Vivants (2023). Storia poco attraente sul giornalismo – Venezia 80

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Vivants - Locandina

Vivants

Titolo originale: Vivants

Anno: 2023

Nazione: Francia, Belgio

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Trésor Films, Artémis Productions

Distribuzione internazionale: Pyramide International

Durata: 86’

Regia: Alix Delaporte

Sceneggiatura: Alix Delaporte, Alain Le Henry in collaborazione con Olivier Demangel, Jeanne Herry

Fotografia: Inès Tabarin

Montaggio: Virginie Bruant

Musiche: Evgueni Galperine, Sacha Galperine

Costumi: Caroline Spieth

Scenografia: Nicolas de Boiscuillé

Attori: Alice Isaaz, Roschdy Zem, Vincent Elbaz, Pascale Arbillot, Pierre Lottin, Jean-Charles Clichet

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il film francese è stato presentato fuori concorso alla 80^ Mostra del Cinema di Venezia. È il quarto lungometraggio della regista francese. Il titolo del film richiama il senso di sopravvivenza. Prossimamente nei cinema italiani, distribuito da Pyramide Films.

Alix Delaporte

Al pari dei miei personaggi, ho esordito nel ruolo di fotoreporter, filmando la vita mentre scorre e affidandomi all’istinto per cavalcarne l’imprevedibile flusso. La mia priorità̀ assoluta nel dirigere questo film è stata quella di ricreare questa rapidità̀ d’azione sul filo del rasoio e servirmene per catturare il groviglio di emozioni rarefatte e di legami umani amplificati che si creano sul campo, così da renderlo il più̀ vivido e commovente possibile.

Trama di Vivants

Gabrielle è una giovane intraprendente che vuole cambiare vita. Dopo un corso di giornalismo, riesce ad avere un colloqui presso una redazione televisiva grazie alla presentazione di un suo docente. La simpatia che nasce con il caporedattore Vincent la aiuterà a ottenere il posto come stagista. Qui, inizierà a imparare il lavoro sul campo, ad assimilarne il linguaggio e gli aspetti tecnici principali. Inoltre, vivrà questo suo nuovo gruppo di lavoro con una familiarità che porterà allo scoperto pregi e difetti di ciascuno.

Recensione di Vivants

La pellicola inizia con la giovane apprendista che entra in una redazione televisiva. Nella frenesia generale, riesce a incontrare una referente e a essere presa in prova grazie a una simpatia innata con il caporedattore. Tutto ciò avviene in maniera lenta, dissonante rispetto al caos che circonda la scena. Alix Delaporte, regista e sceneggiatrice del film, non riesce ad andare oltre a ciò che abbiamo già visto in moltissimi film attinenti redazioni giornalistiche.

Il ritmo imposto alla narrazione non è per nulla utile ai fini di ciò che si vuole raccontare, soprattutto quando non è ben chiara la trama. Di sicuro si discosta dalla commedia, visto che la relazione fra la protagonista e il caporedattore rimane velata, in una miscellanea di corteggiamento e sfida. Può essere un dramma, ma non ha un fine lineare come, ad esempio, The Post o Il caso Spotlight. Il filo conduttore è la crescita professionale di Gabrielle, interpretata da Alice Isaaz, frammentata da alcuni momenti di vita redazionale, spesso drammatici.

Vivants - Alice Isaaz in una scena del film
Vivants – Alice Isaaz in una scena del film

Delaporte, non agevolata dai colleghi Alain Le Henry, Olivier Demangel e Jeanne Herry, mette insieme delle situazioni lasciandole scollate. Il che potrebbe essere funzionale se il lavoro fosse autorale, ma così non è. La regia non offre nessun momento esaltante o particolare. Stessa cosa per quanto riguarda la musica, i costumi, la scenografia e il montaggio. In questo scorrere di immagini, non si riesce ad entrare in contatto con l’essenza del film, ovvero il rimanere vivi richiamato dal titolo.

Alix Delaporte

[…] Nelle zone di guerra, c’è un’incredibile resilienza, specialmente tra i giovani, che li spinge a raggiungere la luce. È anche il caso dei giornalisti di Vivants […] c’è anche una forma di dipendenza dall’adrenalina che deriva dal filmare in zone difficili. È in quei momenti di paura e di incontro ravvicinato con la morte che ci si sente più vivi.

Il dramma che coinvolge il collega, vittima di un attentato mentre sta facendo un reportage, piuttosto che l’ansia personale e professionale del giornalista che poi, davanti alle telecamere, si trasforma nel più incisivo dei cronisti. Questi sono tutti elementi che rimangono fini a sé stessi, non incidenti la crescita della protagonista, la quale rimane sempre nel limbo della goffaggine. La sua evoluzione si avrà solo in un prevedibile e scontato finale, con una giraffa libera per le strade parigine che dovrebbe rianimare il pubblico. Anche la relazione fra Gabrielle e Vincent è disfunzionale in questa rappresentazione, visto che non se ne vede né il fine né la fine. Il loro approccio pavoneggiante non ha un senso per quanto riguarda la storia professionale della protagonista e non gli viene dato un senso in merito a una relazione sentimentale.

In tutto questo bailamme di immagini, la Tour Eiffel fa sporadicamente l’apparizione nei più diversi tagli, anche questi senza un’apparente logica. Il punto di forza di Delaporte è il cast, che riesce, anche se faticosamente, a non far perdere completamente l’interesse verso il racconto. Non per niente, sono tutti attori d’esperienza.

Vivants - Un frame della pellicola
Vivants – Un frame della pellicola

Alice Isaaz rimane intrappolata in un personaggio chiuso dalla sua narrazione. Se, inizialmente, le viene concessa quella volontà che ne accentua l’arguzia, si ritrova poi a diventare colei che crea più disagi che altro, a sottolinearne l’inesperienza. Gli altri interpreti hanno più libertà d’azione e possono giocare su sfumature diverse. Pascale Arbillot riesce a rendere la sua Camille ben attinente al suo ruolo, fra frenesia e controllo, e a donarle anche delle sfumature emotive che non sono così scontate. Jean-Charles Clichet, visto a Venezia 80 anche in En attendant la nuit, offre un lato umano interessante al bipolarismo emotivo di Kosta. Damien, interpretato da Vincent Elbaz, risulta convincente come elemento disturbante della quiete redazionale, così come non risulta scontato nel suo post incidente. Roschdy Zem ha forse la parte più difficile: riesce a mantenere Vincent in una sorta di limbo, fra gestione emotiva e professionale. Il loro insieme è decisamente efficace, in termini di rappresentazione della struttura familiare di questo clan lavorativo.

In conclusione

Il film francese non offre spunti originali, né in termini di storia né in quelli di rappresentazione. La narrazione è talmente frammentata che risulta difficile esserne coinvolti. Nel complesso, la pellicola è assonante con l’immagine della Tour Eiffel che la regista offre al suo interno.

Note positive

  • Attori strutturati

Note negative

  • Poca originalità
  • Narrazione frammentaria
  • Rappresentazione senza guizzi interessanti
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Renato Soriano
Renato Soriano

Mi occupo di spettacolo ed eventi culturali dal lontano 1991. Nasco come attore per diventare poi regista e autore teatrale. I miei studi mi hanno portato a specializzarmi verso la rappresentazione omonormativa nel cinema, italiano e non. Inoltre, sono ideatore del progetto TeatRealtà, legato alla consapevolezza delle nuove tecnologie usando il teatro come realtà.

Articoli: 39

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