Quello che conta (2022): il vincitore del ‘Concorso Gabbiano’ al BFF40

Quello che conta

Titolo originale: Quello che conta

Anno: 2022

Nazione: Italia

Genere: Documentario

Casa di produzione: Centro Sperimentale di Cinematografia

Durata: 45′

Regia: Agnese Giovanardi

Sceneggiatura: Agnese Giovanardi

Fotografia: Agnese Giovanardi

Montaggio: Agnese Giovanardi

Musiche: Ludovico Nisi

Interpreti: Calogero Tornese

«Dobbiamo semplicemente imparare qualcosa assieme»

L’urgenza di educare, l’urgenza di mostrare le problematicità legate al sistema scolastico, l’urgenza di cambiamento. Alla quarantesima edizione del Bellaria Film Festival, nella sezione “Gabbiano”, trionfa Agnese Giovanardi con la sua opera “Quello che conta”, un documentario realizzato per il “Centro sperimentale di Cinematografia di Palermo” che, partendo dal piccolo, arriva al grande schermo e ci interroga sulla realtà e sulle dinamiche educazionali odierne.

Trama di Quello che conta

Calogero Tornese, professore di matematica presso il Liceo Scaduto di Bagheria ed educatore presso la Scuola Popolare WeCare della stessa città, è costretto in casa dalla pandemia ma, tra le difficoltà dovute alla didattica a distanza, si impegna a portare avanti la sua missione, il suo proposito educazionale che pone gli studenti su un piano molto più orizzontale che il classico verticalismo voluto dalle scuole pubbliche e private.

Calogero Tornese durante una lezione in ‘Quello che conta’

Recensione di Quello che conta

«Le scuole popolari sono dei luoghi che sono nei territori e che costruiscono comunità educanti attraverso l’educazione e, alcune volte, anche una didattica alternativa».

È esattamente questa l’idea che ci facciamo nel vedere Calogero affiancare e accompagnare i suoi studenti, nel vederlo far tutto il possibile per ottenere un contatto vero, vivo, e con i quali sviluppa un rapporto appunto orizzontale, di amicizia e rispetto reciproco. È la stessa Agnese Giovanardi, durante la discussione successiva alla prima proiezione internazionale del suo mediometraggio, a parlare di “urgenza” (la sua al pari di quella del protagonista), un’urgenza che parte appunto da un sistema scolastico ormai superato, vetusto, con importanti criticità venute a galla durante il periodo pandemico ma molto gravi ed evidenti già in precedenza.

L’urgenza della giovane regista nasce infatti ancor prima del lockdown, nasce da un bisogno della scuola, intesa come sistema, che necessita d’innovare le proprie pratiche e di sviluppare un differente rapporto con gli studenti. Calogero è l’emblema di questo movimento riformatorio e, tramite la sua voce e i suoi gesti, l’autrice riesce a restituire al pubblico l’evidenza di tale necessità.

Interprete e regista mostrano una rara alchimia, ponendo innanzi allo spettatore la propria audacia, il proprio entusiasmo e aiutandosi l’una l’altra a rendere tutto questo palpabile. La macchina da presa alterna inquadrature fisse sul volto di lui a riprese dello schermo di un computer che, tramite le video call, si fa a sua volta contenitore di tanti piccoli schermi. Il volto di Calogero, al pari della sua personalità, è in grado di bucarlo tale schermo e i numerosi primi piani riescono a restituire ogni sua smorfia, ogni suo pensiero. Il costante alternarsi visivo di un unico grande volto nitido che guarda a tanti piccoli volti filtrati da un pc, è accompagnato da un alternarsi uditivo che alla voce squillante e pervasiva di Calogero, contrappone voci alterate dal telefono o dallo stesso computer.

Successivamente la macchina inizia a spostarsi, a seguire il personaggio in ogni sua mossa, da casa alle aule vuote del liceo, dalla strada al parco, ove anche i ragazzi per un attimo diventano registi di sé stessi.

Conclusione

La scuola ha pertanto bisogno di personalità fortemente empatiche, coraggiose, come un professore di matematica che partendo dai numeri riesce toccare le corde dei suoi studenti ponendosi sul loro stesso piano e portando il semplice insegnamento a essere intento pedagogico, educazionale, un intento che non viene meno neanche all’interno della sfera privata di Calogero, che lo accosta e lo accompagna con l’affetto dei propri nipoti.  

Quello che conta” è un film che per mezzo della didattica a distanza parla molto di vicinanza, di contatto necessario e di quello che effettivamente conta per una società che parte dalla scuola ma che, evolvendosi, deve far sì che al suo pari si evolvano le istituzioni.

Una delle opere prime più interessanti viste al Bellaria Film Festival 40, di una giovane promessa che si è interamente occupata degli aspetti tecnici e formali del suo mediometraggio (unica eccezione le musiche di Ludovico Nisi) e che ha certamente posto le basi per un’importante carriera. Sorprendente.  Poiché il cinema sa sempre sorprendere, così come l’audacia e la forza di alcune persone, così come tutto quello che c’è da imparare che, un po’ come il p-greco, non finisce mai.

«A chi insegnando impara»

Note positive

  • La regia
  • L’importanza tematica nella cultura del 2022.

Note negative

  • /

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