Neve alle Azzorre – Prima Stagione (2023). Quando sopraggiunge l’opportunità, iniziano i guai. 

Recensione, trama, cast di Neve alle Azzorre - Prima stagione (2023), la serie portoghese disponibile dal 26 maggio 2023 su Netflix
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Locandina di Neve alle Azzorre (2023)

Neve alle Azzorre

Titolo originale: Rabo de Peixe

Anno: 2023

Paese: Portogallo

Genere: drammatico

Casa di Produzione: Ukbar Filmes

Distribuzione italiana: Netflix

Ideatore: Augusto Fraga

Stagione: 1

Puntate: 7

Regia: Augusto Fraga, Patrícia Sequeira

Sceneggiatura: Hugo Gonçalves, João Tordo

Fotografia: André Szankowski

Montaggio: Marcos Castiel, Pedro Ribeiro

Musica: Pedro Marques

Attori: José Condessa, Helena Caldeira, Rodrigo Tomás, André Leitão, Maria João Bastos, Albano Jerónimo, Afonso Pimentel, Kelly Bailey, Pêpê Rapazote, Francesco Acquaroli, Adriano Carvalho, Marcantonio Del Carlo, Dinarte de Freitas, Salvador Martinha, João Pedro Vaz, Luísa Cruz, Luís Henrique Matos, David Medeiros

Trailer italiano di Neve alle Azzorre

Debutta su Netflix il 26 maggio 2023, in tutti i paesi in cui il servizio è attivo, la prima stagione di Neve alla Azzorre (Rabo de Peixe), serie portoghese drammatica – crime composta da sette episodi diretti da Patrícia Sequeira e che vede nel ruolo di showrunner e produttrice esecutiva Augusto Fraga. Ambientata nell’arcipelago delle Azzorre, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, Neve alla Azzorre è una storia d’amicizia e di avventura, un avventura che sconvolgerà la vita di un gruppo di ragazzi che abitano in un piccolo e remoto paesino delle Azzorre, un luogo in cui sembra non accadere mai niente. Nel ruolo dei protagonisti troviamo: José Condessa, Helena Caldeira, Rodrigo Tomás e André Leitão

Trama di Neve alle Azzorre 

Nel piccolo paese di Rabo de Peixe, una parrocchia civile nel comune di  Ribeira Grande nell’arcipelago portoghese delle Azzorre, non succede mai nulla, finché una tonnellata di cocaina non arriva sulla costa, sconvolgendo la vita dei suoi tranquilli abitanti. Il giovane pescatore Eduardo, orfano di madre, vive insieme al padre malato, sognando, da quando era bambino, di trasferirsi in America, la terra dove tutto è possibile, contrariamente a Rabo de Peixe, in cui la sua vita sembra già segnata. Quando sopraggiunge, dall’oceano, la cocaina, Eduardo vede un opportunità, un segno di Dio, un occasione per cambiare la sua esistenza e quella del proprio padre, che, se non fa a breve una costosa operazione, rischia di diventare completamente cieco. Il ragazzo delle Azzorre, così, decide che è giunto il momento di dare una scossa alla propria esistenza. Solcando le rotte dell’oceano, con la propria barca da pescatore, s’impossessa dei pacchi di cocaina che fluttuano in mare, e, una volta ritornato sulla terra con questo enorme bottino pericoloso, decide d’intraprende un proprio commercio, vedendo, questa sostanza illegale, ai migliori offerenti. In questa avventura, coinvolge i suoi amici d’infanzia Rafael e Carlinhos, oltre alla donna che ama Sílvia, fidanzata però con Rafael. Tuttavia, una tonnellata di cocaina non passa inosservata e i quattro amici dovranno affrontare molte minacce: la polizia, i proprietari della droga, provenienti dalla mafia italiana, e una losca banda locale, capitanata dal boss Arruda, che vuole tutta la droga per sé, al fine di rimarcare il suo ruolo di leader mafioso dell’isola. I nostri protagonisti riusciranno ad avere la meglio?

Fotogramma di Neve alle Azzorre (2023)
Fotogramma di Neve alle Azzorre (2023)

Recensione di Neve alla Azzorre

Rabo de Peixe è un luogo di pescatori, in cui niente accade veramente e tutto sembra muoversi dentro un ciclo incessante di povertà, di preghiera e di noia, in cui proprio la religione e il riunirsi in chiesa, sembrano gli eventi più importanti del luogo. Eduardo non è felice della sua vita, non vuole continuare a vivere in questo luogo dimenticato da Dio e dall’uomo. Da quando è nato si sente in gabbia all’Azzorre, si sente rinchiuso in una vita priva di qualsiasi tipo di speranza e di ottimismo. Se resta lì non avrà un futuro migliore e diverso dal suo attuale presente, fatto di lavoro umile, di difficoltà economiche e di pesca. Da sempre ha un sogno, quello di scappare da questa isola di pescatori per giungere in America, la terra in cui tutto è possibile e in cui può scrivere il proprio destino da zero, ma anche questo suo desiderio è frenato dalle condizioni del padre, un uomo affetto da una malattia agli occhi che lo sta rendendo cieco. Per guarire però basterebbe effettuare un semplice intervento, fin troppo caro per loro. Dunque, quando giunge la droga sull’isola, Eduardo vede la sua opportunità, quella di dare uno scossone alla sua vita. Nella cocaina il giovane vede un presagio positivo per il suo futuro, un modo in cui fare soldi e cambiare per sempre la propria vita, al fine di fuggire da quella condizione miserabile in cui il fato lo ha costretto a stare. Eduardo vuole stravolgere il suo mondo, la sua situazione economica e il commercio di droga gli può permettere di giocare le proprie carte, fino all’ultimo. Ora è lui a scrivere il suo futuro, non gli altri, non Rabo de Peixe, non suo padre. Anche i suoi amici, in questo luogo costiero, si sentono in gabbia come lui, insoddisfatti della loro vita ed esistenza, seppur per motivi diversi. Carlinhos è omosessuale, è innamorato del prete locale ma, sa bene che in un luogo di pescatori ignoranti non potrà mai essere se stesso al cento per cento, non potrà mai vivere una reale storia d’amore. Rafael era un giocatore di calcio con un futuro promettente, avrebbe potuto calcare il campo da calcio come giocatore del Benfica, ma il destino gli è stato avverso e ora si trova costretto a sopravvivere di sotterfugi e di espedienti a Rabo de Peixe per il boss locale Arruda. Rafael è un po’ lo stupido del gruppo, lui non ha necessariamente bisogno di fuggire da questo mondo, ma è colui che si trova invischiato, per amicizia, dentro i piani di Eduardo, venendo attratto dal potere e dai soldi. Infine abbiamo Silvia, una ragazza con dei demoni interiori che non sa quale sia la sua strada, sa solo di non voler vivere per sempre a Rabo de Peixe, di non voler diventare come sua madre e suo padre. Lei è una donna fragile alla ricerca della propria strada, alla ricerca della vera lei interiore.

La serie, muovendosi su un discreto ritmo narrativo, racconta bene le vite dei nostri personaggi, il loro mondo di provenienza, ma la sceneggiatura nel procedere, nel corso delle puntate, si fa sempre più superficiale, tralasciando molti elementi importanti e ricadendo entro un’eccessiva accelerazione degli eventi, in cui tutto sembra avvenire troppo in fretta, ricadendo, così, anche entro alcuni nonsense narrativi. Ad esempio scorgiamo che il gruppo ha creato un business di vendita di spaccio, ma non comprendiamo come lo hanno fatto, in che modo siano stati in grado di avviare una simile attività, coinvolgendo altre persone. Allo stesso tempo non torna tutta la parte riguardo alla loro tossicodipendenza, non possono guarire in un giorno da un abuso costante di droga, ciò non è minimamente credibile e veritiero. Difatti vediamo Silvia diventare tossica e successivamente disintossicarsi con un eccessiva semplicità, senza soffrire, senza nessun tipo di difficoltà. Stesso discorso per Carlinhos, che ha una dipendenza di droga, che però svanisce da una puntata all’altra, di punto in bianco. Carlinhos, come Silvia, smette di drogarsi facilmente e senza nessun tipo di problema, a quanto pare. Il problema della serie è proprio in questa sua superficialità narrativa, in cui tutto avviene fin troppo rapidamente senza dare alla storia il giusto tempo di svolgersi come meriterebbe, entro questa dinamica i personaggi non hanno il tempo di evolversi come dovrebbero ma saltano da una situazione all’altro senza mostrare qualsiasi tipo di conseguenze interiore, come se tutto per loro fosse un gioco, mortale ma sempre un gioco. Stesso discorso vale per la polizia, dove la detective del caso viene sviluppata solo in parte, e i boss mafiosi italiani, che avrebbero meritato un maggior approfondimento, appaiono, per il momento, abbastanza stereotipati. Interessante invece risulta la regia e la fotografia che donano ritmo e tensione alla storia trattata. 

In conclusione

Una serie drammatica – crime che avrebbe molto da dire, ma la sceneggiatura non riesce a dare la giusta forza alla vicenda, a causa di un eccessiva frettolosità nel raccontare gli eventi trattati. Chissà se avrà un altra stagione. 

Note positive

  • Scenografia
  • Regia
  • Montaggio

Note negative

  • Sceneggiatura
  • Uso eccessivo di stereotipi nel rappresentare la mafia (e non solo)
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 929

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