THE BEAR (2022): la cucina microcosmo di vita

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the bear locandina

THE BEAR

Titolo originale: The bear

Anno: 2022

Paese: Usa

Genere: Commedia, Drammatico

Casa di Produzione: FX Productions

Distribuzione italiana: Disney+

Ideatore: Christopher Storer

Stagione: 1

Puntate: 8

Regia: Christopher StorerJoanna Calo

Attori: Jeremy Allen White, Ebon Moss-Bachrach, Ayo Edebiri, Lionel Boyce, Liza Colón-Zayas, Abby Elliott

Trailer di THE BEAR

The bear è una serie televisiva statunitense del 2022 di genere commedia drammatica, ideata da Christopher Storer e con protagonista Jeremy Allen White, conosciuto per la serie tv Shameless. E’ stata prodotta dalla FX Productions, in Italia è stata distribuita da Disney + a ottobre 2022. La serie è stata rinnovata per una seconda stagione.

Trama di THE BEAR

Carmen Berzatto, anche detto ‘Carmy’, è un giovane chef premiato per il suo talento nella cucina raffinata, che si ritrova costretto a ritornare a casa sua, a Chicago, per gestire la vecchia paninoteca di famiglia, la “The Original Beef of Chicagoland”, a seguito del lutto tragico del fratello Michael, precedentemente gestore del locale. Quest’ultimo lascia a Carmy l’arduo compito di gestire una cucina degradata e uno staff indisciplinato, nonché numerosi debiti: si ritroverà ad affrontare diverse difficoltà e l’accettazione del lutto, in un mondo lontano da quello a cui ormai era abituato.

Foto tratta da THE BEAR
Foto tratta da THE BEAR

Recensione di THE BEAR

Un orso sta uscendo da una gabbia e Carmy, il nostro protagonista, lo sta osservando terrorizzato: è così che si apre The bear, con una sequenza simbolica, un incubo ricorrente, cui dettagli ritorneranno nel corso della narrazione, e in maniera ciclica ritornerà nell’ultimo episodio. L’animale si sta risvegliando dal torpore per combattere la sua lotta alla sopravvivenza: non a caso la simbologia dell’orso suggerisce la tenacia e l’energia primordiale proveniente dalla Terra, raffigurato nelle rappresentazioni antiche che suggeriscono contesti guerreschi. Può essere letto inoltre come simbolo negativo se si guarda al suo lato più feroce. L’orso è l’animale totem di questa serie e, oltre ad essere presente nel titolo, è metafora del percorso di Carmy, della sua interiorità: la ferocia del lutto che lo attanaglia, delle difficoltà della vita che lo investono continuamente durante il percorso. Ma è proprio dall’ombra della tragica perdita del fratello maggiore, dipendente dall’alcool e morto suicida, dall’elaborazione lenta e dolorosa di quel trauma attraverso i componenti della sua famiglia, e del peculiare staff della cucina che lo circonda, che riesce a trarre le energie per trasformare quel dolore in nuova vita. Quando l’orso alla fine viene liberato, è tempo di voltare pagina, di creare il nuovo e guardare al futuro.

Scena tratta da THE BEAR
Scena tratta da THE BEAR

In un mondo televisivo che ha ormai da anni reso mainstream il mondo culinario con i vari programmi di successo che continuamente vengono prodotti, trasformando la cucina in puro intrattenimento, molto più di rado si riescono a scorgere le difficoltà che lavorare in questo mondo comporta: capita di averne un assaggio, ma è più facile che da questo nasca una risata, o che tutto sia costruito ad arte e sia dunque una messa in scena. Ed è proprio il realismo quasi documentario di questa serie che stravolge questo dogma televisivo, in una narrazione che sottolinea la rigidità e malvagità che questo mondo iper rappresentato spesso non racconta nella sua purezza. La cucina è qui un microcosmo che rischia di crollare da un momento all’altro, sorretto da un rigido e allo stesso tempo fragile sistema (‘il sistema’ che viene citato più volte qui come un mantra) che facilmente sfocia nel caos. Un caos che è perfettamente rappresentato da una regia dinamica e un montaggio serrato, nello stile postmoderno, e da una colonna musicale incalzante che contribuisce a creare la tensione: lo spettatore è così dentro la narrazione, e stringe i denti insieme a Carmy poiché ‘il sistema’ non perda l’equilibrio. Non c’è mai possibilità di fermarsi, il tempo scorre e ogni minuto vale oro: lo ricorda minaccioso l’orologio della cucina della paninoteca che spesso viene inquadrato dalla regia.

Scena tratta da THE BEAR
Scena tratta da THE BEAR

Via via che la narrazione scorre la regia ipercinetica lascia a spazio a momenti più riflessivi: il ritmo rallenta, i sentimenti repressi da quel caos emergono dolorosi. La serie riesce dunque con maestria a calibrare le sequenze tensive alle scene che donano il necessario respiro alla narrazione, in cui lo spettatore può assistere ad alcuni dei momenti più commoventi e probabilmente già cult della serie.

Carmy: Succede questa cosa strana in cui per un minuto tu guardi le fiamme e pensi: “se non faccio niente questo posto andrà a fuoco, e tutte le mie ansie bruceranno con lui”.

Marcus: E poi spegni il fuoco.

Carmi: E poi spegni il fuoco.

THE BEAR, episodio 5

La cucina ha qui un intento che si può quasi definire ‘esistenzialista’: simbolo del caos della vita che si tenta a fatica di gestire attraverso dei ‘piani’, dei conflitti con gli altri, dei dissidi interiori perennemente ignorati. Nel quarto episodio si tratta con naturalezza qualcosa che ci riguarda praticamente tutti: la difficoltà di aprire le braccia al nuovo, poiché ancorati alla tradizione, al passato. Un tema che ricorre nella narrazione, nel tentativo del protagonista di elaborare il passato, il lutto del fratello, e poter guardare al futuro.

The bear infatti sfrutta il mondo della cucina, che rappresenta con grande maestria, per narrare le ansie, le paure, l’elaborazione del lutto, la depressione: il bagaglio emotivo è ricco e travolge la narrazione, tra un piatto e l’altro. E’ la storia del sapore dolce amaro della vita.

Jeremy Allen White in una scena della serie
Jeremy Allen White in una scena della serie

Ciò che fa urlare al capolavoro definitivo dell’anno è il settimo episodio: a seguito di una sequenza iniziale accompagnata da Chicago cantata da Sufjan Stevens, la regia in piano sequenza segue i personaggi in una giornata particolarmente difficile all’interno della cucina della paninoteca. La macchina da presa sa destreggiarsi con chiarezza all’interno di quel piccolo luogo, riuscendo a muoversi attraverso i conflitti e alle dinamiche interne che si vengono a creare: la tensione è alle stelle, l’equilibrio crolla. Una puntata straordinaria.

Menzione d’onore va alla vera perla di questa serie, oltre alla regia e all’estetica: Jeremy Allen White. La sua interpretazione magistrale culmina in una delle sequenze più emozionanti dell’ultimo episodio, un lungo primo piano dell’attore in cui il protagonista dà voce, in un intenso monologo, ai suoi sentimenti.

In conclusione

The bear è la serie dell’anno per il suo modo innovativo di raccontare il mondo della cucina e insieme ad esso l’interiorità dell’essere umano, il caos, le difficoltà della vita, il timore del fallimento. E’ un viaggio di otto episodi interessanti per il loro dinamismo registico, con una colonna sonora in perfetta sintonia con la narrazione. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio e ogni inquadratura ha l’intento di raccontare un tassello della storia. Ogni personaggio è ben scritto: tutti tridimensionali e ricchi di caratteristiche che li differenziano gli uni dagli altri.

L’attesa per la seconda stagione è trepidante: “the bear is coming.”

Note positive

  • Regia e montaggio
  • Sceneggiatura
  • Interpretazioni
  • Scrittura personaggi

Note negative

  • /
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Agata Giulia Ventura
Agata Giulia Ventura
Articoli: 37

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