L’eclisse (1962): L’essere umano e lo spleen

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L’eclisse

Titolo originale: L’ eclisse

Anno: 1962

Paese di produzione: Francia, Italia

Genere: drammatico

Produzione: Cineriz, Inteuropa Film, Paris Film Production

Distribuzione: Cineriz 

Durata : 126 min

Regia : Michelangelo Antonioni

Sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Elio Bartolini, Ottiero Ottieri

Fotografia : Gianni Di Venanzo

Montaggio: Eraldo Da Roma

Musica: Giovanni Fusco

Attori: Monica Vitti, Alain Delon

Trailer de L’Eclisse

Ottavo lungometraggio del maestro del cinema Michelangelo Antonioni, L’eclisse venne presentato al 15esimo festival di Cannes dove vinse il premio speciale della giuria a ex aequo con il film di Bresson Processo a Giovanna D’Arco. Il lungometraggio rientra all’interno della trilogia dell’esistenziale o dell’incomunicabilità preceduta da L’avventura e La Notte

Trama de L’eclisse

In una mattina romana del 1961 nel mese di luglio, Vittoria lascia improvvisamente e freddamente il suo compagno e architetto che non ama più. In seguito si rende cinto che questa decisione non le provoca gioia ma nemmeno sofferenza. Ella vaga per una Roma deserta, cercando qualche ragione di felicità, ma ormai lo spleen ha avvolto tutta la sua vita. Allora decide di passare una serata con un’amica, e in seguito di fare visita alla madre, accanita giocatrice in Borsa, ma nulla di tutto ciò sembra darle sollievo.

Vittoria è sempre più apatica ed alienata, fino a che non incontra Piero, un cinico agente di cambio che comincia a corteggiarla insistentemente. Tra i due nasce una storia d’amore molto intensa, ma destinata a non poter evolvere.

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Una scena de L’eclisse

Recensione de L’eclisse

“1962. A Firenze per vedere e girare l’eclisse di sole. Gelo improvviso. Silenzio diverso da tutti gli altri silenzi. Luce terrea, diversa da tutte le altre luci. E poi buio, immobilità totale. Tutto quello che riesco a pensare è che durante l’eclisse probabilmente si fermeranno anche i sentimenti. È un’idea che ha vagamente a che fare con il film che stavo preparando, una sensazione più che un’idea, ma che definisce già il film quando ancora il film è ben lontano dall’essere definito. Avrei dovuto mettere nei titoli di testa di “L’eclisse” questi due versi di Dylan Thomas:”… qualche certezza deve pure esistere, se non di amare bene, almeno di non amare” 

Michelangelo Antonioni 

“L’eclisse” è il film conclusivo della cosiddetta trilogia dell’incomunicabilità di M.Antonioni ed è sicuramente il più ostico. Ci troviamo nell’Italia degli anni ’60 in pieno boom economico, periodo in cui la gente pensa solo ad arricchirsi, in una corsa sfrenata verso il benessere, mettendo da parte i sentimenti e le relazioni. La vera protagonista della storia è Vittoria, una splendida Monica Vitti, che essendo insoddisfatta della sua vita, decide di tagliare un rapporto che durava da tempo. Dopo questa decisione lo spleen sembra avvolgerla, passa da momenti cupi a momenti di euforia (la scena memorabile a casa dell’amica) senza riuscire a trovare una soluzione e neanche il suo posto nel mondo. Si reca spesso in Borsa per cercare di recuperare un rapporto con la madre, ma lei è solo una giocatrice accanita, che ha paura di tornare nella miseria e non ha tempo per ascoltare la figlia, e neanche per ascoltarsi. Ci sono pochi dialoghi e un netto contrasto tra posti rumorosi e pieni di gente (la Borsa) e i silenziosi spazi cittadini che sembrano quasi non essere abitati. Sono vuoti, come sono vuoti i sentimenti degli uomini che ci vivono. Antonioni gira in una Roma metafisica (quartiere Eur) senza mostrarci niente di familiare, in paesaggi che ci ricordano un quadro di de Chirico.

Vittoria conosce Piero, interpretato da Alain Delon, giovane impiegato di Borsa impegnato nelle manovre finanziarie che vive senza farsi troppe domande sulla vita, e nonostante le loro evidenti diversità nasce una forte attrazione. Cominciano a vedersi e a viversi intensamente ma dietro ogni gesto e sguardo è chiara la paura di amare, l’alienazione, la razionalità borghese insomma una vera e propria malattia dei sentimenti. I due giovani si salutano promettendosi di rivedersi tutti i giorni che verranno, ma entrambi non si presentano all’appuntamento. La magnifica scena finale termina col l’inquadratura sul posto dove i due si incontrano, che viene trasfigurato dall’eclisse diventando qualcosa d’inquietante così come l’uomo moderno forse può diventare senza il cuore.

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Monica Vitti in L’Eclisse

In conclusione

Note positive

  • L’insolita ambientazione nel quartiere Eur
  • Splendida e intensa interpretazione di Monica Vitti

Note negative

  • Sceneggiatura troppo criptica

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