Princess (2022): la semplicità di raccontare una vita difficile – Venezia ‘79

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Princess locandina film

Princess

Titolo originale: Princess

Anno: 2022

Nazione: Italia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Indigo Film, Rai Cinema, Young Films

Distribuzione italiana: Lucky Red

Durata: 111′

Regia: Roberto De Paolis

Sceneggiatura: Roberto De Paolis

Fotografia: Claudio Cofrancesco

Montaggio: Paola Freddi

Musiche: Emanuele de Raymondi, Andrea De Sica

Attori: Gloria Kevin, Lino Musella, Salvatore Striano, Maurizio Lombardi, Sandra Osagie

Trailer del film Princess (2022)

Princess (2022) è stato presentato alla 79.a Mostra del Cinema di Venezia – nella sezione Orizzonti – ed è uscito nelle sale italiane il 17 Novembre 2022.

Trama di Princess

La pellicola narra la storia di una ragazza clandestina nigeriana, che abita in una baracca della periferia romana con altre ragazze, con le quali condivide anche la vita di strada.  Nel suo coming of age, Princess – questo il suo nome d’arte, quello reale non lo si saprà mai e, forse, se lo è dimenticato anche lei – agisce la sua quotidianità: all’amicizia e alla rivalità con le compagne si intrecciano le storie dei clienti più vari e la voglia di una vita oltre la redenzione, fatta di fede e di speranza.

Il film è un racconto di formazione: perché Princess, prima di ogni altra cosa, è una ragazza di diciannove anni che, aggrappata al proprio candore, cerca di resistere alla ferocia del mondo.

Roberto De Paolis

Recensione di Princess

Roberto De Paolis ritorna a Venezia – dopo le esperienze degli anni 2009 e 2010 con i cortometraggi Bassa marea e Alice – con il suo secondo lungometraggio dove si evince la sua predilezione a rimanere legato a una narrazione quasi documentaristica. L’inizio del film accompagna lo spettatore verso la sensazione di assistere alla rappresentazione di una realtà più che di un racconto: le scene di sesso – anche se opportunamente autocensurate non gli hanno impedito il marchio VM18 – piuttosto che quella dove Princess arriva a cibarsi di un animale investito sono talmente essenziali e dirette che fuorviano il pubblico rispetto al tipo di film a cui sta assistendo. Disorientamento che avviene anche grazie ai titoli di testa, i quali sembrano introdurre una favola.

Fotogramma dal film Princess (2022)
Fotogramma dal film Princess (2022)

Il ruolo di protagonista è stato affidato a Kevin Glory, ex prostituta e alla prima esperienza recitativa, la quale è circondata da altre ragazze e da elementi della comunità africana altrettanto non professionisti. Ciò avvalora il legame fra il regista e un cinema moderno che, sempre più spesso, strizza l’occhio a quello che era il neorealismo cinematografico italiano. La recitazione così ‘naturalmente innaturale’ e la lingua originale usata dal gruppo etnico ci immergono fra quelle piante, dove si consumano rapporti veloci e abitudinari, e fra gli odori che immaginiamo esserci in quella baracca usata come abitazione piuttosto che durante i momenti di festa.

Ho provato con Princess a raccontare questi argomenti e l’Italia stessa attraverso gli occhi di queste giovani donne, ribaltando una prospettiva che è la nostra, farci dire da loro come è la vita in questi bordi delle strade, ai margini della città o in un bosco come capita nel film. La prostituzione è un modo per raccontare la condizione di marginalità. Poi ho incontrato Glory, la Princess che dà il titolo al mio film, e le ho dato la libertà di raccontarsi, di costruire il personaggio protagonista sulla sua esperienza di vita.

Roberto De Paolis

Grazie a questo meccanismo registico, il mondo di Princess ci appare vicino e la presenza dei pochi attori professionisti – facilmente individuabili per atteggiamento e impostazione – non risulta divergente bensì funzionale, quasi a rappresentare come la vita quotidiana di ciascuno di noi possa essere una finzione legata alla difficoltà del vivere moderno. Dal cliente tassista di Salvatore Striano al rampollo di ricca famiglia e perdigiorno di Maurizio Lombardi, viene passata in rassegna quella varia umanità che si avvale delle prostitute. Quasi tutti molto caricaturali senza, però, arrivare all’eccesso macchiettistico. Questi incontri estemporanei non servono per redimere Princess, oramai abituata ad avere il corpo invaso da questi estranei. Una assuefazione aiutata dall’espediente che la donna si è creata: una estraniazione, quasi extracorporea, che le consente di mantenere la sua anima pura, rappresentata dall’idea che il suo ‘vero’ corpo sia al sicuro in un luogo lontano.

Corrado, interpretato da Lino Musella, è invece un personaggio che si discosta dal classico consumatore: è colui che fa sentire la donna accudita fra passeggiate al mare, panini offerti e serate spensierate. Arriva a mostrare le sue debolezze, il suo essere con semplicità e sarà questa la ragione di un finale non scontato, che porterà verso un’apertura che rimane comunque avvolta dall’incertezza.

Le inquadrature sono basiche così come il montaggio: dai momenti con i clienti alle fughe dalla polizia, il regista ha come priorità la narrazione e non la sua rappresentazione. Ciò lascia spazio al lavoro interpretativo di Glory, in una sceneggiatura lineare che vuole evidenziare la vita di una meretrice. Una interpretazione che, per la giuria veneziana, è stata superata da quella di Vera Gemma premiata quale miglior attrice nella sezione Orizzonti per il film Vera – ma che avrebbe meritato quanto meno una menzione.

Fotogramma del film Princess
Fotogramma del film Princess

Per scoprire le dichiarazioni del regista clicca qui

In conclusione

Il film è scorrevole, nonostante ci siano momenti in cui si indugia su situazioni non indispensabili. Ed è sicuramente uno spaccato sulla realtà, non indugia né sull’aspetto drammatico né su una facile conclusione. Lo si può paragonare alle parrucche che la protagonista ama indossare: colorato e vario. Ma è proprio per questa sua particolarità che può non piacere, soprattutto a quegli spettatori abituati al classico cinema di narrazione.

Note positive

  • L’interpretazione della protagonista
  • Il finale non scontato
  • Sceneggiatura lineare e coerente

Note negative

  • Alcune scene troppo lunghe
  • Montaggio a volte brusco
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Renato Soriano
Renato Soriano

Mi occupo di spettacolo ed eventi culturali dal lontano 1991. Nasco come attore per diventare poi regista e autore teatrale. I miei studi mi hanno portato a specializzarmi verso la rappresentazione omonormativa nel cinema, italiano e non. Inoltre, sono ideatore del progetto TeatRealtà, legato alla consapevolezza delle nuove tecnologie usando il teatro come realtà.

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