The Other Child (2022). Assenza di tensione

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Locandina di The Other Child

The Other Child

Titolo originale: Mihok

Anno: 2022

Nazione: Corea del sud

Genere: horror

Casa di produzione: Engine Studio, Gozip Studio

Distribuzione italiana:

Durata: 114’

Regia: Jin-young Kim

Sceneggiatura: Jin-young Kim

Fotografia: Kyun-sang Yang

Montaggio: Yeon-jeong Lee

Musiche: Leevisa

Attori: Park Hyo-ju, Kim Min-jae, Gyeong Da-eun, Park Jae-jun, Cha Seon-woo

Trailer di The Other Child (2022)

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dopo aver viaggiato nel genere commedia con il suo primo lungometraggio Baby and Me del 2008, la cineasta e sceneggiatrice sudcoreana Kim Jin-young, ritorna nel 2022, con la sua opera seconda, ad abbracciare il mondo dell’horror che aveva già affrontato con il cortometraggio Surviaval 101: in case of complete disappearance, incentrato su un conversazione, tenutasi da una famiglia composta da tre persone, che pianificano la loro sopravvivenza in caso di apocalisse. Nel 2022, la regista, realizza dunque il suo primo horror soprannaturale dal titolo The Other Child presentato in concorso al Tallinn Black Nights Film Festival e in Italia all’Udine Far East Film Festival 2023, tenutosi dal 21 al 29 aprile 2023, sia in sala che su MyMovie One dove era possibile visionare le pellicole fino al 30/04. 

Trama di The Other Child

Una famiglia profondamente cattolica ha perduto il loro quarto figlio, un bambino paraplegico morto annegato in un laghetto vicino la loro abitazione. Il padre reverendo di una chiesa locale, che dà la colpa dell’accaduto alla moglie, decide di adottare un nuovo ragazzo, un bambino ipovedente, di nome Isaac. Arrivato nella nuova casa il bimbo non viene accolto calorosamente dai nuovi fratelli, soprattutto dalla maggiore che lo tratta in malo modo. Isaac, ben presto, incomincerà a intravedere nell’abitazione una settima presenza, quella di un bambino morto annegato, di nome Han-byul, che altro non è che il figlio deceduto del reverendo. La madre diverrà sempre più ossessionata dalla presenza dello spirito del bimbo morto, mentre i fratelli di Han-byul, soprattutto la sorellona, saranno sempre più terrorizzati. Il marito, reverendo della chiesa, dovrà, invece, affrontare le sue più grandi paure che lo porteranno a scontrarsi con la famiglia e a rivedere la sua concezione della cristianità, che lo porta a non credere negli spiriti demoniaci.  Lo spirito del bambino perduto porterà a galla oscure verità, facendo venire fuori la vera identità dei membri della famiglia. 

The Other Child (2022)
The Other Child (2022)

Recensione di The Other Child

Il problema di questo lungometraggio è quello di risultare a fine visione una pellicola horror alquanto dimenticabile, incapace di aggiungere qualcosa di nuova al genere, soprattutto quello paranormale e spiritico connesso al senso di fede cattolica. The Other Child, pur partendo da un incipit abbastanza banale per il genere (un bambino ipovedente che arriva in una nuova famiglia, iniziando a vedere dei fantasmi), possiede nel primo atto una scrittura sceneggiativa alquanto ben fatta, immettendo, con un ritmo alquanto lento e delicato, degli ottimi mattoncini su cui andare intessere delle solide mura. Difatti, il primo atto pone le basi per un racconto interessante, presentandoci, in maniera corretta e “attrattiva” i personaggi, mostrateci entro il loro mondo e le loro dinamiche interpersonali. Lo spettatore comprende subito, fin dalla prima scena, di trovarsi dentro una dinamica disfunzionale familiare. Abbiamo un uomo, il reverendo, che è il capo del suo casato, e lui che mette l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia, la moglie invece è una persona debole che ci fa trascinare, senza parlare e discutere, nelle scelte del marito. Interessanti anche le dinamiche presenti nei figli, in cui denotiamo il ruolo di capo branco della maggiore che svolge un ruolo autoritario nei confronti dei due fratelli minori, che credono a tutto ciò che queste le asserisce. Il primo atto, inoltre, mette in evidenza una grande gamma di tematiche come la fede cristiana nella Corea del Sud, il complesso di colpa di una madre dopo la perdita di un figlio paraplegico, il modo in cui i testi religiosi, se letti da un bambino, possano essere mal interpretati, tematiche che, però, nel corso del lungometraggio, soprattutto nel secondo atto, non vengono analizzate e sviscerate, anzi, The Other Child nel suo procedere sembra stagliarsi entro situazioni ripetitive che né svolgono un lavoro d’introspezione nell’analisi dei personaggi (soprattutto dell’uomo che vede gli spiriti), né indaga, come dovrebbe, una qualsiasi delle tematiche, perdendosi così entro un enorme calderone di buone idee non sviluppate. Lo stesso finale non è male, anzi possiede in sé una sorta di terrore e senso di folle pazzia, ma il problema è il modo in cui la sceneggiatrice arriva a questa conclusione, ovvero senza creare pathos registico o senso di terrore e dimenticandosi di analizzare temi e personaggi. 

La regista Kim Jin-young crea una regia alquanto statica, incapace di donare tensione alla vicenda, soprattutto se si tratta di un horror movie. L’unico plauso che possiamo farle è la scelta del cast, composto da attori di assoluto livello, partendo da Parco Hyoju e Kim Min-Jae che ci donano delle ottime interpretazione, soprattutto la Min-Jae che riesce a entrare, perfettamente, nei panni di una donna instabile distrutta dalla morte di un figlio (ma non solo). Sorprendenti invece risultano gli attori bambini che offrono, allo spettatore, interpretazioni riuscite. 

Fotogramma di The Other Child (2022)
Fotogramma di The Other Child (2022)

In conclusione

The Other Child è un film abbastanza deludente, soprattutto perché l’incipit, seppur banale, risulta alquanto interessante ricco di sottotrame e tematiche di estremo valore, che però non vengono ben sviluppate. Abbiamo così una casa di mattoni con una buona cementificazione allo stato iniziale e un tetto pieno di buchi. 

Note positive

  • Attori

Note negative

  • Una regia che non sa donare pathos
  • Assenza di tridimensionalità sia nei personaggi che nei temi
  • Una storia, che nel suo procedere, diviene, a tratti, banale, soprattutto il personaggio della Sorellona.  
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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