The Warrior – The Iron Claw (2023): la durezza della vita

Recensione, trama e cast del film "The Warrior - The Iron Claw" (2023) per la regia di Sean Durkin con Zac Efron, Jeremy Allen White e Lily James.
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Trailer di The Warrior – The Iron Claw

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Scritto e diretto dal candidato al Festival di Cannes Sean Durkin (per La fuga di Martha, 2011, con Elizabeth Olsen e Sarah Paulson), The Warrior – The Iron Claw è curato dal direttore della fotografia Mátyás Erdély (Il figlio di Saul, L. Nemes, 2015; The Nest – L’inganno, S. Durkin, 2020) e montato da Matthew Hannam, anche lui già collaboratore del regista canadese con The Nest – L’inganno. Il film è musicato da Richard Reed Parry, mentre nel cast figurano Zac Efron (Ho cercato il tuo nome, S. Hicks, 2012; Baywatch, S. Gordon, 2017; Beach Bum – Una vita in fumo, H. Korine, 2019), il candidato al British Independent Film Awards Harris Dickinson, Stanley Simons, Holt McCallany (Greenland, R. Waugh, 2020), Michael Harney (famoso per aver fatto parte di Orange Is the New Black), la candidata al Golden Globe Lily James (per la serie Pam & Tommy) e Jeremy Allen White, fresco vincitore per la seconda volta del Golden Globe (per la sua interpretazione nella serie The Bear). Il film ha ottenuto due vittorie al National Board of Review, con Efron che ha fatto incetta di nomination nei vari festival. Il film esce al cinema il 1 febbraio 2024.

Trama di The Warrior – The Iron Claw

Fritz Von Erich (Holt McCallany), ex wrestler professionista, è disposto a tutto pur di portare la cintura di campione dei pesi massimi in famiglia. A seguire le sue orme di lottatore, ascoltando attentamente ogni suo consiglio, ci sono i figli Kevin (Zac Efron) e David (Harris Dickinson), successivamente affiancati anche dai due fratelli più giovani: Kerry (Jeremy Allen White) e Mike (Stanley Simons). Insieme creano un “clan” unitissimo, desideroso di irrompere nel competitivo mondo del wrestling degli anni Settanta e Ottanta. Per ottenere il tanto agognato titolo devono infatti sfoggiare ogni tipo di qualità: dall’atletismo alla dialettica, e poi sfidare i vari campioni, compreso Nature Boy in persona, alias Ric Flair (Aaron Dean Eisenberg). L’impegno necessario diventa così sempre maggiore, la muscolatura viene portata all’estremo, e i costi, inevitabilmente, cominciano a salire…

Recensione di The Warrior – The Iron Claw

Il film del cineasta canadese Sean Durkin, classe 1981, costituisce chiaramente un upgrade della sua carriera registica, qui messa alla prova con un lungometraggio estremamente articolato sin dalle prime sequenze. Sì, perché la sceneggiatura (scritta dallo stesso Durkin) intende essere ambiziosa, a tratti persino sfidando quel limite di 132 minuti che rappresenta la durata del film. Si inizia allora dagli anni Sessanta, da un violento incontro del pater familias Fritz Von Erich, acclamato dal pubblico così come ammirato dai due figli che lo accompagnavano in giro per le arene della NWA, la National Wrestling Alliance. In questo caso, la fotografia di Mátyás Erdély (che utilizza un elegante bianco e nero) e la regia furente di Durkin trasmettono allo spettatore il caos, la brutalità, ma soprattutto il dinamismo che caratterizzava quegli incontri. Similmente a quanto fatto (bene) da Ryan Coogler in Creed – Nato per combattere (2015), anche in The Warrior si percepisce la fatica e lo stordimento di un atleta costretto ad esibirsi dentro un anfiteatro.

Un’atmosfera poi replicata (seppure a colori) anche negli incontri successivi, quelli di Kevin (Zac Efron), Kerry (Jeremy Allen White), David (Harris Dickinson) e Mike (Stanley Simons). Già perché la vera storia inizia con loro, con quei quattro fratelli desiderosi – o meglio ossessionati – di diventare qualcuno, di scalare l’Everest sociale che contraddistingueva anche il mondo del wrestling degli anni Settanta e Ottanta. L’obiettivo finale, all’inizio solo per Kevin e David, gli unici ad essere wrestler, è conquistare il titolo di campione dei pesi massimi, lo stesso che era sfuggito a Fritz Von Erich. Durkin disegna un padre che allena i propri figli con l’unica finalità di ottenere ciò che poteva essere suo. Del resto, Fritz ritiene convintamente che avrebbe meritato quel titolo, e la sua seconda possibilità (o forse sarebbe meglio scrivere la terza, quarta?) si manifesta proprio grazie alla progenie, in pratica delle proiezioni di se stesso. I figli lo seguono senza fare domande, perorando la causa della famiglia Von Erich e rispondendo “Sì, signore” ad ogni comando.

Presto, dopo aver abbandonato i sogni olimpici a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan del dicembre 1979 (per tale motivo gli Stati Uniti d’America non parteciperanno alle Olimpiadi di Mosca 1980), anche Kerry diventa un lottatore, sempre ascoltando (e rispettando) il percorso stabilito da Fritz. Un percorso tracciato considerando l’esperienza sul campo, e poi fortemente connesso alla capacità di intrattenere, entrare in sintonia o in contrasto con il pubblico, stimolare emozioni, ciò che ad esempio sapeva fare straordinariamente Ric Flair, nel film ben interpretato da un istrionico Aaron Dean Eisenberg. E in fondo è proprio questa, la necessità di “saper parlare in pubblico”, a creare la prima frattura in famiglia. Considerando tale aspetto, David ci riesce meglio di tutti, catalizzando l’attenzione degli spettatori con un talento naturale nella recitazione. Sì, perché oltre all’impegno fisico e alla capacità di realizzare sofisticate acrobazie, per diventare un grande wrestler devi essere bravo anche a parlare, solo così convincerai i promoter ad investire su di te e ad avanzare di carriera.

Una logica inserita anche esplicitamente in un dialogo tra Kevin e Pam (Lily James), perfetta per rispondere all’annosa domanda: “Ma tanto non è tutto finto?”. In fondo è questo uno dei pregi del film di Durkin, ovvero quello di distanziarsi con intervalli pressoché regolari dal ring, avvicinandosi a delle tematiche centrali per un wrestler quanto saper eseguire una buona body slam. Sia chiaro, l’idea è decisamente apprezzabile, anche se l’ambizione per concretizzarla dev’essere stata una notevole scommessa per il cineasta canadese. Inserire tre mondi (famiglia, intrattenimento, azione) nello stesso lungometraggio ti espone a delle prevedibili complicazioni, forse più evitabili con film dalla durata scorsesiana.

In ogni caso, Durkin ha dalla sua parte un buon cast, a partire da un inedito Zac Efron, calato nel personaggio di Kevin non solo sotto l’aspetto fisico (eccezionale la sua trasformazione in tal senso), ma anche – e soprattutto – per quell’atteggiamento asseverante nei confronti di un “clan” disposto a tutto pur di conquistare il successo. Da attore protagonista, Efron è infatti apprezzabile per quel passo indietro che compie nei confronti dei caratteri di Harris Dickinson e Jeremy Allen White, sottolineando i contrasti emotivi di Kevin, il “secondo fratello maggiore” (guardando il film capirete il perché di questa espressione) che antepone il “noi” a un egoistico “io”.

Qualcosa che viene accettato sempre per via di Fritz, e poi per l’amore nei confronti di quel faticosissimo business che è il wrestling. Si suda, si cade, ci si rialza a fatica con il film di Durkin, sempre definito da quei tre elementi di cui scrivevo prima. Il suo pregio maggiore è quello di calare lo spettatore in quel mondo, nella vita ossessionata dei Von Erich, caratterizzata da tanti, tantissimi drammi, così come di un’esasperata intenzione di arrivare fino in cima, costi quel che costi. E il cineasta canadese, soprattutto nella seconda parte del film (grazie a delle sequenze di grande impatto), ci riesce. Realizza una storia di vita, quasi un film di formazione, distanziandosi fortemente dal The Wrestler (D. Aronofsky, 2008) con Mickey Rourke e aprendo una nuova prospettiva su quegli anni in cui tutto sembrava possibile, nonostante dei costi (emotivi e fisici) spesso esagerati.

In conclusione

The Warrior – The Iron Claw è un film da vedere. Dopo una prima parte da film biografico (quasi) classico, il cineasta canadese Sean Durkin ci sorprende con uno stordente prosieguo, catapultando lo spettatore non solo nel difficile mondo del wrestling, ma soprattutto nella scenografia, che poi coincide con la vita reale, rappresentata da quello che si cela dietro al ring, nascosto nel backstage dove si preparano i lottatori. Come ho scritto nella recensione, non aspettatevi né un The Wrestler né un Creed – Nato per combattere. Qui va in scena una drammatica storia esistenziale capace di colpire con violenza il pubblico. E questo anche grazie ad un cast particolarmente ispirato, con un Zac Efron che, fino a qualche giorno fa, puntava persino alla candidatura all’Oscar.

Note positive

  • La sceneggiatura di Sean Durkin
  • La regia e il montaggio di alcune scene, perfette per disorientare e sorprendere lo spettatore. Ottime anche le sequenze sul ring
  • La prova corale del cast, con un plauso particolare a Zac Efron e Jeremy Allen White
  • La ricostruzione delle atmosfere di tre epoche (Sessanta, Settanta e Ottanta)

Note negative

  • I 132 minuti a disposizione non permettono, delle volte, l’approfondimento di alcune tematiche. Il film, nella sua interezza, non ne risente particolarmente, ma alla bella sceneggiatura di Durkin si poteva concedere anche un lungometraggio dalla durata scorsesiana
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Luca Filidei
Luca Filidei
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