Django Unchained: Un western alla Tarantiniana

Trailer Italiano di Django Unchained

Trama di Django Unchained

Alla vigilia della guerra civile americana, più precisamente nel 1858, durante il trasporto di un gruppo di schiavi, “da qualche parte in Texas” due mercanti si imbattono nel dottor Schultz, un ex dentista tedesco, ora cacciatore di taglie, interessato all’acquisto di uno dei prigionieri al seguito dei due uomini, Django.

Il dottore, da uomo dotto e acculturato qual è, si prende gioco dei due mercanti e della loro ignoranza e in men che non si dica, un rapido scontro a fuoco porta alla morte di uno dei due e al ferimento dell’altro, il quale, impossibilitato nel reagire, consegna Django, prima di venire a sua volta ucciso.

Schultz promette al giovane schiavo la libertà, in cambio del suo aiuto nel riconoscere i fratelli Brittle, tre fuorilegge ricercati dalle autorità. Tra i due uomini si crea ben presto un forte legame e, una volta terminato il lavoro, con l’uccisione dei tre fratelli ricercati, Schultz propone a Django, ormai uomo libero, una collaborazione per l’inverno. L’ex dentista infatti prende a cuore la storia del suo amico e collega, il quale è sposato ed è disposto a tutto per ritrovare la sua bellissima moglie Broomhilda (dal tedesco Brünnhilde), di proprietà di un qualche negriero nell’America del Sud. Il dottore propone quindi una collaborazione come cacciatori di taglie, in cambio del suo aiuto per ritrovare la ragazza.

(Spoiler)

Trascorso l’inverno i due uomini scoprono che Broomhilda è stata venduta a uno dei più ricchi latifondisti del Mississippi, Calvin Candie e, fingendosi negrieri interessati all’acquisto di lottatori Mandingo, riescono ad avvicinare il facoltoso schiavista e a ottenere la sua attenzione grazie a un’offerta economica alquanto interessante.

Giunti a Candyland, piantagione di cotone di proprietà del signor Candie, Schultz e Django, ormai resisi conto della crudeltà e della violenza perpetrate dal ricco latifondista e dai suoi sottoposti, riescono a informare la giovane sposa del loro piano per portarla in salvo ma devono fare i conti con il capo della servitù del signor Candie, Stephen, che presto intuisce il raggiro messo in atto dai due cacciatori di taglie e, informato il suo padrone, dà il via a un epilogo mozzafiato, segnato dal sangue e dalla violenza

Recensione di Django Unchained

Era ancora il 2007 quando Quentin Tarantino dichiarò pubblicamente, in un’intervista al Daily Telegraph, la sua intenzione di realizzare una pellicola che fosse basata sul genere dello “Spaghetti Western” e che raccontasse, a suo modo, una delle più grandi atrocità della storia americana: la schiavitù. Il cineasta del Tennessee mantenne la parola e cinque anni dopo, nel 2012, regalò al suo pubblico l’ennesimo capolavoro, un film nel quale non è semplice distinguere dove stia l’elemento di spicco, se nella scrittura, nelle interpretazioni, nella regia o nella tematica, ma un film in cui tutte queste parti convergono perfettamente in quello che è inoltre un omaggio a una parte importante della storia del cinema.

L’omaggio in Django Unchained

(Django) Django, have you always been alone?
(Django) Django, have you never loved again?
Love will live on, oh, oh
Life must go on, oh, oh
For you cannot spend your life regretting
(Django) Django, you must face another day
(Django) Django, now your love has gone away
Once you loved her, whoa, oh
Now you’ve lost her, whoa, oh
But you’ve lost her forever, Django
When there are clouds in the skies and they are grey
You may be sad, but remember they’ll all soon pass away
Oh, Django, after the showers
The sun will be shining
Once you loved her, whoa, oh
Now you’ve lost her, whoa, oh
But you’ve lost her forever, Django
When there are clouds in the skies and they are grey
You may be sad, but remember they’ll all soon pass away
Oh, Django, after the showers
The sun will be shiningDjango
Oh, oh, oh, Django
You must go on
Oh, oh, oh, Django

La passione che muove Quentin Tarantino nel suo far cinema è sempre ammirevole; egli dimostra costantemente un’enorme ammirazione nei confronti di chi ha reso grande la settima arte ed è stato protagonista della storia del cinema. Con l’apertura del film il regista vuole mostrarci esattamente questo: la canzone che accompagna i titoli di testa e dà il via alla narrazione era infatti stata composta da Luis Bacalov nel 1966 in occasione del quasi omonimo “Django”, diretto da Sergio Corbucci, uno dei maestri dello “spaghetti western”, e con protagonista Franco Nero (qui presente in un cameo durante la battaglia tra due lottatori mandingo). È chiaro quindi fin dall’inizio e poi per tutta la durata dell’opera, il forte richiamo al film del regista romano, film che negli anni ’60 fece scalpore per la sua crudeltà ma che divenne ben presto una delle pietre miliari del genere tanto caro a Tarantino. Corbucci non è stato certo l’unico a essere omaggiato dal cineasta originario del Tennessee: sempre attraverso la musica egli si avvicina a quello che è forse il suo più grande idolo, Sergio Leone, inserendo in una scena del film il brano “Ancora qui”, cantata da Elisa e composta dal maestro Ennio Morricone, storico collaboratore del regista italiano.

Tarantino realizza quindi un “western” ben consapevole di quali siano i paradigmi del genere e i grandi classici a cui ispirarsi ma al contempo non può sottrarsi dall’arricchire la sua opera avvicinandola anche a un altro genere da lui fortemente stimato: il genere della “blaxploitation” [da “black” (“nero”) + “exploitation” (“sfruttamento”)], nato negli Stati Uniti nei primi anni ‘70 e pensato prevalentemente per un pubblico afroamericano. Il regista, che già si era approcciato a tale genere cinematografico con un’altra sua grande opera: “Jackie Brown“, lo sperimenta in questo caso in maniera differente, avvicinandolo allo “spaghetti western” e unendo il tutto con il suo immancabile tocco “pulp”, che fa della violenza iperrealista uno dei suoi più importanti marchi di fabbrica

La scrittura e le interpretazioni

Ace Speck: Chi è che inciampa nell’oscurità? Dichiara che vuoi o preparati a farti azzoppare.

Dr. Schultz: Calma… calma, galantuomini. Non ho intenzioni nocive. Non sono che un affaticato compagno di viaggio. Buona gelida serata, galantuomini. Sto cercando un paio di mercanti di schiavi che rispondono al nome di Speck Brothers. Sareste voi?

Ace Speck: Chi vuole saperlo?

Dr. Schultz: Beh, io. Sono il Dottor King Schultz. Il mio cavallo, Fritz.

Ace Speck: Che razza di dottore?

Dr. Schultz: Dentista. Allora, siete gli Speck Brothers e avete acquistato questi uomini all’asta degli schiavi di Greenville?

Ace Speck: Se fosse?

Dr. Schultz: Se fosse gradirei un abboccamento con voi.

Ace Speck: Parla cristiano.

Dr. Schultz: Desolato, compatitemi, è una seconda lingua.

Django Unchained

Finiti i titoli di testa, la narrazione prende il via e fin da subito sono ben chiari due elementi che attribuiscono all’opera un altissimo spessore: la sceneggiatura e le interpretazioni. Tarantino, premiato all’Oscar (per la seconda volta dopo “Pulp Fiction”), ancora una volta regala al pubblico una scrittura straordinaria, affascinante in quanto capace di catturare con la sua brutalità e la sua violenta e spietata rappresentazione dell’uomo. Crea dei personaggi sempre accattivanti e accuratamente pensati che puntualmente affida ad attori eccezionali, abilissimi nel vestire la parte a loro assegnata. Christoph Waltz è probabilmente l’esempio più calzante per descrivere la professionalità e la bravura che gli interpreti mettono in mostra: il suo colto e raffinato dottor Schultz incanta fin dalla prima scena e appassiona per tutta la durata del film. Premiato anch’egli all’Oscar per la seconda volta dopo il sempre tarantiniano “Bastardi Senza Gloria”, assieme a suoi colleghi impreziosisce i dialoghi con il proprio talento e fa innamorare lo spettatore del suo personaggio.

La tematica

Dr. King Schultz: Quando avremo accesso quelle piantagioni metteremo in scena una commedia. Tu interpreterai un personaggio. Durante la commedia, non si può uscire mai dal personaggio. Stai seguendo?

Django: Sì, non si può uscire.

Dr. King Schultz: E il tuo personaggio è quello del valletto.

Django: Che sarebbe?

Dr. King Schultz: Un modo elegante di dire servo.

Django: Valletto?

Dr. King Schultz: E ora Django, scegli pure il costume del personaggio.

Django: Posso scegliermi i vestiti da solo?

Dr. King Schultz: Certo che puoi!

Django Unchained

Una delle pagine più nere della storia americana, e non solo, è certamente quella che racconta le atrocità della schiavitù: disumana quanto raccapricciante e qua rappresentata senza veli, senza censura, senza alcun freno. La “n-world” viene ripetuta costantemente come fosse un intercalare, viene esasperata e caricata di odio e disprezzo; una fetta di popolazione dell’America del Sud ci è mostrata in tutta la sua ignoranza, rimarcata dall’evidente scarto culturale tra Schultz (rappresentate di un’Europa superiore in quanto a cultura ed eleganza) e tutti gli altri personaggi.

Fondamentali sono pertanto i rapporti che si instaurano all’interno del film, come per esempio quello tra il dottore e il perfido latifondista Calvin Candie, rapporto tra due uomini d’indole e principi totalmente opposti che sembra sempre sul punto di esplodere, in un’”escalation” che arriva all’apice nel finale. Al contempo però il regista statunitense riesce a emozionare opponendo a tali tematiche la bellezza e la forza dell’amore e dell’amicizia. Tra il protagonista Django e il personaggio interpretato da Waltz si instaura un solido legame segnato dal rispetto reciproco, un’unione che aiuta il giovane uomo, reso libero, ad affrontare un mondo a lui avverso, in nome dell’amore per la sua bellissima moglie e mosso da una grande sete di vendetta.

Django Unchained” è quindi un’opera d’arte perfettamente architettata: potente, eccitante e suggestiva, un continuo tentativo di prevalsa del bene in un mondo malvagio, che suscita rabbia ma al contempo infonde coraggio.

NOTE POSITIVE

  • Sceneggiatura
  • Interpretazioni
  • Tematica
  • Rapporti tra i personaggi
  • Colonna Sonora

NOTE NEGATIVE

  • Nessuna in particolare

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