Archive 81 – Universi alternativi – prima stagione (2022): la serie horror ispirata al podcast di Sollinger e Powell

Archive 81 – Universi alternativi - Locandina promozionale

Archive 81 – Universi alternativi

Titolo originale: Archive 81

Anno: 2022

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Horror

Casa di Produzione: Atomic Monster Productions

Distribuzione: Netflix

Ideatore: Rebecca Sonnenshine

Stagione: 1

Puntate: 8

Regia: Rebecca Thomas, Justin Benson, Aaron Moorhead, Haifaa Al Mansour

Sceneggiatura: Rebecca Sonnenshine, Paul Harris Boardman, Michael Narducci, Evan Bleiweiss, Bobak Esfarjani, Helen Leigh

Fotografia: Julie Kirkwood, Bobby Bukowski, Nathaniel Goodman

Montaggio: Tyler Cook, Amelia Allwarden, Patrick Smith, Joel Pashby

Musica: Rob Lowry, Ben Salisbury, Geoff Barrow

Attori: Mamoudou Athie, Dina Shihabi, Martin Donovan, Matt McGorry, Julia Chan, Evan Jonigkeit, Ariana Neal

Trailer di Archive 81 – Universi alternativi

Netflix il 14 gennaio 2022 rilascia sulla sua piattaforma l’horror soprannaturale Archive 81, che vede nei ruoli di produttori esecutivi nomi di primo livello nel panorama seriale/cinematografico e del genere horror come Rebecca Sonnenshine (The Boys, The Vampire Diaries), James Wan (Saw, Malignant, Aquaman) oltre a Michael Clear del franchise Atomic Monster e Rebecca Thomas, che riveste sia il ruolo di produttore sia di regista, andando a dirigere ben quatto puntate compreso il pilot e il finale di stagione. La serie è ispirata all’omonimo podcast di successo, nato nell’agosto 2015, del duo Sollinger e Powell, sfruttando un espediente narrativo innovativo per i podcast in cui non è presente un narratore onnisciente ma il tutto è narrato in prima persona dai vari personaggi dello show, così ogni puntata mostra una prospettiva divergente dei fatti e assolutamente personale. La versione televisiva però sarà un successo come lo è stato il podcast?

Trama di Archive 81 – Universi alternativi

Dan Turner (Mamoudou Athie) ha avuto un passato difficile, la sua famiglia è morta in un incendio quando era piccolo, segnandolo nel profondo, sensazioni che sono rifiorite fuori quando si è lasciato con la sua fidanzata, evento che l’ha costretto a curarsi in una clinica psichiatrica per ritornare in uno stato di salute mentale. L’uomo, un solitario, che ha come unico amico Mark, colui che si occupa di podcast connessi al sovrannaturale, è un appassionato di filmati d’epoca su nastro e proprio grazie a questa sua passione svolge il lavoro di archivista presso un museo di cinema; ma sua la vita tranquilla verrà scossa nel momento in cui viene contattato da un uomo d’affari che gli dà un incarico molto particolare e ben retribuito: recarsi in un luogo isolato da tutto e da tutti e riparare dei vecchi nastri andati distrutti in un incendio avvenuto nel 1994 al Viser, uno storico e particolare condominio pieno di misteri.

Nei nastri Dan scopre la vita, le emozioni e i dolori di Melody Pendras (Dina Shihabi), una giovane studentessa che intende realizzare un documentario sulla storia e sugli abitanti del Viser, ma proprio attraverso questi nastri l’archivista scopre una storia inquietante e piena di misteri connessa a eventi tragici, forse occulti. Ciò che è una storia su nastro però incomincia a prendere vita anche nel presente, così tanto che Dan inizia a vedere Melody e a parlare con lei di persona, ma come è possibile? La giovane fa parte di un’altra dimensione? Oppure è un fantasma? O semplicemente Dan sta avendo una crisi psicologica,un po’ com’è avvenuto a J. Torrance di Shining?

Archive 81. Mamoudou Athie as Dan Turner in episode 101 of Archive 81. Cr. Quantrell D. ColbertNetflix © 2021
Archive 81 – Universi alternativi: Mamoudou Athie è Dan Turner nell’episodio101 of Archive 81. Cr. Quantrell D. ColbertNetflix © 2021

Recensione di Archive 81 – Universi alternativi

Credi in un mondo diverso dal nostro? Forse, mentre tornavi a casa di notte hai creduto che qualcuno ti guardasse, ma quando ti sei girato, non c’era nessuno. Forse ti sei intravisto in una stanza affollata. No, non in uno specchio. Un altro te… Alcuni potrebbero ignorare questi strani eventi, senza mai ripensarci, ma altri potrebbero chiedersi se per caso hanno intravisto un altro mondo.

Cit. Archive 81 – Universi alternativi

Un destino, un terribile passato connesso alla misteriosa entità divina/demoniaca del Kaelego, tre linee temporali che s’incrociano per andare a creare una storia profonda e radicata negli anni che ha tutto il potenziale per forgiare una serie che rimarrà nella storia dell’horror, perché Archive 81 – Universi alternativi sfrutta un materiale di partenza di estremo valore e originalità.

La serie ideata da Rebecca Sonnenshine ha il pregio di saper inquietare, avvolgere nell’oscurità e nell’enigma il proprio spettatore, andando a creare una fitta rete d’intrighi e misteri capaci di creare la giusta tensione narrativa senza l’uso di veri e propri colpi di scena tipici della serialità, ma gli sceneggiatori vanno a creare una storia che parte piano, lentamente (soprattutto nei primi due episodi che potrebbero far allontanare dalla serie i meno temerari) per poi entrare man mano entro una dimensione infernale da thriller psicologico, che richiama per stile alcuni lungometraggi di Roman Polański come Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York o L’inquilino del terzo piano, proprio con quest’ultimo sono evidenti alcuni richiami di atmosfera e di scrittura soprattutto nella creazione degli abitanti del Viser, e del loro rapporto che attuano con Melody. Gli inquilini del condominio ci appaiono come esseri grotteschi, assurdi, quasi come dei folli, mostrando una loro strana connessione con quell’edificio, un luogo con una storia profonda e radicata nel male che assume il ruolo di personaggio di primo piano all’interno di questi otto episodi che costituiscono la prima stagione.

L’elemento demoniaco traspare non solo dalla vicenda o dalla scenografia ma anche grazie alla terrificante e angosciante melodia Visser Tune realizzata da Geoff Barrow e Ben Salisbury. In origine il pezzo musicale doveva avere un testo ma con il lavoro costante è divenuta una traccia profondamente primordiale e semplice che dà la sensazione di un respiro oscuro costante e presente. La composizione avvolge l’intera narrazione e forse si esagera, facendola ascoltare anche in momenti non del tutto adatti. Non ha senso “drammaturgico” farla sentire quando non si è nella cripta o quando non avviene il rito.

Archive 81 – Universi alternativi - Foto dal set
Archive 81 – Universi alternativi – Foto dal set

La tensione come marchio di fabbrica

La suspense è la forza fondante di Archive 81 – Universi alternativi. La tensione viene creata sfruttando con sapienza le varie linee temporali che vengono ben sfruttate e connesse a livello di sceneggiatura a montaggio, tanto da divenire due parti che interagiscono in maniera profonda all’interno della narrazione. Quali sono le due linee temporali principali?

  1. Il presente: siamo nel 2019. Dan tenta di riparare le VHS di Melody Pendras che sono danneggiate dall’incendio avvenuto nel 1994 al Viser, andando a trasferire il contenuto dall’analogico al digitale.
  2. La vicenda, mostrata attraverso le cassette vhs (ma non solo) di Melody, che per la tesi finale del college decide di recarsi al Viser armata di videocamera per girare una sorta di documentario che tratti degli abitanti di questo palazzo storico, ma il suo vero obiettivo è trovare una donna che dovrebbe vivere al Viser e che potrebbe essere sua mamma, che l’ha abbandonata da piccola.

Le due linee sono connesse tra loro e servono per far evolvere Dan, poiché l’archivista all’interno dei video analogici non scopre solo gli ultimi giorni di Melody, dal suo arrivo al Viser all’incendio, ma scoprirà informazioni su se stesso e sulla sua famiglia, soprattutto riguardo al padre che pare invischiato dentro la storia della giovane. Le VHS inoltre avranno un potente effetto sul giovane tanto da catapultarlo a livello emotivo nel mondo di Melody, ora lui tifa per lei e vuole comprendere ciò che è realmente accaduto in quel luogo, certo che la ragazza stava raccontando la verità.

Lo spettatore si immedesima nell’archivista ma ben presto mette in dubbio ciò che vede e il suo comportamente, soprattutto quando inizia ad avere delle visioni e a vedere in prima persona Melody come se fosse accanto a lui. Queste visioni sono reali o frutto di disturbi personali, causate da momenti di ansia e di stress? Anche Dan dovrà scoprirlo e per farlo solo le VHS potranno dargli le rispetto che cerca.

Archive 81. (L to R) Julia Chan as Anabelle Cho, Dina Shihabi as Melody Pendras in episode 101 of Archive 81. Cr. Courtesy Of Ne
Archive 81. (L to R) Julia Chan as Anabelle Cho, Dina Shihabi as Melody Pendras in episode 101 of Archive 81. Cr. Courtesy Of Ne

Risulta interessante l’uso che la serie fa dello strumento metacinematografico, elemento fondante della narrazione e dello stile registico dello show.  Archive 81 – Universi alternativi vive nel connubio tra “passato” e “presente”, tra “indagine” e “found footage”. I materiali d’archivio su nastro sono usati in maniera innovativa poiché non siamo all’interno di film puri alla The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair, Necropolis – La città dei morti o Il passo del diavolo in cui il tutto è mostrato attraverso dei filmati privi di montaggio che vengono ritrovati dopo eventi tragici, ma siamo dinanzi a un mix di fatto:

  1. Alcuni parti vengono mostrate in versione VHS. Abbiamo un unica prospettiva quella della videocamera, quella che Dan scopre guardando le cassette. Da queste l’archivista scopre la storia. Per realizzare questi nastri i registi hanno optato di fare girare tali scena direttamente all’attrice, la quale mentre recitava teneva per mano una vera Sony Hi8mm, il tutto per dare un risultato più autentico alla narrazione.
  2. Tratti (le maggiori) della vicenda di Melody vengono mostrati da una prospettiva classica al di fuori del classico video found footage.

L’aver usato entrambe le dinamiche dà quel senso di essere dinanzi a fatti storici realmente accaduti e dall’altro permette di farci scoprire più profondamente l’edifico e i personaggi che lo abitano e dà allo spettatore la possibilità di conoscere ed empatizare al meglio con Melody, che risulta ben interpretata da Dina Shihabi. Parlando di Found Footage è interessante anche l’uso che viene fatto dei filmati storici, che vengono sempre mesi a inizio puntata per approfondire eventi e concetti che poi saranno rianalizzati e sfruttati all’interno dell’episodio.

L’elemento della VHS e del nastro filmico, oltre a donare alla storia un sapore vintage, possiede anche una tematica intrinseca al sovrannaturale, in quest’ottica la serie tratta del concetto di fotografia spirituale, dimostrando come le anime e gli spiriti possono essere catturati su nastro e rimanere all’interno di questi contenitori potendo fuoriuscire da questi. Non a caso proprio mentre guarda le riprese di Melody, Dan avrà delle visioni di un’entità mostruosa, forse di un mostro catturato all’interno delle riprese e che connotano così quei VHS come un qualcosa di dannato.

In conclusione

La serie si dimostra originale e inquietante, anche se per comprendere ed entrare all’interno di Archivie 18 serve qualche puntata e vanno soprattutto superate le prime due che possono apparire fin troppo lente e noiose, ma dalla terza si entrerà nel mood oscuro voluto da Rebecca Sonnenshine e che ci consegna una stagione ben costruita sia nei suoi personaggi che nel suo sottotesto drammaturgico non dimostrandosi assolutamente inferiore a prodotti di punta Netflix di Flanagan come Midnight Mass o Bly Manor. Se queste due serie vi hanno entusiasmato, non potete perdervi questo horror a tratti fantastico e fantascientifico di Netflix.

Note positive

  • Suspense creata tramite la regia, sceneggiatura e montaggio
  • L’uso dei nastri: sia narrativo che simbolico
  • L’aver dato una nuova veste ai found footage

Note negative

  • Le prime due puntate a tratti troppe lente
  • Nel finale troviamo un colpo di scena evitabile, riguardo a un personaggio secondario.

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