Men (2022), che bello l’horror di Garland!

Men (2022) è un film horror diretto da Alex Garland presentato a Cannes distribuito in Italia da Vértice 360.

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Men (2022) – Jessie Buckley – Photo Credit Kevin Baker – © A24 – Immagine concessa da A24 per uso stampa
Men (2022) – Jessie Buckley – Photo Credit Kevin Baker – © A24 – Immagine concessa da A24 per uso stampa

Men

Titolo originale: Men

Anno: 2022

Nazione: Regno Unito

Genere: Horror, Drammatico

Casa di produzione: A24, DNA Films

Distribuzione italiana: Vértice 360

Durata: 100 minuti

Regia: Alex Garland

Sceneggiatura: Alex Garland

Fotografia: Rob Hardy

Montaggio: Jake Roberts

Musiche: Ben Salisbury, Geoff Barrow

Attori: Jessie Buckley, Rory Kinnear, Paapa Essiedu, Gayle Rankin

Trailer italiano del film Men

Proiettato alla 75° edizione del Festival del cinema di Cannes, Men è la quarta pellicola diretta da Alex Garland, regista britannico agli esordi nel 2012 con il non accreditato Dredd – Il giudice dell’apocalisse in grado di ottenere i favori del pubblico e della critica con i successivi Ex Machina (2015) e Annientamento (2018). Il lungometraggio Horror, uscito nelle sale italiane il 25 agosto 2022, targato A24, vede come interpreti una viscerale Jessie Buckley e un poliedrico Rory Kinnear capace di prestare magistralmente il volto a una moltitudine di personaggi.

Trama di Men

Dopo il tragico suicidio del marito (Paapa Essiedu), Harper Marlowe (Jessie Buckley) decide di ritirarsi nella vasta e silenziosa campagna inglese con l’intenzione di superare il trauma. Il soggiorno in una sfarzosa casa avvolta nella natura verrà presto stravolto dall’incontro con personaggi maschili apparentemente gioviali (Rory Kinnear) e dall’apparizione di forze oscure provenienti dai boschi circostanti. La protagonista sarà così chiamata a sconfiggere i fantasmi del proprio passato per
riuscire a sopravvivere.

Recensione di Men

In un periodo in cui le sale italiane erano sature di pellicole dell’orrore e di trame volte ad approfondire il famigerato body horror, un regista londinese celebre nel panorama fantascientifico decide di dar sfogo a un io solamente abbozzato nelle pellicole di precedente produzione e tesse le fila di un prodotto grottesco e disturbante.

In un incipit che porta la protagonista alla scoperta di paesaggi tetri e profondi, la macchina da presa di Garland pedina con costanza i personaggi e, coadiuvata dall’ottimo lavoro di un montatore candidato all’Oscar per Hell or High Water (2016), mescola campi lunghi e primi piani e alterna inquadrature frontali a una messa in scena che tende a mostrare di spalle il soggetto in campo. Tra elementi paranormali e dettagli inquietanti, la narrazione pone le proprie radici su un impianto quanto più reale e tangibile. Sulla base di un atipico racconto di drammatici fatti di cronaca, la penna di Alex Garland si concentra sulla figura femminile al centro della storia e instaura attorno a essa una denuncia alla misoginia trasposta sullo schermo per sottili allegorie apparentemente d’impossibile comprensione.

Se il corpo del film è impreziosito da un affascinante comparto estetico e da una costruzione quasi impeccabile di una suspense non comune nel cinema contemporaneo, al raggiungimento dell’apice della tensione quel che appare sullo schermo cambia completamente tono e assume una dimensione più stravagante e paradossale. Nell’avvicinarsi al bandolo della matassa, ciò che precedentemente sembrava dettato dal caso assume una propria collocazione e il messaggio di fondo emerge con assoluta chiarezza.

Una sceneggiatura che ha dettato il passo di dialoghi mai banali e di una minuziosa caratterizzazione dei personaggi esagera in un finale intenso ma non privo di difetti. L’impatto visivo funzionale nei primi istanti tende progressivamente a eccedere privandosi di un’imprescindibile spontaneità.

È opportuno ribadire, infine, quanto nel cinema sia importante lasciar parlare le immagini. Per quanto non tutto sia immediatamente decifrabile, con il prosieguo dei minuti l’insegnamento presentato dal cineasta britannico non ammette incomprensioni e, a onore del vero, i dialoghi volti a far chiarezza sulla vicenda appaiono assai superflui e inutilmente didascalici.

In conclusione

Qualche critica nei confronti di un epilogo non impeccabile non toglie valore a una pellicola strabiliante. Men è un horror psicologico passato ingiustamente in sordina capace di affrontare tematiche tristemente note all’opinione pubblica.

Note positive

  • Ottimo livello tecnico
  • Ottimo cast
  • Tratta tematiche importanti e delicate                                                 

Note Negative

  • Finale didascalico ed eccessivamente stravagante
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Matteo Tartarini
Matteo Tartarini

Laureato al DAMS ed appassionato della settima arte dal giorno zero!
Ho deciso di rischiare tutto per rincorrere il sogno di vivere scrivendo di cinema.
Non temo nulla! Cerco di essere in prima fila anche per i film peggiori, sicuro di trarne qualche insegnamento.