La stregoneria attraverso i secoli (Häxan): Tra documentario e arte

La stregoneria attraverso i secoli (Häxan): Tra documentario e arte 1


La stregoneria attraverso i secoli 

Titolo originale: Häxan

Anno: 1922

Paese: Svezia

Genere: Documentario / Horror / Storico

Casa di produzione: Svensk Filmindustri

Prodotto da: Benjamin Christensen

Durata: 1 hr 45 min (105 min)

Regia: Benjamin Christensen

Sceneggiatura: Benjamin Christensen

Montaggio: Edla Hansen

Dop: Johan Ankerstjerne

Attori: Maren Pedersen, Karen Winther, Elith Pio, John Andersen, Paul Reumert, Oscar Stribolt, Clara Pontoppidan, Tora Teje, Albrecht Schmidt, Benjamin Christensen

Trailer di La stregoneria attraverso i secoli

RECENSIONE DI HÄXAN

Dopo i due tedeschi Robert Wiene (Il gabinetto del dottor Caligari, 1920) e Friedrich Wilhelm Murnau (Nosferatu, 1922), ci pensò il danese Benjamin Christensen a gettare il terzo tassello fondamentale per la costruzione del grande cinema horror ai tempi del muto. Lo fece nel 1922 con Häxan, noto in Italia come La stregoneria attraverso i secoli, una contaminazione di generi pionieristica e di estremo fascino anche a un secolo di distanza.

Un po’ documentario e un po’ tradizionale fiction in costume, Häxan è stato pensato da Christensen come uno studio dalle forti implicazioni accademiche e polemiche, ma a oggi è soprattutto un grandioso e suggestivo esperimento capace di turbare con il suo pedigree perverso, oltre che di rappresentare il precursore del filone demoniaco negli horror, culminante nel capolavoro di William Friedkin, L’esorcista.

Del film esistono varie versioni, tra cui quella americana commentata dallo scrittore William S. Burroughs, autore di Il pasto nudo.

TRAMA DI HÄXAN

Häxan si compone di sette parti connesse tra loro per esplorare i fenomeni di stregoneria e satanismo dall’antichità al rinascimento, con un unico preciso intento: annichilire le paranoiche considerazioni che gli uomini del tempo avevano sulle malattie mentali.

Il taglio documentaristico di alcune delle sette parti si incastra a lunghe digressioni di finzione, più narrative e ambientate nel 1400, che esplicano il clima di isteria e sospetto che aleggiava nell’Europa dell’Inquisizione.

In particolare si segue la drammatica vicenda dell’anziana mendicante Marie the Weaver (Emmy Schönfeld) che viene fatta prigioniera e torturata affinché confessi di praticare la stregoneria e di aver banchettato con il Diavolo (interpretato dallo stesso regista).

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Una scena di Häxan
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Emmy Schönfeld in Häxan

ANALISI DI HÄXAN

Magnetico, cupo e allucinatorio, Häxan è un film difficile da inquadrare e da giudicare sotto i più tradizionali parametri di analisi. Si tratta di un’opera libera e anarchica in cui Christensen fa sfilare le immagini più sconcertanti (reperite da documenti storici, per lo più) in un infernale flusso che mescola gli intenti intellettuali con la purezza della finzione cinematografica.

Häxan rappresenta con schiettezza tutta la violenza causata dall’ignoranza umana, dalla recondita paura di ciò che l’uomo non comprende. Mettendo a confronto la caccia alle streghe con gli studi moderni sulle malattie mentale, Christensen ha sottolineato quanta poca differenza ci possa essere tra l’eventuale pericolosità della follia patologica e il fanatismo religioso cieco. Si tratta di una sottigliezza estremamente raffinata, sorprendente per il tempo e ancor oggi attuale.

Parate di demoni, streghe torturare dall’inquisizione e rituali sabbatici prendono vita grazie a una visionaria messa in scena, perfettamente consapevole della potenza di effetti speciali ottici o di imponenti scenografie. La recitazione espressiva valorizzata dai primi piani, l’eccentrico impiego del set chiuso come del dettaglio in primo piano aumentano a dismisura le sensazioni di irrequietezza e claustrofobia in un modo non dissimile da quello adoperato da Tobe Hooper in Non aprite quella porta.

Precursore anche del filone filmico sulle possessioni demoniache, amato giustamente dagli artisti della corrente surrealista, Häxan è destinato a crescere con più visioni, durante le quali non si potrà far altro che carpire le innumerevoli sfumature in chiaroscuro di un capolavoro esponenziale, in cui nulla è lasciato al caso.

LATI POSITIVI

  • Il messaggio anticlericale.
  • Effetti speciali ottici e ricostruzione storica di scenografie e costumi.
  • L’atmosfera generale, cupa e claustrofobica.
  • Ritmo pacato ma molto avvolgente.

LATI NEGATIVI

  • Nessuno.

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