The Menu (2022): una proposta originale e molto condita, ma non del tutto soddisfacente

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Trailer del film The Menu

The Menu è il quarto lungometraggio di Mark Mylod, regista e produttore conosciuto più per i suoi lavori in diverse serie tv di fama mondiale, tra cui Succession, Shameless, Game of Thrones ed Entourage. Il film è stato presentato in anteprima alla 17° edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione “Grand Public”.

Scritto da Seth Reiss e Will Tracy, sceneggiatori che padroneggiano il genere della commedia e la satira televisiva (The Onion News Network uno dei loro lavori insieme), The Menu è un dark comedy thriller con sfumature horror che critica in maniera acuta il capitalismo e la classe sociale benestante, l’indifferenza e il poco valore che gli si dà agli altri e alle cose semplici della vita. Tematiche probabilmente già riviste, ma che vengono veicolate tramite una storia originale su una esperienza culinaria esclusiva, “The Menu”, che offre non solo piatti concettuali e sofisticati, ma soprattutto una “lezione” per i suoi commensali.

Con il due volte candidato all’Oscar, Ralph Fiennes (The King’s Man, The Grand Budapest Hotel, The English Patient, Schindler’s List), insieme ad Anya Taylor-Joy (Emma, The Queen’s Gambit, The Witch) e Nicholas Hoult (The Great, The Favourite, Mad Max: Fury Road), l’invito per questa esperienza è riservato a tutti gli spettatori italiani per il 17 novembre 2022 al cinema, grazie a The Walt Disney Company Italia.

“Nel corso delle prossime ore vi nutrirete con grassi, sale, proteine e, a volte, con interi ecosistemi.”

Chef Slowik (Ralph Fiennes) Cit. The Menu

Trama di The Menu

Margot (Anya Taylor-Joy) e Tyler (Nicholas Hoult) sono una giovane coppia che si reca nell’isola remota Hawthorne per vivere l’esperienza “The Menu” in un ristorante esclusivo gestito dal famoso Chef Slowik (Ralph Fiennes). Questa esperienza ideata da Slowik consiste in un importante menu di cucina molecolare in cui il cibo è trattato come arte concettuale, ma il suo approccio alla gastronomia riserva sorprese scioccanti agli ospiti.

Scoprite le dichiarazioni di Anya Taylor-Joy

Recensione di The Menu

Se qualcosa è rimasto chiaro negli ultimi anni è che il mondo culinario può risultare una vera “pentola a pressione” e gli chef dei personaggi complessi e “cattivi” moderni. Basta guardare alcuni programmi tv di cucina stile Hell’s Kitchen o MasterChef per capire un po’ la pressione che porta con sé l’essere un professionista o, meglio dire, un “artista” in cucina. È proprio su questa idea che si fonda The Menu di Mark Mylod, uno stupendo dark comedy thriller speziato con un po’ di horror.

Mentre film recenti sempre ambientati nel business gastronomico come Boiling Point mostrano la bomba letale che si gesta tra gli alti livelli di stress di lavoro in un ristorante e quelli che creano di per sé i problemi personali, The Menu usa quell’ambiente come una metafora del mondo che lo circonda, uno che non ha più i piedi per terra mosso dal capitalismo, ma soprattutto dalla banalità, le disuguaglianze e l’egoismo. Un mondo di cui il noto Chef Slowik (Ralph Fiennes) è vittima e carnefice.

Al centro di questa storia, l’esperienza culinaria The Menu ideata da Slowik nel suo ristorante stellato Hawthorne ubicato in una remota isola privata. Pochi sono i commensali di questa esclusiva cena, non solo per quel che costa (niente meno che 1.250 dollari a testa), ma perché la loro presenza risponde a chi sono loro veramente. Tra celebrità del cinema e la tv, critici gastronomici, uomini d’affari e gente miliardaria, c’è la coppia Margot (Anya Taylor-Joy) e Tyler (Nicholas Hoult), lei una misteriosa outsider senza ricchezza e papille gustative “allenate”, lui un giovane benestante ossessionato con il mondo culinario. A tutti loro gli unisce il piacere di sentirsi privilegiati assaporando il menù di Slowik che gli riserva delle scioccanti rivelazioni perché, così come la cucina molecolare dello chef ha delle sorprese, loro hanno dei segreti che incarnano i peccati capitali.

Margot è la prima ad avvertire l’atmosfera strana di questo ristorante, attirando l’attenzione dello Chef Slowik innanzitutto per la sua inappetenza e rifiuto alla proposta culinaria, mentre Tyler si mangia tutto. Lei inizia a comprendere le regole del gioco, principalmente dopo una terribile rivelazione che gli fa lo chef, vedendosi nel bisogno di fare i conti con il suo passato e presente o avere lo stesso destino che gli spetta agli altri ospiti.

Lo spettatore può capire che c’è qualcosa di sinistro in tutta questa apparente meraviglia sin da quando i commensali arrivano alla Hawthorne Island, tranne loro, incapaci di percepire il trasfondo di tutto il fascino che ha l’esclusività e la fama di questo ristorante che nasconde lo stesso “orrore” che causa il loro modo di vivere. Ma questo fino alla terza portata, “tortillas personalizzate”, che segna il punto di non ritorno.

Non è un caso che il film sia diviso dalle portate. Ogni portata, oltre ad imporsi con un ruolo narrativo determinato ed essere presentata visivamente come se si trattasse di un programma tv di cucina, parla di una tematica diversa legata alla tematica centrale. La critica alla base di The Menu contro il sistema capitalista in fallimento (causa e conseguenza di tanti mali) deriva, logicamente, anche in una riflessione sulla differenza di classi sociali, l’idolatria smisurata e la ricerca della “perfezione”, l’egocentrismo e l’egoismo, la corruzione, la superficialità, il maschilismo e le molestie sessuali, le bugie e l’ipocrisia della doppia morale. Tutti componenti di un divoratore di “interi ecosistemi” (proprio ciò che offre il menù dello Chef Slowik ai predatori, ovvero, ai suoi ospiti). Quindi, l’esperienza The Menu nutre i commensali, ma si nutre anche dai loro peccati, essendo l’umiltà, la generosità, la sincerità e il ritorno alle cose semplici quanto una cheeseburger gli ingredienti mancanti di una cena spaventosamente indimenticabile.

“Il menù è da gustare non da mangiare.”

Chef Slowik (Ralph Fiennes) Cit. The Menu

Ben servito, ma poco cotto

Così come un piatto non deve essere solo buono da mangiare, ma anche bello da guardare, un film deve essere bello e funzionale in quanto a forma, ma anche in quanto a sostanza. Si potrebbe dire che The Menu è una perfetta analogia di un cibo con una bella presentazione, molto saporito, ma che alla fine lascia una sensazione di insoddisfazione, almeno per chi ha un “palato” esigente e allenato soprattutto in quanto ai thriller e agli horror. Forse per la “cottura”? La “quantità” servita?

Senza dubbi, il film ha un concept e un’idea di base molto originale e rischiosa, sviluppati ottimamente sia a livello visivo grazie alla fotografia di Peter Deming (Twin Peaks, Oz: The Great and Powerful, Lost Highway) che risalta soprattutto per lo stile televisivo della presentazione di ogni portata come fili conduttori della storia, sia per la costruzione narrativa di Seth Reiss e Will Tracy nella sceneggiatura la cui forza risiede nell’ottima gestione dell’umorismo nero.

È proprio la scrittura un punto a doppio taglio perché se da un lato struttura una storia interessante e riesce a veicolare bene le tematiche dentro la trama o, meglio dire, dentro il gioco machiavellico dello Chef Slowik, dall’altro lascia tante cose sbozzate.

Pensiamo alla sceneggiatura come il processo di cottura, dove si mischiano e prendono forma tutte le idee, personaggi, conflitto, comprese anche indicazioni tecniche. È proprio la mancanza di profondità in questi aspetti in cui il film scarseggia, fatto che non gli permette di posizionarsi tra uno dei migliori film del suo genere, nonostante abbia tutte le qualità per esserlo. Lo sviluppo della storia, di per sé molto teatrale, si evolve e si risolve in maniera frettolosa se si prende in considerazione tutto il contenuto che c’è e in una trama del genere.

In quanto ai generi, The Menu ha una eccezionale carica di umorismo nero che funziona stupendamente tramite dialoghi e didascalie intelligenti. Ma non si può dire lo stesso sui generi thriller e horror visto che la maggior parte della narrazione risulta abbastanza deludente, tra situazioni e snodi narrativi deboli e poco compatti tra di loro.

Parlando sempre di profondità, i personaggi hanno una “cottura media”, con una caratterizzazione e un ruolo ben chiaro, ma per cui è difficile sentire empatia visto il poco spazio dato al retroscena delle loro storie. Un peccato non solo perché questo limita anche lo spessore della trama, ma perché ci sono dei personaggi molto interessanti come lo Chef Slowik, protagonista dalle caratteristiche e presenza forte e accattivante. Su di lui, ad esempio, si conosce ben poco e solo verso la fine si svelano delle cose sul suo passato e i suoi inizi nel mondo culinario. Certamente, si riesce a capire il perché fa quello che fa, ma la mancanza di un background più solido impedisce non solo di sentire vicinanza (vitale nella costruzione di un “buon” personaggio “cattivo”), ma rende deboli le sue motivazioni. Stesso problema accade con il personaggio di Margot, di cui si sa soltanto che la presenza nel ristorante è fortuita perché estranea a quel mondo superficiale e di lusso, rappresentando così la classe media-bassa che si vede anche nella necessità di fare lavori molto “controversi”. Queste sono praticamente tutte le informazioni che si offrono, nonostante sia lei quella che porta a una risoluzione che se ben è giusta dentro la logica del film, non ha quell’impatto che dovrebbe creare sia per quanto riguarda il commento sociale del film sia pin quanto ai generi cinematografici su cui si fonda lo stesso.

Il cast, di conseguenza, fa il massimo che può dinanzi a personaggi lasciati a metà strada. Menzione speciale per Ralph Fiennes che riesce a donargli allo Chef Slowik una caratterizzazione speciale e tocco aggiuntivo che distrae dalle mancanze della scrittura. Un traguardo che Fiennes raggiunge grazie allo studio di programmi tv come Chef’s Table e di lavori di chef Michelin come Dominique Crenn che tra l’altro ha partecipato come consulente tecnico sul set del film.

The Menu è sicuramente una delle proposte più originali e narrativamente creative e interessanti di quest’anno, che risulta godibile per l’atmosfera che riesce a creare, ma soprattutto per il tono cinico e anche satirico sul mondo della ristorazione e sull’élite, assomigliando in un certo senso al Triangle of Sadness di Ruben Östlund. Purtroppo, tutti i suoi attributi non vengono valorizzati a pieno in uno sviluppo narrativo scarso e frettoloso che non lo rendono indimenticabile o, per restare in tema, non lo fanno da “stella Michelin”.

“Voi, miei cari ospiti, non siete persone comuni, dico bene? Ciò che accade dentro questa sala è insignificante rispetto a ciò che accade all’esterno. Noi non siamo altro che un nanosecondo di terrore.”

Chef Slowik (Ralph Fiennes) Cit. The Menu

Scoprite le dichiarazioni del regista di The Menu

In conclusione

NOTE POSITIVE

● Concept e premessa.

● La gestione dell’umorismo nero.

● Interpretazione di Ralph Fiennes.

● Fotografia.

NOTE NEGATIVE

● Sceneggiatura: si approfondisce poco o nulla sui personaggi (compresi quelli protagonisti), fatto che porta a un conflitto debole. Sviluppo della storia a tratti piatto.

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Adelina Dragotta Guerrieri
Adelina Dragotta Guerrieri

Giornalista, filmmaker, video editor e sceneggiatrice. Laureata in Scienze della Comunicazione; Master in Sceneggiatura e Produzione Cinematografica e Televisiva. Da sempre appassionata dello storytelling audiovisivo.

Articoli: 48

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