
Variant
Titolo originale: Xingji bianzhong
Anno: 2021
Nazione: Cina
Genere: fantascienza
Distribuzione italiana: Blue Swan Entertainment
Durata: 88 minuti
Regia: Qilin Li
Sceneggiatura: Qilin Li
Attori: Jim Liu, Shuting Yang, Karl Dominik, Chelsey Mark, Philippe Joly, Alex Zerrath, Eric Heise, Tina Collins, Norbert DuBois, David Rayden
Trailer di “Variant”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Terzo lungometraggio del cineasta cinese Qilin Li, qui impegnato anche in veste di sceneggiatore e montatore, Variant (2021) è una produzione fantascientifica asiatica che vede come interprete principale il taiwanese Jim Liu, attore già noto per le sue partecipazioni in titoli quali The Farewell – Una bugia buona (2019), Ip Man 4 (2019) e No More Bets (2023) . La pellicola approda sul mercato italiano il 6 maggio 2026, venendo rilasciata direttamente nel circuito home video sotto l’egida distributiva di Eagle Pictures e Blue Swan Entertainment
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Trama di “Variant”
Una spedizione spaziale recupera una misteriosa entità aliena all’interno di un minerale estratto da un asteroide. Jamie, un bambino di cinque anni nato a bordo dell’astronave e mai sceso sulla Terra, entra segretamente nel laboratorio scientifico e tocca il contenitore cilindrico che custodisce la creatura, una sorta di girino bianco. L’alieno fuoriesce e muta rapidamente in un’entità di ampie dimensioni che inizialmente tenta un approccio amichevole verso il piccolo. Tuttavia, l’aggressione armata da parte di un uomo ne scatena la cieca ferocia: trasformatasi in un mostro sanguinario, la creatura stermina l’equipaggio. Jamie riesce a sopravvivere raggiungendo la Terra a bordo di una capsula d’emergenza grazie all’estremo sacrificio della madre.
Vent’anni dopo, Jamie lavora in un ospedale psichiatrico dove impiega delle particolari lumache intelligenti per curare i pazienti attraverso un rituale. Proprio mentre l’uomo sta tentando di salvare una vita, la creatura riappare improvvisamente e uccide il personale della struttura. Jamie si ritrova braccato dalla polizia come indiziato numero uno dei delitti. L’unico sostegno possibile proviene dalla collega Luna, sebbene la donna rimanga, inizialmente, profondamente scettica sulla reale esistenza del mostro descritto dall’uomo.
Recensione di “Variant”
Nel corso dei miei primi trentaquattro anni di vita ho avuto l’occasione di visionare una vastissima mole di pellicole, consolidando un bagaglio cinefilo stratificato che spazia tra i generi e le epoche più disparate. Alcune di queste visioni sono nate da un puro interesse personale e filologico, mentre altre sono scaturite dalle costanti collaborazioni professionali con svariati uffici stampa; questi ultimi inviano regolarmente link e materiali digitali richiedendo per questo blog di cinema una possibile disamina critica, un’attività redazionale che svolgo sempre con estremo piacere e dedizione. Sia tra i lungometraggi scoperti per gusto soggettivo sia tra quelli analizzati per precise esigenze editoriali su questo spazio, ho avuto il privilegio di imbattermi in opere di assoluto rilievo artistico, scoprendo grandissimi titoli che probabilmente non avrei mai intercettato se non grazie al prezioso lavoro di mediazione degli uffici stampa. Al contempo, la pratica della visione critica mi ha portato inevitabilmente a confrontarmi con film mediocri e prodotti facilmente dimenticabili, incapaci di lasciare un’impronta significativa nella memoria dello spettatore. Tuttavia, nonostante l’abitudine a confrontarmi con diverse carature qualitative, raramente mi è capitato di visionare una pellicola contraddistinta da una qualità realizzativa così modesta come nel caso di Variant, lungometraggio del 2021 firmato dal cineasta Qilin Li. L’opera si posiziona infatti in una fascia qualitativa insolitamente bassa, rappresentando un caso limite all’interno del panorama sci-fi contemporaneo per le sue evidenti lacune tecniche. Risulta quasi paradossale la scelta editoriale di Blue Swan Entertainment di distribuire questo titolo nel mercato fisico home video anziché limitarsi a una distribuzione in streaming. Tale perplessità nasce dal fatto che la casa di distribuzione è solitamente nota per rilasciare b-movie di genere solidi e talvolta sorprendenti, come dimostrato dalla recente distribuzione di The Loved Ones (2009), un horror di ottima fattura che si distingue per una qualità realizzativa nettamente superiore, nonostante un evidente basso budget.
Nonostante Variant presenti sulla carta una sinossi fantascientifica potenzialmente interessante, la resa filmica si rivela di pessima fattura sin dai primissimi minuti. Il limite più evidente risiede nell’apparato di Computer-Generated Imagery (CGI), che palesa gravi lacune tecniche già nelle sequenze iniziali ambientate nello spazio. Gli effetti speciali non riescono mai a raggiungere una credibilità visiva: il mostro alieno appare visibilmente finto, caratterizzato da una fluidità di movimento scattosa che ne compromette la resa, mentre gli elementi futuristici e le astronavi sono lontani dai fasti della CGI. Sebbene sia doveroso contestualizzare l’opera riconoscendo l’assenza dei budget faraonici di produzioni come Interstellar o Alien di Ridley Scott, il confronto risulta impietoso anche nei confronti di pellicole degli anni ’70 e ’80. Molti film a basso budget di quell’epoca sono stati capaci di creare un’effettistica artigianale di maggior impatto visivo e coerenza estetica. Addirittura, la CGI di Variant appare inferiore, per quanto riguarda la resa degli scenari e della costruzione di navicelle, persino ai classici dello sci-fi italiano come La morte viene dallo spazio, specialmente se si mette in relazione il risultato ottenuto con le tecnologie contemporanee a disposizione di Qilin Li.
Un aspetto curioso riguarda l’evoluzione di questa Computer-Generated Imagery nel corso del minutaggio. Con il procedere della pellicola, si nota un leggero miglioramento nel rendering degli effetti, o forse l’occhio dello spettatore subisce un processo di adattamento visivo che rende gli scontri finali meno sgradevoli rispetto alla CGI dell’incipit spaziale. Tuttavia, in questo scenario di generale precarietà estetica, emerge un’anomalia tecnica sorprendente: la resa digitale della lumaca. Questo specifico elemento, a differenza di tutto il resto dell’effettistica, mostra una cura nel dettaglio, nel texturing e nella tridimensionalità che la rende un elemento visivo riuscito, tanto da poter affermare che, sotto il profilo della modellazione digitale, questa creatura è fatta estremamente bene. Tuttavia, superando le considerazioni sulla mera qualità visiva o fotografica, emergono criticità ancora più profonde riguardanti la regia e la sceneggiatura, comparti in cui Qilin Li non dimostra la necessaria perizia tecnica.
Sotto il profilo della messa in scena, il cineasta palesa incertezze evidenti nel posizionamento di macchina e in svariati tagli di montaggio, dando vita a sequenze d’azione e di combattimento che risultano spesso disorientanti per lo spettatore. Questa mancanza di fluidità narrativa è particolarmente percepibile durante il finale, dove la gestione di un numero elevato di personaggi sulla scena rende arduo comprenderne l’esatta collocazione spaziale. Già dalle sequenze iniziali si denotano passaggi poco chiari nella costruzione scenica nel montaggio, elemento che impediscono di seguire con coerenza l’evoluzione drammatica degli eventi, nel continuo della vicenda.
Al di là, di tali limiti tecnici, il regista riesce comunque a infondere all’opera un’atmosfera singolare, capace di oscillare tra la fantascienza e una forma di commedia tendente al grottesco. In questo contesto vengono inserite situazioni e figure volutamente sopra le righe, interpretate da un cast che si attesta su livelli mediocri. Sebbene la direzione attoriale non risulti del tutto fallimentare, è la sceneggiatura a compromettere il risultato finale attraverso una narrazione spesso illogica e caratterizzata da una scrittura lacunosa. La mancanza di una solida logica interna alla vicenda si manifesta in momenti paradossali, come la lotta finale che si svolge durante una tormenta di sabbia: in questa sequenza, le condizioni climatiche estreme non influenzano minimamente l’azione scenica, rendendo l’intera dinamica visivamente irreale.
La povertà della scrittura finisce così per rendere incomprensibili diversi passaggi filmici, vanificando il potenziale di un soggetto di base che avrebbe potuto offrire spunti interessanti. Questo limite strutturale si riflette anche nella caratterizzazione dei personaggi, tutti contraddistinti da un’estrema bidimensionalità. Il desiderio di esasperare i tratti caratteriali dei protagonisti per sottolinearne la “stupidità” — come accade in modo emblematico con la figura del poliziotto — sfocia in una costruzione drammaturgica delle dinamiche interpersonali che risulta decisamente carente, privando la storia di qualsiasi profondità emotiva o coerenza narrativa
In conclusione
Variant, per tutto ciò che ho scritto, è purtroppo uno dei prodotti sci‑fi più deboli degli ultimi anni, un film che parte da un’idea potenzialmente interessante ma che naufraga rapidamente sotto il peso di una CGI scadente, una regia confusa e una sceneggiatura priva di una vera logica interna. I personaggi sono bidimensionali, le dinamiche narrative incoerenti e molte scelte registiche risultano disorientanti. Un’occasione mancata che, purtroppo, non riesce a distinguersi neppure nel panorama dei B‑movie più modesti.
Note positive
- La CGI sulla lumaca
Note negative
- La sceneggiatura
- La regia
- La scrittura dei personaggi
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazione |
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SUMMARY
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1.6
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