Te l’avevo detto (2023). Un torrido inverno 

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Locandina di Te L'Avevo Detto

Te l’avevo detto

Titolo originale: Te l’avevo detto

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: The Apartment, Rai Cinema

Distribuzione italiana: Fandango Distribuzione

Durata: 100 minuti

Regia: Ginevra Elkann

Sceneggiatura: Chiara Barzini, Ilaria Bernardini, Ginevra Elkann

Fotografia: Vladan Radovic

Montaggio: Desideria Rayner

Musiche: Riccardo Sinigallia

Attori: Valeria Bruni Tedeschi, Danny Huston, Greta Scacchi, Riccardo Scamarcio, Andrea Rossi, Alba Rohrwacher, Valeria Golino, Marisa Borini, Sofia Panizzi

Trailer di Te l’avevo detto

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e successivamente alla Festa del Cinema di Roma 2023 nella sezione Grand Public, “Te l’avevo detto” è l’opera seconda della regista Ginevra Elkann, che ha debuttato come cineasta in un lungometraggio nel 2019 con il film “Magari”, pellicola che aveva partecipato al Torino Film Festival e che era stata scelta per aprire il “Locarno Film Festival”.

“Te l’avevo detto” è scritto da Chiara Barzini, Ilaria Bernardini e Ginevra Elkann, ed è una produzione di The Apartment Pictures, società del gruppo Fremantle, con Rai Cinema in produzione associata a Tenderstories e Small Forward Productions. Il film è prodotto da Lorenzo Mieli e Simone Gattoni e distribuito da Fandango Distribuzione, che lo porta in sala dal 1 febbraio 2024. La pellicola vanta un cast con attori noti nel panorama italiano come Valeria Bruni Tedeschi (Parigi tutto in una notte; La pazza gioia; Gli amori di Anaïs), Alba Rohrwacher (Perfetti sconosciuti, Lazzaro felice, La chimera), Greta Scacchi (Presunto innocente; Un uomo innamorato), Valeria Golino (Miele; Euforia; Il ragazzo invisibile) e, infine, l’attore americano Daniel Sallis Huston (30 giorni di buio; Wonder Woman; Pressure).

Trama di Te l’avevo detto

Gennaio è il mese del freddo, della neve, ma un fine settimana di gennaio qualcosa cambia profondamente e l’Italia viene colta da un’ondata anomala di caldo, specialmente a Roma, dove le temperature arrivano fino a cinquanta gradi. Durante due giorni, segnati da temperature folli, seguiamo le vicissitudini di un gruppo di personaggi rotti alla ricerca della loro strada.

Gianna (Valeria Bruni Tedeschi) deve fare i conti con la propria sanità mentale e un trauma interiore riguardante la morte del marito, che non riesce ad accettare. All’interno della sua follia e del mal di vivere, trascina anche la figlia Mia (Sofia Panizzi), la quale, a causa della costante preoccupazione e del dolore causatole dalla madre, ricade in attacchi di fame nervosa, mangiando con frenesia e furore tutto ciò che trova a portata di mano. Gianna è follemente interessata, a causa del marito, a Pupa (Valeria Golino), una pornostar in decadenza che fatica ormai ad arrivare alla fine del mese a causa dei pochissimi rientri economici. Quella sera, però, Pupa effettua uno spettacolo concerto con la speranza di cambiare le proprie sorti.

Accanto a loro, seguiamo la vicenda del prete di fiducia di Gianna, Padre Bill (Danny Houston), un religioso eroinomane americano che vive a Roma e che deve fare i conti con alcuni problemi familiari quando la sorella Frances giunge nella capitale con le ceneri della defunta madre. Padre Bill svolge anche attività di supporto a individui che soffrono, come lui, di dipendenza, come Chiara (Alba Rohrwacher), una giovane madre che soffre di grandi momenti di depressione e tristezza che l’hanno condotta verso l’alcolismo, dipendenza che l’hanno allontanata dal figlio e dal marito. Quel giorno, però, è il compleanno di suo figlio e Chiara decide di portarlo con sé, senza il consenso del compagno, a passeggio per le vie bollenti di Roma.

Alba Rohrwacher, Andrea Rossi in Te l'avevo detto (2023)
Alba Rohrwacher, Andrea Rossi in Te l’avevo detto (2023)

Recensione di Te l’avevo detto

Ginevra Elkann ci regala una commedia drammatica alquanto interessante, che sfrutta l’elemento ecologista come dramma climatico per raccontarci il dramma interiore di un gruppo di personaggi. Divergenti l’uno dall’altro, sono accomunati attraverso connessioni tematiche e rapporti interpersonali, sviluppando storie che si muovono in maniera parallela, incrociandosi e intersecandosi tra di loro. Di tanto in tanto, emergono alcuni punti in comune, come la periferia di Roma, che fa da sfondo agli eventi trattati, o gli incontri tra i personaggi.

Le storie di Gianna e Chiara si sviluppano in maniera parallela, senza mai incontrarsi durante il racconto audiovisivo, ma allo stesso tempo condividono un elemento in comune, come la conoscenza di Padre Bill. Quest’ultimo, incontrato da quasi tutti i personaggi principali, ad eccezione di Pupa, gioca il ruolo di elemento d’intersezione tra le diverse trame narrative. Padre Bill è una figura che appartiene sia alla vicenda di Gianna, di Mia e di Chiara, ma ha un peso limitato nel percorso evolutivo che i personaggi affrontano nei due giorni di vita tra le strade bollenti di Roma. La città è avvolta da un clima sempre più torrido, accentuato da una fotografia che, mano a mano che la storia si sviluppa, diventa sempre più preponderantemente gialla, con una tinta cromatica che sfiora l’arancione, avvolgendo i personaggi e l’ambiente circostante alla fine della pellicola.

Pur con le dovute divergenze, il lungometraggio di Ginevra Elkann richiama alla mente “Siccità”, la commedia drammatica di Paolo Virzì. Ciò avviene sia per aver trattato il tema del cambiamento climatico sullo sfondo della città eterna, sia per la costruzione drammaturgica della vicenda trattata, che si muove attraverso un racconto marcatamente corale che dà un senso all’intero racconto audiovisivo. Qui, l’elemento climatico diviene un ingrediente narrativo per parlare di tematiche fortemente umane.

“Te l’avevo detto” erge a protagoniste delle donne, diverse l’una dall’altra, che si ritrovano a vivere un’esistenza bloccata, spezzata, dove la via da perseguire sembra essere completamente smarrita. Iconica in questo senso è la scena finale della pellicola, con i personaggi avvolti da una nube arancione, in cui ognuno di loro fatica a trovare la giusta strada da seguire, elemento metaforico della situazione dell’attuale umanità. Il senso di smarrimento è il tema centrale del racconto; difatti, come protagonisti del racconto, abbiamo Gianna, bloccata dentro un dolore interiore che la sta rendendo completamente folle di gelosia nei confronti di una pornostar conosciuta come Pupa. Anche quest’ultima, però, non ce la passa meglio, vivendo dentro un tempo ormai perduto, che però non riesce più ad accettare. Il personaggio di Pupa insegue costantemente il passato, quella giovinezza ormai completamente svanita nel corso del tempo e che però non può più recuperare. Pupa incarna la diva in decadenza, la diva che non accetta che il suo tempo sotto i riflettori è ormai svanito. Pupa è colei che continua a indossare una maschera per celare i suoi problemi interiori, contrariamente a Gianna che li accetta e si muove attraverso i suoi drammi, che la trasformano.

Un altro personaggio protagonista è Chiara, una donna che non è capace a vivere, soprattutto non è in grado di svolgere la mansione di madre a causa delle sue costanti ricadute di depressione e di forte tristezza, che la conducono a ubriacarsi, divenendo alcolizzata, e ad allontanarsi da tutto e da tutti. Durante questa “giornata”, Chiara cercherà di rintracciare un legame con suo figlio, trovando un confronto con il suo piccolo bambino, allo stesso tempo ricerca un legame con suo marito, ma i suoi problemi interiori – psicologici non le permettono di trovare la serenità interiore che ricerca, perdendo dentro i propri blocchi interiori la strada corretta da perseguire.

Un altro personaggio smarrito è il prete, l’unico personaggio maschile degno di nota all’interno della pellicola. Il parroco si trova costretto ad affrontare, durante questi due giorni, tutto ciò che non è mai riuscito a superare nella sua vita, ovvero i problemi connessi alla figura della madre. L’uomo americano, insieme alla sorella, si troveranno a Roma per dare una degna sepoltura alle ceneri della loro madre morta, ma per compiere questo atto devono prima risolvere i loro traumi interiori, che li ha bloccati nella loro vita, impedendogli di percorrere la loro giusta strada.

l tema dello smarrimento è l’elemento centrale del lungometraggio, il punto di narrazione che fa da filo conduttore a tutte le varie storie di personaggi comuni provenienti dal popolo. Essi gridano il loro dolore, la loro malattia mentale e la loro dipendenza senza essere veramente ascoltati dagli altri, mentre queste difficoltà li strozzano e distruggono giorno dopo giorno. Questo tema è supportato da una sceneggiatura abbastanza efficace e, soprattutto, da grandissime prove d’attori, dove ogni personaggio si inserisce perfettamente nella parte, con particolare menzione per Valeria Tedeschi e Valeria Golino, che emergono come personaggi principali di questo arco drammaturgico. I loro personaggi spiccano sugli altri due, grazie sia alla scrittura che all’interpretazione, nonostante le valide prove attoriali dell’intero cast.

A livello di scrittura, si poteva optare maggiormente per un approfondimento del personaggio di Mia e della sua storia d’amore in fase nascente, così come del marito di Chiara, che risulta fin troppo marginale alla vicenda trattata. Tuttavia, la pellicola, nonostante qualche alti e bassi, riesce a catturare l’attenzione, dimostrandosi un delicato e intelligente lungometraggio che si differenzia dai classici film tipicamente nostrani. L’elemento di maggior stonatura è dato dai costumi, che stridono con ciò che vediamo. I personaggi sudano visibilmente a causa del caldo, dando la sensazione che si stiano sciogliendo. Allo stesso tempo, alcuni di loro, come il prete e Mia, indossano abiti vistosamente pesanti, dando un senso di straniamento allo spettatore, che potrebbe storcere il naso.

Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino in Te l'avevo detto (2023)
Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino in Te l’avevo detto (2023)

Ginevra Elkann

Sappiamo che il mondo si sta riscaldando. Ma siamo così assuefatti ai nostri stili di vita, così accecati da ciò che ci circonda, che non riusciamo a invertire la rotta. Siamo bloccati in un vortice. Sappiamo che è tutto sbagliato, ma ne siamo schiavi. Ignoriamo la verità in cambio di una felicità temporanea. O almeno è quello che ho provato a fare io. Durante una calda estate romana, dove tutto si stava sciogliendo intorno a me, mi sono chiesta se il mondo sarebbe stato così per sempre, per sempre caldo, giallo e secco. È stato allora che ho sentito il bisogno di raccontare questa storia. Quell’estate mi ha ricordato la Bibbia con le sue catastrofi naturali: visioni apocalittiche, invasioni di grilli, animali allo stato brado e peccatori puniti. Ma chi erano questi peccatori? Quelle erano le persone che mi interessavano: i peccatori. Mi interessava il peccato e perché oggi, molto spesso viene considerato malattia. “Te l’avevo detto” parla di questo. È un fine settimana a Roma quando arriva un’ondata di caldo improvvisa. I personaggi del film si confrontano con le difficoltà che hanno abilmente evitato di affrontare per tutta la vita, che si tratti di cibo, sesso, droghe, religione o chirurgia plastica. Ma ora non possono più scappare. Sono tutti così concentrati sui propri problemi e i propri bisogni che non vedono, accanto a loro, il mondo che sta per crollare. Riescono a vedere solo sé stessi e non ciò che li circonda. E questa è la loro tragedia. Ho scelto di ambientare il film a Roma perché è la “Città Eterna” e possiede una sorta di solennità e universalità che sento in sintonia con i temi del film. Questo film è stato scritto durante la pandemia, attraverso infinite chiamate su zoom, in uno stato d’animo sicuramente influenzato da paure che fino a quel momento erano ignote. È stato realizzato in un mondo che stava cambiando, con mascherine e test covid, pieno di nuove regole e normative. “Te l’avevo detto” è stato un vero viaggio, viene da luoghi di oscurità, luoghi di dolore, luoghi di amore e luoghi di speranza.

In conclusione

“Te l’avevo detto” di Ginevra Elkann si rivela una commedia drammatica avvincente che utilizza l’elemento ecologista come sfondo per esplorare i drammi interiori di personaggi diversi. Le storie parallele di Gianna, Chiara, e Mia, intrecciate dalla figura di Padre Bill e ambientate nella torrida Roma, affrontano il tema dello smarrimento e della ricerca di un senso nella vita. Elkann, con richiami a “Siccità” di Paolo Virzì, offre un racconto corale coraggioso, in cui le protagoniste femminili, immerse in una realtà bloccata, cercano di affrontare il dolore, la perdita e la ricerca di sé stesse. Nonostante alcuni punti di forza, come le intense interpretazioni e la fotografia accattivante, la pellicola presenta alcune discrepanze nei costumi che potrebbero risultare dissonanti per lo spettatore.

Note positive

  • L’evoluzione del colore nella fotografia, passando da tonalità più fredde a un preponderante giallo/arancione, sottolinea efficacemente il cambiamento emotivo e climatico all’interno della storia.
  • L’uso del cambiamento climatico come metafora per i drammi interiori dei personaggi è un elemento narrativo intrigante e ben integrato nella trama.
  • Le interpretazioni di Valeria Tedeschi e Valeria Golino, così come del resto del cast, sono eccezionali e contribuiscono a rendere i personaggi credibili e coinvolgenti.
  • La pellicola affronta tematiche complesse come il cambiamento climatico, la depressione, il dolore interiore e la dipendenza con coraggio e sensibilità.

Note negative

  • La scelta dei costumi, in particolare in relazione alle condizioni climatiche mostrate, potrebbe risultare stridente, creando una leggera discontinuità con l’ambientazione.
  • Alcuni personaggi secondari, come il marito di Chiara, avrebbero potuto beneficiare di una maggiore profondità nella scrittura per arricchire ulteriormente la trama.
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