La sirenetta (2023): il nuovo musical sottomarino Disney

Trailer e Clip de La Sirenetta

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dopo i vari scatti trapelati durante la produzione in Sardegna, i vari teaser, trailer, poster e le diverse clip rilasciate nel corso degli anni, dal 24 maggio è finalmente nelle sale italiane il nuovo live action Disney, La sirenetta. La casa di Topolino ha affidato l’arduo compito di realizzare il musical ambientato negli abissi a Rob Marshall, già habitué sia del genere che dietro la macchina da presa per i film Disney; il regista ha infatti diretto Into the Woods (2014) e Mary Poppins Returns (Il ritorno di Mary Poppins, 2018). Il cast del film è composto dalla cantautrice e attrice Halle Bailey nei panni della famosa sirena Ariel, Melissa McCarthy che interpreta la perfida Ursula, Jonah Hauer-King veste i panni del prince Eric, Javier Bardem è il re Tritone e infine Jacob Tremblay, Awkwafina e Daveed Diggs danno rispettivamente le voci al pesciolino Flounder, al gabbiano Scuttle e al granchio Sebastian.

Trama de La sirenetta

Il film è il remake del famoso classico Disney La sirenetta del 1989, a sua volta basato sul celebre racconto di Hans Christian Andersen. La storia racconta della giovane e ribelle Ariel, sirena figlia di re Tritone il sovrano di Atlantica e dei sette mari, che desidera scoprire di più sul mondo al di là del mare e, mentre esplora la superficie, si innamora dell’affascinante principe Eric. Alle sirene è vietato interagire con gli umani, ma Ariel vuole seguire il suo cuore e allora decide di stringere un patto con strega del mare, Ursula, che le offre la possibilità di andare sulla terraferma, mettendo però in pericolo la sua vita e la corona di suo padre.

Fotogramma de La Sirenetta (2023)
Fotogramma de La Sirenetta (2023)

Recensione de La sirenetta

Al contrario delle aspettative create dal materiale promozionale, il film risulta una piacevole sorpresa specialmente riguardo la computer grafica. Gli animali, gli abissi e i loro abitanti risultano credibili, messi in scena in modo che non si venga a creare quella forte sensazione di green screen che spezza la sospensione dell’incredulità che ultimamente affligge i film Disney e Marvel, o per lo meno non avviene sempre in questo film. Tuttavia, questo è riuscito anche grazie ad una scelta ben precisa, ovvero quella di realizzare una fotografia sempre molto scura. Per l’appunto, il film contiene solamente due o tre sequenze veramente luminose, tra cui la scena musicale de In fondo al mar e quando Ariel esplora il mondo umano con il principe. Questa decisione è, probabilmente, stata presa per mascherare i limiti della CGI in un film quasi interamente ambientato sott’acqua, con animali e sirene creati in digitale che in alcuni momenti risulta evidente come gli attori e attrici si trovino in un teatro di posa. È un peccato anche che ogni tanto nel film spariscono dettagli che caratterizzano il movimento sott’acqua come le bolle, il che rende il mondo sullo schermo un po’ piatto. Certo, una cosa è vera: quando si vedono gli animali creati al computer come ne The Lion King (Il re leone, Jon Favreau, 2019)che sembrano simulare un documentario di National Geographic, le immagini sono davvero appaganti.

La regia di Marshall è sinuosa e vorticosa come i movimenti di Ariel sott’acqua, per poi diventare più statica quando mostra le sequenze sulla terraferma quasi a voler rafforzare le difficoltà della sirenetta nel suo nuovo corpo. La colonna sonora è coinvolgente e contribuisce ad esaltare le scene, le location degli esterni sono belle, anche se forse potevano essere valorizzate un po’ di più, mentre i costumi sono alquanto deludenti.

Su cosa ci si potrebbe concentrare parlando di questa versione de La sirenetta? Sul fatto che è l’ennesimo remake dal vivo e che il film d’animazione e la storia erano già perfetti? Si, ma sarebbe riduttivo e scontato. Su come abbiano cambiato l’iconico character design di Ariel prendendo un’attrice afroamericana che ha suscitato non poche polemiche online? Non è questa la sede. Forse è invece interessante sottolineare i cambiamenti che sono stati apportati al film dell’89, come hanno inciso sulla pellicola del 2023 e di cosa il film si propone di parlare. Tra le varie differenze c’è la durata. Infatti, il film dura 135 minuti, quasi un’ora in più della versione animata, che comunque scorre piacevole senza particolare pesantezza. L’aggiunta alla storia non è una backstory, come ad esempio accadeva ne Beauty and the Beast (La Bella e la bestia, Bill Condon, 2017) che rallentava il ritmo del film, ma viene introdotto il punto di vista di Eric per far vedere al pubblico che lui e Ariel sono uno la controparte dell’altro, si completano a vicenda perché sono uguali e con le stesse ambizioni. Questo però è meno potente di ciò che si vedeva nel film dell’89 perché non c’è più solo l’esclusività del punto di vista femminile che esprimeva un desiderio avventuroso e sessuale nei confronti del principe; parte, quest’ultima, ulteriormente depotenziata grazie ad altri cambiamenti che non verranno esplicati nell’articolo per non incorrere in rivelazioni della trama. Un’altra figura che risulta indebolita è sicuramente quella di Ursula già a partire dalla sua estetica: la villain viene presentata attraverso frammenti del suo corpo fino ad arrivare al viso come una vera diva, ma in quel momento si avverte una sensazione inappagante perché mancano quegli elementi di esagerazione e trasgressione tipici del personaggio basato sulla famosa drag queen Divine che nella versione animata erano molto enfatizzati. La trasgressività e sessualità prorompente di Ursula viene contenuta soprattutto nella canzone Poor Unfortunate Souls, in cui viene eliminata la parte sull’uso del corpo per conquistare gli uomini che non sopportano le donne che parlano. Scelta fatta probabilmente con un fine emancipatorio che, però, risulta fallimentare perché toglie potenza ad una cattiva che usa volutamente in modo sensuale il suo corpo, il quale non rientra negli stardand sociali di bellezza, e che mente spudoratamente per ottenere ciò che vuole. Uno dei punti di forza, invece, è la performance di McCarthy che si vede che si è divertita tanto nel dar vita a questo iconico personaggio.

Ursula in La Sirenetta (2023)
Ursula in La Sirenetta (2023)

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L’ultimo punto interessante è il messaggio che il film vuole lasciare a visione conclusa. La Disney ha deciso di prendere un’attrice afroamericana per interpretare Ariel (si, riciclando un ruolo invece di crearne uno ex novo, ma che comunque ha dato la possibilità di riconoscimento a tante bambine nere) e il pericolo di incorrere in dinamiche colonialiste era forte. Facendo solo riferimento all’iconica scena in cui Ariel si pettina con una forchetta mentre è a tavola, se si fosse ripetuta nello stesso modo ma con una donna nera che non sa parlare (in quanto Ariel non ha più la voce) a tavola con dei bianchi che devono insegnarle come ci si comporta, diciamo che sarebbe stato un bel problema. Ma fortunatamente, da questo punto di vista, il film fa un lavoro molto interessante e positivo. Il film è ambientato, probabilmente, nei Caraibi dato che molti parlano un po’ spagnolo e il cast è ricco di persone di etnie diverse, anche all’interno dello stesso nucleo famigliare dando, inoltre, l’idea di famiglia che non si forma solo con legami di sangue. La presenza di un cast così eterogeneo, che si riflette anche nel mondo marino perfino in legami di parentela tra specie diverse, messo in scena e raccontato senza alcuna gerarchia elimina qualsiasi possibile rappresentazione negativa e rafforza il messaggio finale che mostra l’unione di due mondi diversi che avevano pregiudizi l’uno sull’altro, ma che alla fine riescono a conoscersi e integrarsi grazie ad una coppia mista. Il suddetto messaggio fa sicuramente eco, seppur in modo collatorale, anche alla lettura queer che permea il romanzo di Andersen.

Fotogramma del live action Disney La sirenetta 2023
Fotogramma del live action Disney La sirenetta 2023

In conclusione

Concludendo, nonostante i difetti presenti e il depotenziamento che questo film attua nei confronti di elementi che nella versione animata erano più interessanti, La sirenetta si è rivelato una piacevole sorpresa, godibile e intrattenente che riesce anche a rafforzare il messaggio positivo di una storia eterna. Un film perfetto per tutta la famiglia che punta sull’effetto nostalgia e che senza dubbio farà innamorare i più piccole e le più piccole. Perfino Flounder, dopo le prime agghiaccianti immagini, si è rivelato una sorpresa.

Note positive:

  • La regia
  • Il messaggio del film
  • La CGI…

Note negative:

  • …ma che a volte risulta posticcia
  • I costumi
  • I cambiamenti che depotenziano gli elementi interessanti che aveva il film dell’89

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