Shark Bait (2022): il solito film sugli squali

Shark Bait

Titolo originale: Shark Bait

Anno: 2022

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: survival

Produzione: Picaro Films

Distribuzione: Adler Entertainment

Durata: 87 min

Regia: James Nunn

Sceneggiatura: Nick Saltrese

Fotografia: Ben Moulden

Montaggio: Tommy Boulding, Nick McCahearty

Musiche: Walter Mair

Attori: Holly Earl, Jack Trueman, Catherine Hannay, Malachi Pullar-Latchman, Thomas Flynn

Trailer di Shark Bait

Adler Entertaiment annuncia l’arrivo nei cinema dal 28 luglio 2022 di Shark Bait, il survival thriller ambientato in alto mare e ideato dagli stessi creatori della fortunata saga ad alta tensione 47 Metri (Uncaged e Great White) che dal 2017 al 2021 ha animato le ultime estati da brivido al cinema.

Il nuovo shark movie, che promette di animare gli incubi estivi degli appassionati del genere, è diretto da James Nunn – già apprezzato autore nel 2012 assieme a Ronnie Thompson del thriller Tower Block e di film d’azione come One ShotEliminators – Senza regole – e vede protagonisti i giovani Holly Earl, Jack Trueman, Catherine Amy Hannay, Malachi Pullar-Latchman e Thomas Michael Flynn.

Trama di Shark Bait

Nat, Tom, Milly, Tyler e Greg, cinque amici sui vent’anni, stanno festeggiando il tradizionale “spring break” in una località di mare lontana da casa. L’ultimo giorno di vacanza, decidono di fare una corsa su delle moto d’acqua e fanno un incidente quando già sono al largo: presto, oltre alla disidratazione e all’isolamento, si trovano minacciati dalla presenza di uno squalo.

Recensione di Shark Bait

L’enorme successo di Lo squalo di Spielberg, uscito ormai quasi cinquant’anni fa, ha dato il via a una foltissima produzione di film, mediocri o scadenti, che hanno per protagonisti feroci squali bianchi a caccia in località balneari: questo filone – talmente codificato da avere un nome, “shark exploitation” – è spesso ibridato con un altro topos della produzione di serie B, quello del survival alla Open Water che vede un gruppo di amici abbandonati in mare aperto, apparentemente condannati a morte e insediati da terrificanti pericoli come, per l’appunto, i popolarissimi squali.

I protagonisti di Shark Bait

Shark Bait rientra in questo filone in modo talmente prevedibile da sembrare un esercizio di summa delle trame di tutti questi numerosissimi – e dimenticatissimi subito dopo l’uscita – shark-survival-exploitation: abbiamo infatti il gruppo di amici festaioli (talmente stupidi da rimanere bloccati al largo in seguito a un gioco di autoscontri tra moto d’acqua presumibilmente rubate), abbiamo la final girl bella e buona che si dimostra incredibilmente coraggiosa, abbiamo la situazione estrema in cui la moto rotta sostituisce la zattera per i poveri naufraghi disidratati e soprattutto abbiamo lo squalo, che come da manuale appare richiamato dal sangue del primo ferito e, con la sua iconica pinna, arriva a terrorizzare gli eroi giusto in tempo per evitare che lo spettatore si addormenti.

Il più grande difetto di Shark Bait, infatti, è di essere un film noioso, in cui il divertimento necessario a un guilty pleasure viene relegato ai pochi momenti in cui lo squalo arriva a mietere le sue vittime – in almeno un caso, va detto, con una certa creatività sanguinaria. Gli effetti speciali, rispetto allo standard complessivo dei film di questo tipo, sono realizzati con una certa decenza, ma in un prodotto dalle pretese tanto basse, in cui l’unica cosa che è giusto aspettarsi è del sano intrattenimento trash, è sempre meglio sacrificare la dignità effettistica per regalare al pubblico spettacoli dell’orrido come il divertentissimo Sharknado.

In conclusione…

Shark Bait è un film che ha senso guardare solo se si è appassionati di shark exploitation: può offrire qualche momento divertente, ma risulta nel complesso troppo fiacco.

Note positive

  • Effetti speciali sopra la media del genere

Note negative

  • Azione troppo diradata
  • Stupidità della trama, estetica televisiva e tutti i difetti tipici dei survival sugli squali

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