite con un tono realistico che dona potenza d’espressione al lungometraggio.

Note positive

  • Interpretazioni
  • Regia
  • Ritmo

Note negative

  • /
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 929

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