Red (2022): La sperimentazione della Pixar continua

Trailer ufficiale del film Red

Esce in esclusiva su Disney+ il venticinquesimo film prodotto dalla Pixar Animation Studios, Red. Diretta e co-scritta dalla regista Domee Shi, vincitrice del premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione con Bao nel 2019, questa pellicola porta la firma della prima donna da sola dietro la macchina da presa per un titolo della casa di produzione californiana (Ribelle – The Brave era co-diretto da Brenda Chapman). Il film, inoltre, si pone come il primo prodotto in cerca di compiacimento concreto da parte del mercato cinese, sfruttando le sue maestranze sino canadesi e sino americane, ma senza tradire l’amato spirito Pixar.

Trama di Red

Red racconta la storia di Meilin Lee, soprannominata Mei dal suo stretto gruppo di amiche, ottima studentessa, tredicenne diligente e responsabile che nel tempo libero aiuta la madre nel tempio di famiglia. Mei è una ragazzina sfrontata e un po’ nerd, con un ottimo rapporto con genitori e amiche, fan sfegatata della famosa boy band 4*Town e il suo sogno è proprio quello di riuscire a vederli in concerto. Una mattina, però, la protagonista si risveglia trasformata in un grosso panda rosso e capisce ben presto che ogni qual volta proverà un’emozione forte, negativa o positiva, subirà la suddetta trasformazione. Mei dovrà quindi capire il motivo di questo cambiamento confrontandosi con le persone che la circondano e tutto senza voler rinunciare a rinunciare al suo sogno: vedere il concerto della sua band preferita.

Red
Istinto materno © 2021 Disney/Pixar. All Rights Reserved.

Recensione di Red

Dopo l’uscita di Soul nel 2020, la Pixar continua sull’onda della sperimentazione già iniziata con Onward – Oltre la magia (2020) e il più recente Luca (2021). Una sperimentazione caratterizzata, innanzitutto, da una forte componente soggettiva presente nei contenuti delle storie semi – autobiografiche firmate dagli stessi registi, ma anche da uno stile formale più personale, più cartoonesco che, nonostante sia sempre impeccabile e sbalorditivo, si allontana un po’ da quella ricerca di fotorealismo assoluto alla quale lo studio ci aveva abituato. Dopo il metaforico passaggio di testimone compiuto da Andy in Toy Story 3 – La grande fuga, nel momento in cui cede i suoi preziosi giocattoli a Bonnie, la Pixar ha realizzato sempre più pellicole che vedono come protagonista una donna (Merida, Gioia, Dory, Helen Parr e Bo Peep), fino ad arrivare ad affidare il totale controllo della regia proprio a una donna.

A partire dal suo incipit si nota come Red si presenti con diversi elementi di novità: quando si vede Mei per la prima volta, è lei che si presenta allo/a spettatore/spettatrice guardandolo/a negli occhi e, così facendo, diventando il primo/a personaggio/a ad infrangere la quarta parete in un titolo di produzione Pixar. Questo elemento mostra subito come Mei sia una ragazzina carismatica, forte, intelligente e soprattutto attiva che, grazie a una presentazione dinamica unita a una scrittura ben caratterizzante, riesce a fare breccia nel cuore del pubblico fin da subito. 

La regia è uno degli elementi più validi all’interno della pellicola, Domee Shi ha dichiarato in varie interviste la sua passione per gli anni 2000 e per i prodotti pop statunitensi e nipponici che spopolavano in quel periodo; elementi, questi, riscontrabili nella sua visione artistica. Sono  numerose, infatti, le diverse citazioni ed elementi tipici della pop coulture di quegli anni: innanzitutto, lo stile visivo della pellicola; le espressioni dei personaggi/e fortemente enfatizzate; le azioni che essi/e compiono, come per esempio disegnare i propri pensieri su un diario sognando ad occhi aperti (viene subito in mente l’anime Rossana); oggetti come il tamagotchi, arnese tecnologico che andava in voga all’inizio del nuovo millennio e che ha una funzione rivelatrice nel gruppo di amiche (elemento tipico nella struttura dei film Pixar); le famosissime boy band: i 4*Town sono un chiaro richiamo a gruppi come NSYNC, o Backstrett Boys, o ancora le Destiny’s Child (di cui sono presenti anche le canzoni nella colonna sonora); per finire, alcune scene per cui non si può non fare il paragone con anime come Sailor Moon

Ad accompagnare un’ottima regia, è presente un’altrettanta ottima sceneggiatura scritta a quattro mani da Shi e Cho che riprende i temi trattati nel corto Bao del 2018, ovvero il rapporto figli – genitori; ma se in Bao si trattava del rapporto madre figlio, in Red viene sviluppato quello tra madre e figlia nel periodo più traumatico e complicato di tutti, l’adolescenza. La trasformazione di Mei in panda rosso non è altro che una metafora del cambiamento improvviso che avviene in quel periodo di vita, dove il corpo cambia, puzza, periodo in cui tutto sembra tragico, dove si prova costante imbarazzo e si è travolti da un turbinio di emozioni che non si riescono a gestire. Così Mei affronta il suo personale, e diciamolo, originale percorso di formazione che la porterà a scontrarsi con le persone che le vogliono bene per capire chi è veramente, gestire le nuove emozioni e dimostrare che ormai non può più essere solo la piccola di mamma, perché sta crescendo. Un cambiamento verso il futuro, verso lo sperimentare cose nuove (dinamica metà cinematografica, se guardiamo la produzione della major) che, come in ogni film Pixar, non rinnega mai il passato, ma anzi guarda sempre a esso, lo porta con sé per trarne il meglio e per riuscire ad accettarlo in quanto parte dell’identità; non a caso la famiglia di Mei possiede un tempio in cui si rende omaggio a un’antenata legata alla lunga tradizione del panda rosso.  Con una regia ed un montaggio frenetici, Red si presenta come un bolide scatenato che richiama perfettamente la condizione adolescenziale di Mei, in cui, per quanto differente possa essere il vissuto personale di ognuno, chiunque si può identificare, perché tutti hanno provato le stesse sensazioni della protagonista.

Red
Mei trasformata in panda © 2021 Disney/Pixar. All Rights Reserved.

Altra menzione doverosa riguarda sicuramente il cast e la troupe dietro la creazione di questo film, composti per la maggior parte da artiste donne, sino americane, non caucasiche, tra cui anche la produttrice della pellicola Lindsay Collins. A dare vita a Mei e sua madre troviamo due attrici di origine asiatica come Rosalie Chiang e la conosciutissima Sandra Oh; apprezzabile come questa decisione sia stata presa, almeno in parte, anche nella versione italiana del film, dove l’affettuoso padre di Meilin è doppiato da Shi Yang Shi.

In conclusione

Concludendo, con una regia dinamica capace di trasportarci all’interno della vita e dell’animo della protagonista, un montaggio serrato che dà un ritmo adrenalinico al film e un’ottima scrittura capace di colpire lo/la spettatore/spettatrice, farlo commuovere, morire dal ridere e rendere memorabili tutti i personaggi presenti all’interno di questa pellicola, Red si pone come un nuovo passo vincente per la casa di produzione californiana, che lasciando voglia di mettere le mani sul suo prossimo progetto in uscita a luglio, Lightyear. Unico rimpianto per questo film? È il non poterlo gustare sul grande schermo.

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