Mary e lo spirito di mezzanotte (2023). Quattro generazioni di donne

Recensione, trama e cast del lungometraggio d'animazione italiano Mary e lo spirito di mezzanotte (2023), per la regia di Enzo d'Alò con Matilda De Angelis
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Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Sei anni dopo l’affascinante “Pipì, Pupù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite” (2017), il regista de “La gabbianella e il gatto” (1998) porta sul grande schermo “Mary e lo spirito di mezzanotte“, presentato in anteprima mondiale al Festival internazionale del cinema di Berlino nel 2023, nella sezione Generation K Plus. L’anteprima italiana si è svolta al Lucca Comics & Games il 4 novembre 2023, presso il Cinema Astra, mentre l’uscita ufficiale in Italia è avvenuta il 23 novembre 2023. Il film d’animazione, basato sul romanzo “A Greyhound of a Girl” di Roddy Doyle del 2011, è stato candidato come miglior film d’animazione agli European Film Awards 2023. Nel cast, Maricla Affatato, moglie del regista Enzo D’Alò, e la giovane esordiente Charlotte Infussi interpretano rispettivamente Scarlett e la protagonista Mary O’Hara, mentre per il doppiaggio estero, abbiamo voci di attrici di prim’ordine come Charlene McKenna e Brendan Gleeson. Matilda De Angelis si presta invece alla voce delle canzoni del film, musicate e realizzate dal musicista David Rhodes, già collaboratore del cineasta italiano per la realizzazione de “La gabbianella e il gatto“.

Enzo D’Alò

Matilda ha dato un colore originale alle canzoni ed ha saputo esprimere una forte personalità artistica. E’ un po’ come le nostre protagoniste: determinata e sincera, canta con il cuore e trasmette grande umanità e dolcezza.

Trama di Mary e lo spirito di mezzanotte

In Irlanda vive Mary, una ragazzina di undici anni dal carattere vivace e il sogno di diventare una grande chef. Nonostante la perplessità della madre, poco appassionata di cucina, e della famiglia che sembra non comprenderla del tutto, Mary è determinata a entrare in una prestigiosa scuola di cucina. L’unica a sostenerla è la sua amata “nonnina” Emer (interpretata da Maria Pia Di Meo), con cui ha un legame speciale e profondo. Emer regala a Mary un vecchio libro di ricette di famiglia, appartenuto alla bisnonna della ragazza, e la accompagna al test d’ingresso della scuola di cucina. Purtroppo, nonostante il suo talento artistico nella preparazione dei piatti, Mary non supera la prova a causa della sua eccessiva originalità. Nonostante il fallimento, Emer spinge la nipote a non arrendersi. Tuttavia, un malore improvviso colpisce Emer, costringendo la famiglia a farla ricoverare in ospedale. Qui, i medici rivelano che alla nonna non rimane molto da vivere. Questa notizia getta Mary nella disperazione, situazione aggravata dalla partenza improvvisa della sua migliore amica, che lascia l’Irlanda per sempre. La ragazza si ritrova così privata di certezze e stabilità emotive. In questo momento di turbamento, compare Tansey, una misteriosa ragazza dall’abbigliamento e dal parlato insoliti, che sembra avere una connessione particolare con la nonna. Ma chi è veramente Tansey?

Fotogramma di Mary e lo spirito di mezzanotte
Fotogramma di Mary e lo spirito di mezzanotte

Recensione di Mary e lo spirito di mezzanotte

L’animazione emerge come un potente veicolo per trasmettere grandi valori e tematiche profonde in un contesto fantastico. Enzo D’Alo, con “Mary e lo spirito di mezzanotte“, intreccia una narrazione incentrata su due temi fondamentali. Da un lato, esplora il concetto di perseveranza e la resilienza di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili, come l’aspirazione di Mary a entrare nella scuola per giovani chef. Dall’altro, affronta con sensibilità e tatto il tema della perdita e della morte, argomenti emotivamente complessi, soprattutto per un pubblico giovane che potrebbe aver sperimentato, o che sperimenterà, la scomparsa dei propri nonni o di un caro, lasciando un vuoto significativo nelle loro vite.

Enzo D’Alò affronta il tema della perdita con una delicatezza sorprendente, creando una narrazione che equilibra abilmente realismo, tradizione e un tocco di modernità. Il film fonde il realismo visivo e narrativo, delineando il mondo della cucina, della malattia e dell’ospedale con precisione, il tutto facendolo coesistere con un elemento magico, proveniente dal fantastico. Questo mondo incantato vede il ritorno di uno spirito dei tempi passati sulla terra per aiutare la figlia anziana, Emer, nel suo passaggio, nel modo più sereno e felice possibile, oltre la vita terrena. Al contempo, questo spirito offre un conforto dolce non solo a Mary, ma anche ad altri personaggi, aiutandoli a comprendere la morte e ad accettare la perdita come parte integrante dell’esperienza umana.

La perdita che Mary affronta non si limita alla nonna, coinvolge anche la separazione dalla sua cara amica, costretta a trasferirsi a causa del lavoro del padre. Durante il film, la nostra protagonista si trova ad affrontare diverse sfide personali, sentendosi isolata e poco compresa all’interno della sua famiglia e perdendo tutti quei punti di riferimento della propria fanciullezza. Nonostante il legame simbiotico con la nonna Ember, Mary non riesce a stabilire una connessione con il resto della famiglia, in particolare con la madre Scarlett, che non comprende la passione di Mary per la cucina. Mentre Mary è una sognatrice determinata, Scarlett è molto pragmatica, sperando che la figlia abbandoni i suoi sogni culinari per un lavoro più convenzionale e razionale. Il rapporto distaccato con i fratelli è interessante, mentre la figura del padre risulta marginale nel racconto, mancando di una caratterizzazione tridimensionale che invece è presente, più o meno, nei fratelli, anche se l’attenzione è riposta maggiormente sui personaggi femminili della storia.

La vicenda narrata si svolge a Dublino, un luogo che nel film è presentato come un mix tra modernità e tradizione, soprattutto nell’ambito culinario. L’animazione usa colori vivaci e intensi, contrastanti con la tematica più seria del film, ma questa scelta cromatica dona al film un senso di viaggio fantastico, trasformando Dublino e il quartiere mostrato in un luogo perfetto per intrecciare il passato col presente, mescolando il fantastico con il realismo. La sceneggiatura di “Mary e lo spirito di Mezzanotte” rappresenta un passaggio di conoscenza tra generazioni, evidente nel passaggio del libro di ricette da Emer a Mary, simboleggiando un trasferimento generazionale. Come scritto precedentemente, il film si concentra sulle figure femminili, marginalizzando il ruolo del padre e del maschio nella narrazione. Conosciamo Anastasia, soprannominata Tancey, la madre di Emer, poi c’è Scarlett, figlia di Emer, e infine Mary, discendente di queste donne forti che condividono una passione per la cucina, una tradizione radicata nella storia familiare. Preparando le ricette della bisnonna Anastasia, Mary sembra riportare in vita le tradizioni culinarie delle donne della sua famiglia.

La caratterizzazione di questi quattro personaggi è affascinante, poiché racconta in maniera intrinseca le sfumature dei loro tempi attraverso il look e gli atteggiamenti che li caratterizzano. In particolare, lo spirito di Tansey offre una riflessione sull’evoluzione umana, un ponte tra passato e presente, sollevando questioni attuali come la nostra frenesia costante; una sua frase nel film, “Perché andate sempre così di fretta?“, ci fa riflettere sui cambiamenti della società umana. Anastasia, come Mary, è un personaggio vivace e non convenzionale, con uno stile rétro e un modo goffo ma affettuoso di muoversi, il cui ruolo è far comprendere a Scarlett e a Mary il ciclo della vita con delicatezza. Tuttavia, nell’aspetto generazionale del film, c’è un elemento che può suscitare qualche perplessità: i sogni di Mary, in realtà ricordi di Emer. Nonostante l’efficace animazione in bianco e nero, questa scelta di farli sognare a Mary lascia qualche dubbio, poichè non si comprende bene il motivo, anche se ciò si può in parte sorvolare, trattandosi pur sempre di un film “fantastico”.

Mary O'Hara e Tansey in Mary e lo spirito di mezzanotte
Mary O’Hara e Tansey in Mary e lo spirito di mezzanotte

In conclusione

“Mary e lo Spirito di Mezzanotte” di Enzo D’Alo si distingue per la sua capacità di esplorare temi profondi come la perseveranza, la perdita e il senso di appartenenza, avvolti in una componente fantastica. Il film intreccia abilmente la realtà con elementi magici, offrendo una narrazione equilibrata tra realismo e fantastico.

Note positive:

  • Trattamento sensibile della perdita: Il film affronta il tema della morte e della perdita con dolcezza e tatto, trasmettendo messaggi significativi sul significato della vita e della morte.
  • Caratterizzazione dei personaggi: Le figure femminili della storia sono ben sviluppate e rappresentano una linea di continuità attraverso le generazioni, offrendo una riflessione sui valori familiari.
  • Estetica e ambientazione: La scelta cromatica vivace e l’ambientazione a Dublino contribuiscono a creare un contrasto interessante tra la storia tragica e l’atmosfera fantastica, arricchendo il viaggio emotivo della protagonista.

Note negative:

  • Incoerenze nella rappresentazione dei sogni: L’approccio ai sogni di Mary, che si rivelano essere ricordi di Emer, presenta alcune incongruenze nella trasmissione di questo concetto, nonostante l’ottima realizzazione visiva.
  • Marginale sviluppo del personaggio del padre: Il padre di Mary risulta poco sviluppato all’interno della trama, con un ruolo narrativo marginale che limita la comprensione del suo personaggio all’interno della famiglia.
  • Il titolo del film italiano, risulta più azzeccato quello originale americano.
  • Le canzoni sono poco memorabili
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 922

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