Intruder (2020): un thriller familiare al Korea Film Festival 2021

Intruder 2020 locandina film

Intruder

Titolo originale: Chimipja

Anno: 2020

Paese: Corea del Sud

Genere: Thriller

Produzione: BA Entertainment

Durata: 102 minuti

Regia: Sohn Won-pyung

Sceneggiatura: Sohn Won-pyung

Musiche: Kim Tae-hoon

Attori: Song Ji-Hyo, Mu-Yeol Kim, Hee-Jung So

Trailer del film Intruder

Trama di Intruder

Un architetto di successo, Seo-jin (Kim Mu-yeol), soffre di gravi attacchi di panico dopo aver assistito, sei mesi prima, alla morte dalla moglie, investita, sotto i suoi occhi, da un pirata della strada ancora ignoto e su cui la polizia non riesce a scoprire nulla. Per superare questo trauma si reca da uno psicologo dove si sottopone a delle sedute d’ipnoterapia. Proprio qui riemerge una delle sue ferite interiori più profonde: la scomparsa della sorellina venticinque anni prima.

A causa di questo periodo di profonda crisi, l’uomo decide di ritornare a vivere con i suoi vecchi genitori insieme alla figlia Ye-na, che non sa ancora della morte della madre ma crede che questa sia andata via per un breve periodo. La normalità della famiglia viene scossa quando Seo-jin riceve una chiamata sorprendente: la sorella minore Yu-jin (Song Ji-hyo) è stata identificata. La giovane, che non ha nessun ricordo del suo passato pre – rapimento, si introduce rapidamente entro le mura domestiche della casa, iniziando ad apportare delle strane e misteriose modifiche alla vita dei due anziani e della piccola Ye-na. Solo Seo-jin inizierà a notare qualcosa di strano nell’atteggiamento della “probabile” sorella, conducendolo entro un instabilità mentale e paranoia.

Intruder recensione film
Frame del film coreano

Recensione di Intruder

Primo film diretto e sceneggiato dalla romanziera coreana, Sohn Won-pyung, “Intruder” si dimostra un sofisticato thriller borghese che parte da un incipit alquanto interessante e sconvolgente che si sofferma e ruota intorno ad un unico enigma drammaturgico: Chi è questa Yu-jin? Lei è veramente chi dice di essere? Il tutto viene esplorato nelle sue mille sfaccettature psicologiche andando a mostrare intelligentemente tematiche come il lutto familiare e il trauma che ne consegue, ma anche il senso di religione, la forza della speranza e dell’accettazione del ritrovamento come bisogno interiore, ben mostrato attraverso la divergente reazione al ritorno della bambina scomparsa da parte dei genitori e del fratello. Proprio quest’ultimo rimane fin dall’inizio diffidente verso quella donna, che gli appare fin troppo strana andando perfino a dubitare sulla veridicità dell’identità della giovane, nonostante la presenza di un esame del DNA che attesti un effettivo legame di sangue. I genitori inversamente accolgono ad occhi chiusi quella donna che, anche se fosse realmente la loro figlia perduta venticinque anni prima, rimane per loro una sconosciuta di cui non sanno realmente nulla, nonostante ciò la amano e gli dimostrano un affetto enorme, affetto che non dimostrano minimamente al loro figlio. Questi due personaggi dei genitori dimostrano come per loro non conti tanto la verità ma tanto credere che la loro figlia sia ritornata e non vogliono nemmeno prendere in considerazione che quello che gli sta capitando sia una truffa e che forse questa Yu-Jin nasconda qualcosa. I due coniugi pur di nutrire la loro speranza e trovare un sollievo interiore accettano ad occhi chiusi la donna tra loro e proprio questa loro ricerca d’amore li condurrà dentro un vortice da cui solo il figlio maltrattato potrà salvarli.

Fotogramma del film coreano Intruder (2020)
I protagonisti di Intruder

Se Intruder si dimostra un film interessante nella costruzione dei personaggi risulta sotto vari aspetti una pellicola alquanto banale, tanto che lo spettatore sa fin dall’inizio che quella donna nasconde qualcosa e che non è realmente chi dice di essere (almeno lei non pensa di essere la vera sorella) e contemporaneamente crediamo senza ombra di dubbio che quell’incidente avvenuto sei mesi prima alla moglie di Seo-jin sia collegato in qualche modo al ritorno della sorella scomparsa, anche la madre dell’uomo lo pensa tanto che asserisce che “una della famiglia se ne è andata per permettere ad un altra di farne ritorno”. Se escludiamo qualche colpo di scena finale e la scoperta del movente, questo thriller domestico ci appare fin troppo scontato drammaturgicamente e con una parte finale che mostra alcuni piccoli errori di coerenza narrativa riguardo il personaggio di Seo-jin che se a tratti appare completamente drogato in altre scene sembra essere in perfetta forma fisica, il tutto senza una reale coerenza storica. Il problema reale della pellicola sta proprio nello sviluppo del personaggio di Seo-jin che è vittima di trauma psicologico profondo e proprio per questo motivo si poteva dare più spazio alle sue allucinazioni per confondere maggiormente le acque in un lungometraggio dove l’intento dei personaggi è fin troppo chiaro dall’inizio alla fine.

Onestamente va anche detto che la pellicola si poggia su una buona tecnica cinematografica in grado di donare pathos e ritmo per tutta la durata della storia sia grazie alla regia che al montaggio ben realizzati, sia grazie a due interpretazioni magistrali come quella di Kim Mu-yeol, nel ruolo del protagonista, e quello della maligna Song Ji-hyo. Dunque in conclusione la visione del lungometraggio può essere interessante se amate il thriller familiare a tinte domestiche, ma vi avviso che la storia non risulta propriamente originale.

Note positive

  • Tematiche
  • Ritmo

Note negative

  • Fin troppo banale

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