
Io sono Frankelda
Titolo originale: I Am Frankelda (Soy Frankelda)
Anno: 2025
Paese: Messico
Genere: animazione, fantasy, musicale
Casa di produzione: Cinema Fantasma, Warner Bros. Discovery, Cine Vendaval, Woo Films
Distribuzione italiana: Netflix
Durata: 113 minuti (festival), 103 minuti (cinema)
Regia: Arturo Ambriz, Roy Ambriz
Sceneggiatura: Arturo Ambriz, Roy Ambriz
Fotografia: Fernanda G. Manzur, Irene Melis
Montaggio: Gabriel Acuña
Musiche: Kevin Smithers
Doppiatori originali: Mireya Mendoza, Arturo Mercado Jr., Luis Leonardo Suárez
Trailer di “Io sono Frankelda”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Io sono Frankelda (2026) rappresenta un ambizioso progetto di Cinema Fantasma, una casa di produzione cinematografica con sede a Città del Messico, fondata dai fratelli Bono e Royan Bris. Lo studio si è distinto nel panorama internazionale per la sua specializzazione nel cinema d’animazione in stop-motion, attirando l’attenzione di maestri del genere. Lo stesso Guillermo Del Toro ha espresso parole di grande stima per il collettivo messicano, dichiarando:
“Cinema Fantasma è un gruppo esemplare. La loro passione assoluta per il cinema d’animazione li spinge a inventare nuove forme di produzione e finanziamento. È decisamente un collettivo da tenere in considerazione: creativo, libero e pieno di vitalità.”
Questo spirito innovativo ha portato lo studio a realizzare nel 2021, in collaborazione con Cartoon Network LA Original Production, la serie antologica in stop-motion Sustos ocultos de Frankelda. L’opera, che nel 2021 giunge a una stagione composta da cinque episodi della durata di dodici minuti ciascuno, vede protagonista Frankelda, una misteriosa scrittrice fantasma. Accompagnata da Herneval, un burbero libro alato e incantato, la protagonista narra storie terrificanti di mostri a un gruppo di bambini intrappolati all’interno di una dimora senziente. La serie ha ottenuto un successo prestigioso, aggiudicandosi i premi per la Miglior Serie Animata e il Miglior Design di Animazione ai Quirino Awards, segnando inoltre il primato come prima produzione in stop-motion creata per HBO Max, dove ha debuttato il 12 ottobre 2023 dopo la precedente distribuzione messicana su Cartoon Network nel 2021.
Sulla scia di questo successo, nel 2025 prende forma il film prequel intitolato Soy Frankelda, diretto dai creatori stessi della serie, Roy Ambriz e Arturo Ambriz, storici collaboratori e menti creative dietro Cinema Fantasma. Questa pellicola non solo segna il debutto ufficiale dello studio nel formato lungometraggio, ma rappresenta un evento storico per l’industria cinematografica del Paese, essendo il primo film interamente realizzato in stop-motion mai prodotto in Messico.
Il lungometraggio ha iniziato il suo percorso internazionale con la premiere mondiale il 6 giugno 2025 al 40º Festival Internacional de Cine en Guadalajara, proseguendo poi la sua corsa all’Annency International Animation Film Festival in Francia e approdando nelle sale messicane, guatemalteche e panamensi nell’ottobre dello stesso anno tramite Cinépolis Distribución. Dopo essere stata proiettata al Tokyo International Film Festival, l’opera ha destato l’interesse di Netflix, che ne ha acquisito i diritti mondiali per la distribuzione in streaming a partire dal 12 giugno 2026. Risulta singolare osservare come Warner Bros e HBO, pur avendo supportato il progetto fin dalle sue fasi iniziali e detenendo i diritti della serie originale, non abbiano esteso la distribuzione internazionale del film alla piattaforma HBO Max.
Vuoi aggiunger il titolo alla tua collezione Home video?
Trama di “Io sono Frankelda”
Nel Messico del XIX secolo, precisamente nel 1866, vive la piccola Francisca Imelda, una bambina che trova rifugio costante in un universo immaginifico popolato da creature orrorifiche e scenari fiabeschi. Le sue visioni prendono forma tra le pagine di un grande libro, custode di racconti che suscitano ribrezzo e disapprovazione negli adulti che la circondano. Segnata dalla prematura perdita dei genitori, e in particolare della madre che ne condivideva la medesima sensibilità artistica, Francisca cresce sotto la rigida tutela della nonna: una donna ancorata a valori tradizionalisti che ripudia le inclinazioni della nipote, cercando di indirizzarla verso una vita domestica più concreta e convenzionale. Sebbene il mondo esterno sminuisca il suo talento, la bambina continua incessantemente a narrare le cronache di un regno misterioso chiamato Topus Terrenus.
Ciò che la piccola ignora è che quel luogo non è una semplice proiezione della sua fantasia, bensì una realtà tangibile che coesiste parallelamente al mondo umano. In questa dimensione vivono creature gentili e mostruose che traggono forza e linfa vitale dagli incubi con cui alimentano i sogni degli uomini. È qui che risiede il principe del terrore Herneval, un personaggio nato dalla penna di Francisca che, in tenera età, era riuscito a varcare la soglia tra i due mondi conoscendo brevemente la sua creatrice prima di fare ritorno nel proprio regno. Quel luogo sta però attraversando una crisi senza precedenti: le ombre che lo abitano si indeboliscono e svaniscono poiché il sinistro narratore di incubi Procustes ha perso il proprio tocco magico, rendendo la popolazione vulnerabile.
Mentre le diverse fazioni del regno iniziano a fremere sotto le manipolazioni dello spietato ragno Procustes, intenzionato a scatenare una rivolta per usurpare il trono, Herneval intravede in Francisca la forza creativa necessaria per mutare il destino di entrambi i mondi. Sfidando le antiche leggi che separano le dimensioni, il principe decide di tornare sulla Terra per condurre lo spirito di Francisca nel regno delle ombre, offrendole il ruolo di narratrice reale. Sebbene la ragazza accetti con gioia questa nuova esistenza magica, le sue aspirazioni dovranno scontrarsi con la ferocia di Procustes, il quale non ha alcuna intenzione di cedere il proprio potere ed è pronto a distruggere la barriera dimensionale per invadere e annientare il mondo degli umani.
Recensione di “Io sono Frankelda”
È necessaria una premessa fondamentale: mi sono accostato alla visione di questo lungometraggio spinto da un vivo interesse per il cinema d’animazione e, in particolar modo, per la tecnica dello stop-motion, che ho imparato ad apprezzare fin dalla giovinezza grazie a La sposa cadavere di Tim Burton, un autentico gioiello della cinematografia contemporanea. Imbattendomi in Io sono Frankelda all’interno del vasto catalogo di Netflix, la mia curiosità è stata immediata, alimentata dall’aspettativa di trovarmi dinanzi a una narrazione strettamente legata al mito di Frankenstein, magari declinata attraverso una rivisitazione femminista o focalizzata sulla figura della sua creatrice, Mary Shelley. Tuttavia, l’opera percorre sentieri differenti. Sebbene la protagonista, Francisca Imelda, tragga un’evidente ispirazione spirituale — e non certo biografica o storica — dalla scrittrice britannica, il legame rimane confinato a un suggestivo omaggio autoriale. Gli ideatori della pellicola hanno voluto celebrare la figura di Mary Shelley attribuendo alla giovane un nomignolo, Frankelda, che richiama esplicitamente l’opera magna della scrittrice. Al di là di questo tributo nominale, la sceneggiatura si distacca dai binari del moderno Prometeo per abbracciare appieno il genere fantasy, raccontando di due dimensioni spazio-temporali che coesistono in un equilibrio simbiotico, rendendo l’una essenziale per l’esistenza dell’altra. La narrazione risulta dunque meno inclinata verso l’orrore puro e più orientata verso una dimensione fantastica e immaginifica.
Oltre a rimarcare l’indipendenza narrativa rispetto al romanzo della Shelley, va evidenziato che questo film si inserisce in un universo espanso, fungendo da prequel della serie Sustos ocultos de Frankelda (nota internazionalmente come Frankelda’s Book of Spooks), disponibile su HBO Max. Pure non avendo ancora recuperato la serie originale — una lacuna che intendo colmare al più presto — posso affermare che la pellicola risulti perfettamente fruibile anche da uno spettatore neofita. Il lungometraggio possiede una propria compiutezza drammaturgica, con un arco narrativo ben definito tra prologo, svolgimento e risoluzione. La sceneggiatura, in particolare durante il primo atto filmico, riesce a delineare con efficacia le regole del mondo delle ombre, rendendo le dinamiche del regno Topus Terrenus ottimamente comprensibili anche a chi ignora completamente i trascorsi seriali.
Un pizzico di femminismo e una storia sulla propria voce
La protagonista indiscussa della pellicola è senza ombra di dubbio Francisca Imelda, colei che intraprende un viaggio all’interno di un mondo magico capace di mutarla per sempre. Nel suo percorso sono chiaramente rintracciabili i canoni del Viaggio dell’Eroe: l’abbandono del Mondo Ordinario — quello umano, dove la sua voce rimane inascoltata — avviene nel momento in cui accetta la chiamata e compie il cosiddetto ‘Superamento della prima soglia’. L’ingresso nel Mondo Straordinario del regno Topus Terrenus segna per lei l’inizio di una vera e propria avventura e l’apertura del secondo atto drammaturgico. In questa fase troviamo, secondo una struttura canonica, la sequenza di ‘Prove, nemici, alleati’, in cui Francisca, ormai trasfigurata nell’aspetto di Frankelda — avendo assunto una sembianza spettrale dai tratti gotici e in parte mostruosi — stringe un legame profondo con il principe Herneval. Contemporaneamente, si scontra con i primi antagonisti, come lo spietato Procustes, il quale tenta di minarne la sicurezza ricordandole il disprezzo che gli abitanti del mondo ordinario nutrono per i suoi racconti, ritenuti orrendi e impubblicabili in una realtà che non apprezza il suo talento.
Eppure, sebbene il film rispetti i passaggi relativi alla ‘Prova centrale’ e alla ‘Ricompensa’, ciò che appare deficitario è lo sviluppo inerente al ‘Ritorno al Mondo Ordinario’. Questa fase conclusiva viene gestita con un ritmo eccessivamente sbrigativo, lasciando l’impressione che, una volta terminato il climax della battaglia, la pellicola tenda a esaurirsi in un finale quasi raffazzonato o ‘mozzato’. Si avverte la mancanza di un epilogo che racconti, anche solo per pochi minuti, l’evoluzione della vita di Francisca dopo l’esperienza nel regno delle ombre. Non è chiaro se tale aspetto venga approfondito nella serie originale, ma indubbiamente il lungometraggio, pur avendo gestito con precisione i passaggi drammaturgici nei primi due atti, soffre di una risoluzione del terzo atto troppo repentina. Risulta invece più stratificato lo sviluppo dell’altro protagonista, Herneval, il cui percorso evolutivo è ben delineato, muovendosi efficacemente tra gli archetipi del ‘Messaggero’ e dell’’Eroe’.
Sotto il profilo tematico, la storia possiede una marcata connotazione femminista, intesa come riappropriazione di uno spazio narrativo storicamente maschile e patriarcale. Rifacendosi idealmente alla figura di Mary Shelley, una delle rare scrittrici dell’Ottocento, la giovane Francisca si ritrova a lottare contro un sistema patriarcale che le nega la possibilità di esprimere il proprio valore. La protagonista viene schiacciata dalle aspettative della nonna, dai pregiudizi dei coetanei e dall’ostilità degli editori, i quali non la prendono sul serio in quanto donna, in un’epoca in cui al sesso femminile era preclusa la carriera letteraria in favore della cura domestica. In questo senso, Francisca si erge a paladina contro il patriarcalismo intellettuale del XIX secolo. Se inizialmente la bambina sembrava aver smarrito la forza interiore, è proprio grazie all’esperienza nel Mondo Straordinario che riesce ad acquisire una maturità e una consapevolezza nuove, trasformando questo viaggio nel passaggio dall’adolescenza a una femminilità consapevole e indipendente.
Animazione e musica
Come hanno saputo insegnare i classici Disney, un film d’animazione che aspiri a una certa compiutezza produttiva include spesso dei numeri musicali cantati, e Io sono Frankelda non fa eccezione. Le canzoni presenti all’interno dell’opera sono caratterizzate da sonorità alquanto tetre, con richiami medievali e suggestioni quasi religiose e da opera, il tutto rielaborato attraverso un’inedita sensibilità pop. Sebbene le composizioni vantino un’evidente qualità artistica e una cura apprezzabile sia nel tessuto testuale che in quello melodico, faticano a risultare realmente orecchiabili o memorabili al termine della visione. Questa mancanza di brani capaci di imprimersi in modo indelebile nella mente dello spettatore sottrae un pizzico di forza propulsiva alla pellicola, attenuandone l’impatto sul piano mediale; brani iconici, infatti, determinano spesso la fortuna e la longevità di un’opera animata. Nel caso di questo lungometraggio, pur restando dinanzi a partiture pregevoli, esse non lasciano una traccia persistente. Inversamente, l’apparato estetico e lo stile dell’animazione scelti dai registi riescono a segnare profondamente l’immaginario del pubblico.
Non ci troviamo dinanzi a un’animazione tecnicamente inappuntabile — non raggiungendo, per ovvie ragioni di scala produttiva, le vette d’eccellenza toccate dal Pinocchio di Guillermo Del Toro — eppure lo stile adottato risulta straordinariamente artistico e ricercato. L’opera trascende i confini della mera stop-motion tradizionale per abbracciare un’interessante ibridazione stilistica. Risulta particolarmente suggestiva la sequenza realizzata con la tecnica dell’acquerello che, inserendosi in un momento cantato, eleva la pellicola verso una dimensione epica di grande bellezza visiva, risultando il momento d’animazione di maggior fattura della pellicola. Oltre all’acquerello, il film integra svariati linguaggi dell’animazione: dall’utilizzo di figure che richiamano i burattini delle ombre cinesi, fino all’impiego di riprese di oggetti in miniatura che sfumano il confine tra l’animato e il materico. Sebbene circa il novanta per cento della durata filmica sia realizzato rigorosamente in stop-motion, queste contaminazioni arricchiscono il linguaggio complessivo.
A tratti, il movimento dei personaggi in stop-motion può non apparire completamente fluido, evidenziando una cadenza che tradisce la natura artigianale del progetto; pure in questo limite, l’animazione funziona egregiamente grazie a un comparto scenografico di altissimo livello. Le ambientazioni possiedono un fascino quasi teatrale e la creazione dei set risulta curata nei minimi dettagli. È opportuno citare, per la complessità realizzativa e il vigore visivo, l’interno del palazzo reale, ricco di particolari minuziosi, e la rappresentazione del mare, un elemento notoriamente ostico da animare che qui acquista una dimensione fantastica ed esteticamente eccellente. Lo stile complessivo dell’opera, che possiede personaggi mostruosi e ibridi iconici, evoca il calore tipico degli spettacoli di burattini, mantenendo una connessione vitale con il mondo della messinscena teatrale. In definitiva, pur non toccando una qualità tecnica assoluta, l’apparato visivo risulta perfettamente coerente con l’estetica dolente e fiabesca ricercata dal film.
In conclusione
Io sono Frankelda è un debutto sorprendente per Cinema Fantasma, un film che unisce stop‑motion artigianale, immaginario gotico e sensibilità contemporanea in un racconto di formazione che parla di creatività, identità e libertà espressiva. La storia di Francisca Imelda — futura Frankelda — è un viaggio classico ma potente, capace di intrecciare femminismo, fiaba oscura e mitologia originale senza perdere mai la sua anima emotiva. L’animazione, pur non perfetta, è ricca di invenzioni visive e momenti di grande fascino, mentre il world‑building del Topus Terrenus risulta coinvolgente e accessibile anche a chi non conosce la serie. Il finale affrettato e alcune idee non pienamente sviluppate non intaccano la forza complessiva di un’opera che conferma la vitalità dell’animazione latinoamericana e la nascita di un nuovo universo narrativo da seguire con attenzione.
Note positive
- Animazione creativa: stop‑motion ricca di invenzioni, acquerelli, miniature e stili ibridi
- World‑building solido: un regno coerente, affascinante e ben spiegato
- Protagonista forte: percorso di crescita chiaro e ben costruito
- Regia visionaria: scelte estetiche originali e identitarie
- Accessibile anche senza la serie: il film funziona come opera autonoma
Note negative
- Finale affrettato: il ritorno al mondo ordinario è troppo rapido
- Canzoni poco memorabili: belle ma non incisive
L’occhio del cineasta è un progetto libero e indipendente: nessuno ci impone cosa scrivere o come farlo, ma sono i singoli recensori a scegliere cosa e come trattarlo. Crediamo in una critica cinematografica sincera, appassionata e approfondita, lontana da logiche commerciali. Se apprezzi il nostro modo di raccontare il Cinema, aiutaci a far crescere questo spazio: con una piccola donazione mensile od occasionale, in questo modo puoi entrare a far parte della nostra comunità di sostenitori e contribuire concretamente alla qualità dei contenuti che trovi sul sito e sui nostri canali. Sostienici e diventa anche tu parte de L’occhio del cineasta!
| Regia | |
| Animazione | |
| Sceneggiatura | |
| Colonna sonora e sonoro | |
| Interpretazione | |
| Emozione | |
| SUMMARY | 3.7 |
