No Heaven, But Love (2023). Amore e Taekwondo

Recensione, trama e cast del film No Heaven, But Love (2023), una pellicola coreana sul tema LGBTQIA+ e sull'educazione sportiva e scolastica coreana
Condividi su
Locandina di No Heaven, But Love (2023)

No Heaven, But Love

Titolo originale: No Heaven, But Love

Anno: 2023

Nazione: Corea del Sud

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Non specificata

Distribuzione italiana: Non specificata

Durata: 115 minuti

Regia: Jay Han

Sceneggiatura: Jay Han, Ji-young Kim

Fotografia: Non specificata

Montaggio: Non specificato

Musiche: Non specificate

Attori: Park Soo-yeon, Lee You-mi, Shin Gihwan, Kim Hyun-mok

Trailer di No Heaven, But Love

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Presentato il 30 aprile 2023 al Jeonju International Film Festival, “No Heaven, But Love”, secondo lungometraggio della regista coreana Jay Han, ha avuto la sua prima italiana il 26 marzo 2024 al Cinema La Compagnia durante il 22° Florence Korea Film Fest, dove ha partecipato nella sezione Independent Korea. Nel cast troviamo l’attrice Lee Yoo-mi, conosciuta per la serie “Squid Game” (2021), e l’attore Kim Hyun-mok, noto per aver partecipato alla serie “Benvenuti a Samdal-ri” e in un episodio della serie “Mask Girl

Trama di No Heaven, But Love

Negli anni ’90, Joo-young, interpretata da Park Soo-yeon, è una studentessa diciottenne delle superiori. Le sue giornate trascorrono tra lo studio e numerosi allenamenti di Taekwondo, un’arte marziale coreana considerata uno sport nazionale. Joo-young sogna di fare della disciplina il suo lavoro, aspirando a entrare nella nazionale sportiva per competere nelle gare più importanti. La sua vita cambia drasticamente quando compare nel suo mondo un nuovo allenatore con metodi sadici e poco ortodossi, e la giovane Ye-ji (Lee You-mi), una coetanea che vive in riformatorio dopo aver perso i genitori. Mentre Joo-young si scontra con il crudele mondo del Taekwondo e la malvagità del nuovo allenatore e dei suoi seguaci, pronti ad obbedire a ogni ordine dell’allenatore, anche il più brutale, le sue giornate si riempiono di amore per Ye-ji. Per coincidenza, Ye-ji va a vivere temporaneamente a casa di Joo-young, la cui madre si prende cura di giovani senza genitori provenienti dal riformatorio. Tra Joo-young e Ye-ji nasce un amore che deve affrontare la società coreana degli anni ’90, in un mondo in cui la violenza e l’egoismo sono in aumento.

Le due protagoniste in No Heaven, But Love.
Le due protagoniste in No Heaven, But Love.

Recensione di No Heaven, But Love

No Heaven, But Love” (tradotto come “Non c’è paradiso, ma amore”) è una pellicola che mescola amore e sport. Trovo che questa definizione catturi al meglio la natura del film, poiché la storia si sviluppa attraverso due linee narrative: quella sportiva/educativa, che esplora i problemi nel mondo sportivo ed educativo della Corea degli anni ’90, e quella romantica, che segue l’evolversi della relazione tra le diciottenni Joo-young e Ye-ji. Queste due trame, pur condividendo personaggi ed elementi, procedono quasi parallelamente per poi convergere nel climax finale del film. Qui, il genere sportivo-romantico si trasforma in un thriller dai toni sentimentali, dove le protagoniste devono lottare per la loro vita, per la loro dignità e per il loro amore, sia contro la società circostante sia contro la famiglia di Joo-young sia contro il malvagio allenatore, interpretato magistralmente da Kim Hyun-mok. L’attore riesce a conferire al personaggio una profondità che a tratti manca nella sceneggiatura, che lo dipinge solo come un tiranno pronto a sfruttare e maltrattare le sue atlete, protetto dal suo status di docente e allenatore sportivo.

Educazione e sport

“No Heaven, But Love” ci offre un’approfondita riflessione sul mondo scolastico e sul sistema educativo della Corea degli anni ’90, mettendo in evidenza, sia attraverso la narrazione che dal punto di vista visivo, la violenza fisica con cui i giovani coreani devono confrontarsi quotidianamente. La regista Jay Han non intende evitare lo sguardo su queste dinamiche scolastiche e sulle pratiche del sistema educativo in Corea del Sud, ma piuttosto vuole che lo spettatore osservi attentamente queste scene per comprendere la distorsione e la pericolosità di questo sistema, che spinge le compagne di scuola l’una contro l’altra, come nel caso di Joo-young, dove un errore da parte sua viene pagato da tutte, con l’incorrere di punizioni corporali severe come bastonate sul sedere. La cinepresa si focalizza su queste scene, evidenziando la durezza del sistema educativo coreano, la cui brutalità potrebbe apparire assurda e incomprensibile soprattutto a un giovane italiano del 2024, abituato a un approccio disciplinare scolastico molto diverso. È importante notare che, ancora nel 2024, la punizione corporale è legale in Corea del Sud e spesso avviene tramite l’uso di un bastone, simile a una stecca da biliardo o a un bastone da hockey, che viene impiegato con violenza sul sedere, sui polpacci o sulle cosce degli studenti, sia maschi che femmine, per varie infrazioni. Le linee guida governative stabiliscono specifici limiti per gli strumenti utilizzati e il numero di colpi, ma spesso queste punizioni avvengono pubblicamente, di fronte agli altri compagni di classe, e possono coinvolgere gruppi di studenti. Questa pratica è chiaramente dannosa e può causare gravi danni psicologici nei giovani coreani.

La figura dell’allenatore in “No Heaven, But Love” rappresenta non solo il lato oscuro dell’educazione coreana, ma anche i problemi diffusi nel mondo dello sport, affrontando una questione sociale estremamente attuale nel XXI secolo. Nel primo atto del film, viene esaminata la pratica delle competizioni truccate, dove il risultato è già deciso prima dell’inizio del match a vantaggio degli scommettitori. Joo-young si trova coinvolta in una di queste gare, vincendo inaspettatamente e diventando oggetto della violenza fisica del suo allenatore, mentre la madre e le sue compagne di classe “assistono” indifferenti a tutto ciò, sapendo ma evitando di agire in difesa dell’altro.

Nel secondo atto, il film esplora il tema della violenza sessuale, rivelando che molte atlete sono vittime del loro allenatore, che agisce come un tiranno nei loro confronti. Ognuna di loro obbedisce per paura di compromettere la propria carriera sportiva e di perdere l’opportunità di realizzare i propri sogni. Questo è chiaramente un sottotema importante nel film, richiamando alla mente il movimento #MeToo. Le protagoniste della pellicola si ergono a difensori della giustizia e del femminismo, combattendo contro la violenza patriarcale e sfidando gli uomini che abusano del loro potere.

L’amore LGBTQIA+

La rappresentazione della comunità LGBTQIA+ attraverso i personaggi di Joo-young e Ye-ji in “No Heaven, But Love” aggiunge un ulteriore strato di complessità e profondità alla trama del film. Joo-young, con il suo atteggiamento giocoso e infantile, e Ye-ji, più matura e consapevole, offrono una rappresentazione diversificata delle esperienze LGBTQIA+. Le due attrici, con le loro interpretazioni eccezionali, riescono a catturare la complessità dei loro personaggi, esplorando le sfumature delle loro identità e dei loro rapporti. Attraverso le loro performance, il film mette in luce le sfide e i pregiudizi che le persone LGBTQIA+ affrontano nella società coreana degli anni ’90, fornendo uno sguardo approfondito sulle loro esperienze e sui loro conflitti interiori, soprattutto in quelli presenti a Joo-young che si ritrova a scontrarsi con la propria madre che non vede di buon occhio questa relazione sentimentale.

Unire le trame e i personaggi secondari

La vera forza di questa pellicola risiede nella sua capacità di amalgamare diverse componenti drammaturgiche all’interno di un unico film, creando un equilibrio armonioso tra generi e sottotrame. Questa abilità diventa particolarmente evidente nella terza parte del film, dove il compito di chiudere il cerchio narrativo è cruciale. Qui, lo spettatore è coinvolto in un intreccio avvincente di eventi che culminano in un climax emotivo, permettendo alla storia di raggiungere la sua conclusione in modo soddisfacente.

Tuttavia, nonostante i suoi numerosi pregi, il film presenta anche alcune lacune, tra cui la scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari. Alcuni di essi, come l’amico d’infanzia di Joo-young, appaiono significativi per la trama solo nella prima metà del film, per poi scomparire senza una spiegazione convincente. Questo lascia lo spettatore con una sensazione di incompletezza e di mancanza di approfondimento dei personaggi, che potrebbero aver contribuito ulteriormente alla ricchezza della storia. Inoltre, la mancanza di sviluppo dei personaggi secondari può influenzare la coesione complessiva della narrazione, rendendo alcune parti della trama meno coinvolgenti o meno significative per lo spettatore. Sarebbe stato auspicabile un maggiore approfondimento di questi personaggi, che avrebbe arricchito ulteriormente il tessuto narrativo e contribuito a creare una visione più completa e articolata del mondo rappresentato dal film.

Fotogramma di No Heaven, But Love
Fotogramma di No Heaven, But Love

In conclusione

“No Heaven, But Love” si distingue come un film che mescola sapientemente amore e sport, offrendo uno sguardo approfondito sulle dinamiche complesse della Corea degli anni ’90. Attraverso le sue due linee narrative, il film esplora temi rilevanti come la violenza fisica e sessuale nel contesto scolastico e sportivo, la lotta per la giustizia e l’uguaglianza di genere, e le esperienze della comunità LGBTQIA+. La regista Jay Han riesce a trasmettere in modo autentico e potente la durezza di questo mondo attraverso una narrazione coinvolgente e uno sguardo visivo incisivo. Tuttavia, nonostante i suoi numerosi pregi, il film presenta alcune lacune, come la scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari, che potrebbero aver contribuito a una maggiore coesione narrativa. In definitiva, “No Heaven, But Love” si rivela una pellicola potente e toccante, che offre una profonda riflessione sulle sfide e le contraddizioni della società coreana degli anni ’90, lasciando uno spettatore con una sensazione di ammirazione e contemplazione.

Note positive

  • Riflessione sul sistema educativo e sportivo: Il film offre una riflessione profonda e toccante sul sistema educativo e sportivo della Corea degli anni ’90, evidenziando le violenze fisiche e sessuali e mettendo in luce le problematiche diffuse in queste istituzioni.
  • Misto di generi: La combinazione di elementi romantici e sportivi offre una visione variegata e coinvolgente della trama, che riesce a mantenere l’attenzione dello spettatore attraverso una narrazione avvincente.
  • Rappresentazione della comunità LGBTQIA+: La rappresentazione dei personaggi LGBTQIA+ aggiunge profondità e complessità alla storia, offrendo uno sguardo realistico sulle sfide e le esperienze di questa comunità nella società coreana degli anni ’90.
  • Interpretazioni eccezionali: Il cast offre prestazioni straordinarie, con particolare rilievo per le protagoniste Joo-young e Ye-ji, che riescono a trasmettere la complessità dei loro personaggi in modo coinvolgente e autentico.

Note negative

  • Scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari: Alcuni personaggi secondari non ricevono sufficiente sviluppo, lasciando allo spettatore una sensazione di incompletezza e mancanza di approfondimento dei loro ruoli nella trama.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 930

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.