Occhiali neri (2022): il (tiepido) ritorno di Dario Argento

Occhiali neri locandina

Occhiali neri

Titolo originale: Occhiali neri

Anno: 2022

Paese: Italia, Francia

Genere: horror

Casa di produzione: Urania Pictures, Getaway Films, Rai Cinema

Distribuzione: Vision Distribution

Durata: 86 minuti

Regia: Dario Argento

Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini

Fotografia: Matteo Cocco

Montaggio: Flora Volpeliére

Musiche: Arnaud Rebotini

Attori: Ilenia Pastorelli, Xinyu Zhang, Asia Argento, Andrea Gherpelli, Guglielmo Favilla, Maria Rosaria Russo, Gennaro Iaccarino, Paola Sambo

Trailer italiano di Occhiali neri

Trama di Occhiali neri

Roma. Un serial killer si accanisce contro le prostitute della capitale, con una certa predilezione per quelle che frequentano i bei quartieri, strangolandole con una corda metallica (pseudo autocitazione da Trauma?). Fuggendo dalle avances troppo spinte di un cliente, Diana (Ilenia Pastorelli), escort di lusso, si ritrova braccata dall’assassino a bordo di un furgone bianco e rimane coinvolta in un incidente d’auto nel quale perde irrimediabilmente la vista, causando anche la morte di una coppia di cinesi a bordo dell’altra vettura; soltanto il piccolo Chin (Xinyu Zhang), 10 anni, sopravvive all’incidente e, “adottato” da Diana, in un certo senso diverrà i suoi nuovi occhi. Nel frattempo, mentre Diana viene affidata alle cure di Rita (Asia Argento), un’operatrice sociale specializzata nell’assistenza ai non vedenti, il killer sembra essere intenzionato a ucciderla a ogni costo, perseguitandola e attaccando chiunque le stia attorno. A brancolare nel buio non è soltanto la protagonista, ma pure le autorità: chi ce la farà a salvarsi?

Fotogramma di Occhiali Neri

Recensione di Occhiali neri

Il ritorno al cinema di Dario Argento a 10 anni da Dracula 3D, dopo il fallimento di The Sandman (opera finanziata col crowdfunding che però non ha mai visto la luce del giorno, o meglio il buio della sala), si apre con un’immaginifica sequenza in cui un’eclissi solare, dichiarato omaggio a Michelangelo Antonioni, avvolge Roma in un’oscurità desaturata, bluastra, preludio alle disgrazie cui andrà incontro la protagonista, mentre la musica ossessiva composta dal francese Arnaud Rebotini martella in sottofondo. Finiscono qui i momenti memorabili nell’ultima fatica del (fu) Maestro del Brivido, un film fuori tempo massimo sia nell’ideazione vera e propria (la sceneggiatura era stata scritta da Argento e Franco Ferrini per essere realizzata nel 2002, ma il fallimento della casa di produzione Cecchi Gori ne decretò il confinamento in un cassetto per due decenni) che nella costruzione della suspense e della narrazione in generale. L’ultimo cinema di Argento, si sa, divide più che mai: tra lo zoccolo duro di appassionati pronti a difenderlo a spada tratta e un’immensa orda di detrattori seriali che si scatenano sui social, appare però evidente che il Darione nazionale non ha più la forza di un tempo. Vuoi per età o per mancanza di collaboratori validi, anche tornando a fare quel che gli riesce meglio – il thriller trucido e pieno di colpi di scena – pare non risollevarsi mai dalla crisi affrontata negli ultimi 15 anni: in Occhiali neri, paga l’assenza quasi totale di idee nella sceneggiatura, che appare raffazzonata e tenuta per i capelli per buona parte del metraggio (pure corto: un’ora e venti senza i titoli di coda, che proprio a causa della scrittura poco solida sembrano due ore), nonché la scelta di soluzioni di regia e montaggio che sembrano uscite da una fiction in prima serata su Rai1 (senza nulla togliere al mercato televisivo, ça va sans dire).

Le situazioni sono affrontate in modo superficiale e i personaggi sono piattissimi, non hanno backstory o qualche caratteristica particolare che li possa far entrare in simpatia col pubblico (no, neanche la cecità della protagonista sortisce il giusto effetto), mentre della direzione degli attori, ormai, quando si parla del Dario Argento post-Phenomena non va tenuto conto: Ilenia Pastorelli si impegna, ma spesso zoppica; Asia Argento se la cava meglio che altrove, ma resta talmente sullo sfondo che potrebbe benissimo non esserci; il piccolo Zhang conferma l’inettitudine delle agenzie nostrane nel formare attori bambini; l’assassino ha il carisma di un blocco di marmo (e un movente talmente ridicolo da far rimpiangere quello di Giallo, in cui il killer deforme uccideva poiché deriso da chi era più bello). A languire sono pure tensione ed effetti splatter.

Ma è giusto da parte del pubblico accanirsi brutalmente contro un regista di tale calibro, senza considerare il perché e il percome delle sue mancanze? Assolutamente no: Argento la storia del cinema già l’ha fatta, non ha più da dimostrare nulla, e con Occhiali neri si cimenta semplicemente in un’altra operetta di passaggio, che comunque si eleva un po’ rispetto alle ultime tre o quattro: la musica – abbastanza ridondante, ma quando mai non lo è stata nei film del maestro? – manderà in visibilio i fan del genere, pur non essendo composta da Claudio Simonetti (un altro che, diciamolo, ha perso discretamente smalto negli ultimi tempi), così come le citazioni sparse un po’ ovunque; nella seconda parte del racconto, Diana e Chin si perdono in una “selva oscura” che almeno in parte restituisce quelle atmosfere gotiche, fiabesche e malate che caratterizzavano i vecchi film di Argento, anche per la presenza fondamentale di animali più o meno selvaggi: Diana cade in un acquitrino infestato dai serpenti, in un turbinio di tagli rapidi e montaggio epilettico tanto rozzo quanto un minimo efficace, mentre a tirare le somme del tutto ci penserà il cane da guardia Nerea, bellissimo pastore tedesco che per svariati motivi finirà nelle grinfie dell’assassino (sì, aspettatevi una citazione alla scena del cieco in Suspiria). Un ultimo quarto d’ora in cui Argento sembra ricordarsi improvvisamente di saper utilizzare il mezzo cinematografico per raccontare la paura, anche se siamo lontani anni luce dai fasti del passato: dispiace, come ogni volta, ma non è forse una sorte comune a tanti cineasti moderni?

Foto sul set di Occhiali Neri
Foto sul set di Occhiali Neri

In conclusione

In definitiva, Occhiali neri è un’occasione sicuramente mancata per ristabilire il proprio nome a livello italiano, anche se pare che all’estero il film lo stiano comprando tutti: vedremo se in futuro Argento se la sentirà di continuare con un genere che ormai sembra appartenergli sempre meno.

Note positive

  • Musiche accattivanti;
  • La seconda parte della storia;
  • Regia a tratti suggestiva;

Note negative

  • Sceneggiatura povera di idee;
  • Dialoghi artificiosi;
  • Povera direzione degli attori;
  • Il movente dell’assassino;
  • Costruzione dei personaggi fiacca;

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