The Loved Ones (2009). Tra sadismo e tensione

Recensione di The Loved Ones (2009): un torture‑porn disturbante e adrenalinico, sostenuto da una villain memorabile e da una regia efficace, pur con sottotrame deboli e personaggi poco approfonditi.

Condividi su
Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright - L'occhio del cineasta
Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright – L’occhio del cineasta

Trailer di “The Loved Ones”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Realizzato nel 2009, The Loved Ones è un lungometraggio ascrivibile al sottogenere del torture porn che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Sean Byrne. Il cineasta, che nel corso della sua carriera ha continuato a esplorare estetiche marcatamente “sanguinolente” con titoli quali The Devil’s Candy (2015) e Dangerous Animals (2025), ha debuttato con questa pellicola presentata in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival il 13 settembre 2009. Successivamente, l’opera ha intrapreso un nutrito percorso festivaliero, toccando rassegne internazionali di prestigio come l’Hong Kong International Film Festival e l’AFI Film Festival, fino a raggiungere il territorio italiano in occasione della 27ª edizione del Torino Film Festival nel novembre dello stesso anno.

Nonostante il successo di critica nei festival, la pellicola non ha beneficiato di una distribuzione cinematografica capillare su scala globale, limitandosi alle sale di nazioni come Stati Uniti, Australia e Giappone, per poi essere veicolata prevalentemente attraverso il mercato home video. In Italia, il destino distributivo del film — che vede protagonisti Xavier Samuel (interprete in Elvis e nel 2026 in Send Help) e Robin McLeavy — è stato particolarmente travagliato. Solo in seguito al riscontro ottenuto dall’ultima fatica del regista, Dangerous Animals, il titolo è stato finalmente recuperato per il pubblico italiano grazie a Blue Swan Entertainment e Eagle Pictures, che ne hanno curato l’edizione in formato Blu-ray e DVD a partire dal 25 marzo 2026

Vuoi aggiunger il titolo alla tua collezione Home video?

Trama di “The Loved Ones”

L’esistenza di Brent viene stravolta da un evento traumatico e improvviso: l’apparizione di un uomo nudo e sanguinante nel bel mezzo di una strada isolata. Nel tentativo disperato di evitare l’ostacolo, il giovane perde il controllo della vettura e si schianta contro un albero, causano la morte istantanea del padre. Sei mesi dopo il tragico incidente, Brent è ancora prigioniero di un devastante senso di colpa, alimentato dal rapporto logoro con la madre, la quale vede nel figlio la causa della propria perdita.

Nonostante il dolore, arriva per il giovane il giorno del ballo scolastico, a cui intende partecipare insieme alla fidanzata Holly. I suoi piani vengono tuttavia stravolti dalle conseguenze di un rifiuto: Brent ha infatti declinato l’invito al ballo di una compagna di scuola, Lola Stone. Dopo un’ennesima lite domestica con la madre, mentre si trova nei dintorni della propria abitazione con il cane, il ragazzo viene brutalmente rapito e drogato da Mr. Stone, il padre di Lola. Condotto nella dimora della famiglia Stone, Brent si ritrova immerso in un incubo domestico senza via d’uscita: i due folli, in nome di una grottesca celebrazione del balletto di fine anno, mettono in atto una feroce tortura fisica sul giovane. In questo scenario di depravazione, emerge un segreto terribile: Lola e suo padre nascondono un passato di efferatezze sistematiche, perpetrate per innumerevoli anni all’insaputa di tutti

Recensione di “The Loved Ones”

Sinceramente, non nutrivo particolari aspettative verso questa pellicola, ma devo ammettere che, pur trattandosi di un prodotto a basso budget, sono rimasto piacevolmente sorpreso. The Loved Ones è un’opera che, al di là di alcuni problemi narrativi, dimostra di saper il fatto suo, risultando ideale per lo spettatore in cerca di scene d’impatto capaci di generare un profondo disturbo interiore attraverso sequenze sanguinose e decisamente raccapriccianti. In fondo, chi si accinge a visionare un film splatter cosa si aspetta, se non che la visione riesca effettivamente a scuoterlo o a incutergli timore? È vero che a tratti il racconto della follia che appartiene a Mr. Stone e Lola va decisamente sopra le righe: ci troviamo di fronte a due personaggi autenticamente folli, caratterizzati da una ferocia e un sadismo che li rendono, per certi versi quasi inverosimili e persino più crudeli e feroci della terrificante Annie Wilkes di Misery non deve morire. Tuttavia, questo eccesso risulta perdonabile dinanzi a una pellicola capace di “ipnotizzare” lo spettatore, avvolgendolo in un’atmosfera tipica del torture porn grazie a un uso sapiente del montaggio. Il film non presenta momenti morti e riesce a mantenere una buona dose di tensione dall’inizio alla fine, pur a fronte di una trama tematicamente quasi inesistente e di personaggi piuttosto bidimensionali, spesso definiti da un’unica caratteristica psicologica che non viene sempre sviluppata realmente. In tal senso sostenere che il protagonista compia un viaggio di formazione appare quasi un errore; anzi, oserei dire che non esiste alcuna reale evoluzione positiva del personaggio. Il focus drammaturgico risiede esclusivamente nella lotta viscerale di un giovane che tenta ardentemente di salvarsi la vita: Brent, nonostante il trauma subito e il profondo senso di colpa per la morte del padre, non desidera realmente perire. In questo contesto, l’assenza di un effettivo percorso di formazione non costituisce un vero difetto, poiché il film punta tutto sulla creazione di un’atmosfera d’impatto orrorifico e poco e niente sull’evoluzione caratteriale dei suoi personaggi, dal protagonista passando per quelli di contorno come la madre o la fidanzata.

Nonostante ciò, nonostante tale scelta di non concentrarsi troppo sulla psiche dei personaggi raccontati, è evidente una netta stonatura all’interno dell’opera: la narrazione legata all’amico di Brent, Jamie (Richard Wilson), e alla sua avventura notturna al ballo di fine anno con la dark lady Mia (Jessica McNamee). Attraverso un montaggio alternato, si passa dalle brutali scene di tortura a momenti più leggeri, dove vediamo i due in macchina a fumare erba, bere e ascoltare musica metal a tutto volume. Sebbene questa storia secondaria, parallela e incrociata con la principale, funzioni nello spezzare momentaneamente il ritmo della pellicola, alla fine dei conti avrebbe dovuto essere resa più avvincente e più funzionale alla trama portante, che tocca solo lateralmente. Se all’interno della pellicola la sequenza splatter funziona egregiamente — merito anche delle splendide performance di Robin McLeavy, perfetta nei panni della giovane folle omicida, e di John Brumpton nel ruolo del padre — la sottotrama riferita a Mia e Jamie appare, in ultima analisi, inutile nello sviluppo drammaturgico, configurandosi esclusivamente come un allungamento non necessario della pellicola. Anche attraverso questa sottotrama, il film tenta di esplorare il tema del convivere con il lutto e dell’affrontare la dolorosa perdita di una persona cara. Tuttavia, se da un lato la linea narrativa principale risulta efficace grazie a una tensione costante e a un susseguirsi di momenti di tortura disturbanti, la sottotrama di Mia e Jamie avrebbe necessitato di una maggiore dose di spessore psicologico, che purtroppo manca quasi del tutto. I due personaggi ci vengono presentati in modo superficiale all’inizio della pellicola; ne scorgiamo i disturbi caratteriali e le difficoltà di interazione — in particolare in Mia — ma l’assenza di un reale approfondimento interiore finisce per compromettere parzialmente la qualità complessiva dell’opera.

Al di là di queste criticità, la pellicola funziona egregiamente nella sua natura di torture porn, un genere esploso nel primo decennio del duemila con una lunga scia di titoli dai risultati efficaci e dalle sequenze raccapriccianti. The Loved Ones si inserisce con merito in questo filone accanto a opere memorabili come Hostel (2005) di Eli Roth, Saw – L’enigmista (2004), Martyrs (2008), Wolf Creek (2005) e La casa dei 1000 corpi (2003). In questo contesto, però, il film di Sean Byrne riesce a distinguersi, non tanto per le scene di tortura, bensì grazie a una villain iconica e inquietante, resa memorabile dall’interpretazione carismatica della protagonista.

Sotto il profilo tecnico e registico, il lungometraggio si configura come un vero e proprio manifesto visivo degli anni 2000. Sin dalle prime sequenze ci si rende conto di trovarsi di fronte a un’estetica tipica di fine anni ’90, sia per una fotografia caratteristica degli splatter (o splasher) di quel periodo, sia per le scelte musicali adottate. Pur non essendo dinanzi a un capolavoro assoluto, l’opera convince per una regia efficace capace di generare un profondo senso di tensione drammaturgica attraverso un ritmo avvincente. L’uso sapiente della macchina a mano, l’impiego di inquadrature strette, un occhio registico attento e autoriale e l’attenzione nel mostrare dettagli crudi nei momenti più opportuni, uniti a stacchi di montaggio talvolta rapidi, conferiscono al film una cadenza perfetta per la creazione di adrenalina e tensione. Il tutto è supportato da una scenografia e una fotografia dai colori profondamente realistici; un cromatismo che rimanda, pur con i dovuti distinguo, a pietre miliari del genere come il cult Non aprite quella porta (1974) e il remake di Le colline hanno gli occhi (1997)

In conclusione

The Loved Ones è uno dei torture‑porn più efficaci del primo decennio 2000, un film che non punta alla profondità psicologica ma alla costruzione di un’esperienza disturbante, viscerale e senza compromessi. Pur presentando sottotrame deboli e personaggi secondari poco sviluppati, la pellicola funziona grazie a un ritmo serrato, una regia incisiva e una villain memorabile come Lola, resa iconica dalla performance magnetica di Robin McLeavy. L’opera non innova il genere, ma lo interpreta con consapevolezza, sfruttando al meglio estetica, fotografia e montaggio tipici dell’epoca. Un film imperfetto, certo, ma capace di lasciare il segno nello spettatore che cerca tensione, crudeltà e un horror senza filtri.

Note positive

  • Robin McLeavy straordinaria: una villain iconica e disturbante
  • Regia efficace, con ottimo uso della macchina a mano e del montaggio
  • Ritmo serrato, senza momenti morti
  • Sequenze splatter costruite con grande impatto visivo

Note negative

  • Sottotrama Mia–Jamie poco sviluppata e poco utile alla narrazione
  • Personaggi secondari bidimensionali
  • Alcuni eccessi sopra le righe che sfiorano il grottesco involontario.
  • Temi psicologici e legati al lutto solo accennati

L’occhio del cineasta è un progetto libero e indipendente: nessuno ci impone cosa scrivere o come farlo, ma sono i singoli recensori a scegliere cosa e come trattarlo. Crediamo in una critica cinematografica sincera, appassionata e approfondita, lontana da logiche commerciali. Se apprezzi il nostro modo di raccontare il Cinema, aiutaci a far crescere questo spazio: con una piccola donazione mensile od occasionale, in questo modo puoi entrare a far parte della nostra comunità di sostenitori e contribuire concretamente alla qualità dei contenuti che trovi sul sito e sui nostri canali. Sostienici e diventa anche tu parte de L’occhio del cineasta!

Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
3.5
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.