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Lightyear – La vera storia di Buzz
Titolo originale: Lightyear
Anno: 2022
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Animazione, Avventura, Fantascienza, Commedia
Casa di produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione italiana: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Durata: 105 minuti
Regia: Angus MacLane
Sceneggiatura: Jason Headley, Angus MacLane
Montaggio: Anthony J. Greenberg
Musiche: Michael Giacchino
Doppiatori originali: Chris Evans, Peter Sohn, James Brolin, Uzo Aduba, Keke Palmer, Taika Waititi, Dale Soules
Doppiatori italiani: Alberto Boubakar Malanchino, Ludovico Tersigni, Michele Gammino, Esther Elisha, Rossa Caputo, Franco Mannella, Fabrizio Manfredi
Trailer di “Lightyear – La vera storia di Buzz”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Lightyear – La vera storia di Buzz è un film d’animazione targato Disney e Pixar, diretto da Angus MacLane, un veterano della Pixar noto per aver co-diretto Alla ricerca di Dory (2016) e per aver vinto due Annie Awards: uno per la miglior animazione dei personaggi di Gli Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi, e l’altro per la regia dello speciale Toy Story OF TERROR (2013). MacLane ha un legame profondo con il personaggio di Buzz, avendone curato la supervisione e lavorato come animatore negli ultimi tre film della saga Toy Story.
La produzione è affidata a Galyn Susman, produttrice di numerosi speciali e cortometraggi Pixar come Toy Story That Time Forgot (2014), nonché direttore tecnico di film iconici come Toy Story 2 (1999). La sceneggiatura è firmata da MacLane insieme a Jason Headley (Onward, A Bad Idea Gone Wrong) e narra le origini del leggendario eroe spaziale che ha ispirato il giocattolo di Buzz Lightyear in Toy Story.
Non si tratta solo di uno spin-off, bensì del film che avrebbe appassionato Andy, spingendolo a desiderare di avere un Buzz Lightyear con cui giocare. Questo è l’unico legame esplicito con la saga, ma il lungometraggio si presenta come un’opera indipendente, capace di intrattenere e di trasmettere messaggi profondi e rilevanti nel contesto attuale.
Nella versione originale, Chris Evans presta la sua voce allo Space Ranger umano, affiancato da un cast vocale variegato composto da Uzo Aduba (Alisha Hawthorne), Keke Palmer (Izzy Hawthorne), Peter Sohn (Sox), Taika Waititi (Mo Morrison), Dale Soules (Darby Steel) e James Brolin (Imperatore Zurg). Per l’edizione italiana, spiccano le voci di Alberto Malanchino (Buzz Lightyear), Esther Elisha (Alisha Hawthorne) e Ludovico Tersigni (Sox), presentati durante l’anteprima stampa a Roma.
Lightyear – La vera storia di Buzz è arrivato nelle sale italiane il 15 giugno 2022, distribuito da The Walt Disney Company Italia.
“Buzz è un personaggio davvero iconico. Volevo che questo film fosse separato dalla saga di Toy Story. Lo immaginavo più come un prequel. E volevo che fosse cinematografico. Ho immaginato Buzz come un personaggio diverso: tosto, pragmatico e astuto.”
Angus MacLane, regista e sceneggiatore di Lightyear – La vera storia di Buzz
Trama di “Lightyear – La vera storia di Buzz”
Dopo essere rimasto bloccato su un pianeta ostile a 4,2 milioni di anni luce dalla Terra, Buzz Lightyear (Chris Evans) cerca di trovare un modo per tornare a casa attraverso il tempo e lo spazio. Si uniscono a lui un gruppo di ambiziose reclute e il suo irresistibile gatto robot di compagnia, Sox (Peter Sohn). L’arrivo di Zurg (James Brolin), una presenza imponente con un esercito di robot spietati e un fine misterioso, complica le cose e mette a rischio la missione.
Recensione di “Lightyear – La vera storia di Buzz”
“Verso l’infinito e oltre!”
Motto di Buzz e Alisha Cit. Lightyear – La vera storia di Buzz
Da giocattolo a essere umano. Da eroe perfetto a figura con fragilità. È così che Lightyear – La vera storia di Buzz reinterpreta il celebre ranger spaziale, colui che ha ispirato la linea di giocattoli presente nella saga di Toy Story. Buzz Lightyear, però, non si è limitato a essere un personaggio cinematografico: nella vita reale è diventato un fenomeno di massa, probabilmente senza eguali tra le creazioni di Disney e Pixar.
Questa non è la prima produzione dedicata al famoso astronauta del Commando Stellare. Nel 2000 è stata distribuita in home video la serie animata Buzz Lightyear of Star Command: The Adventure Begins, diretta da Tad Stones. Questo progetto ha poi ispirato una serie televisiva più popolare, Buzz Lightyear of Star Command (2000-2001), ideata da Mark McCorkle e Bob Schooley. Entrambe le produzioni si concentravano sulle avventure dello Space Ranger, senza approfondire mai le sue origini.
Il destino ha voluto che fosse Angus MacLane a portare sul grande schermo la storia che svela come è nato l’eroe spaziale che tutti conosciamo sin dall’infanzia, capace di conquistare Andy al punto di far “rimpiazzare” il suo giocattolo vintage preferito, Woody. Anche se MacLane potrebbe non essere famoso quanto altri artisti della Pixar, il regista e sceneggiatore di Lightyear – La vera storia di Buzz è un veterano dello studio. Ha sempre avuto un legame speciale con questo personaggio, occupandosi del suo sviluppo negli ultimi tre film di Toy Story e collaborando con il dipartimento di animazione in questi lungometraggi. Proprio grazie a questa vicinanza a Buzz, MacLane ha immaginato un film che mostrasse le origini del personaggio e che fosse, per Andy e la sua generazione, il film che li avrebbe fatti desiderare il giocattolo di Buzz Lightyear.
Il cineasta statunitense ha sfruttato il periodo di pandemia per sviluppare questa idea insieme alla talentuosa squadra della Pixar, traendo persino ispirazione dallo stesso lockdown per costruire il conflitto ideale che Buzz avrebbe dovuto affrontare nel film. Il tutto si combina con l’esperienza maturata negli anni di lavoro presso lo studio d’animazione. “Ogni volta che realizzi un film, passano almeno quattro anni. Poi ritorni in superficie e scopri che il mondo è andato avanti senza di te”, afferma MacLane. Nel film, infatti, il tempo diventa il più grande avversario di Buzz, oltre al conflitto interiore legato al suo modo di vedere la vita.
In questa avventura fantascientifica ricca di azione, Buzz Lightyear, la sua comandante Alisha Hawthorne e un equipaggio di mille scienziati sono in viaggio verso la Terra dopo un’importante missione. Tuttavia, a circa 4,2 milioni di anni luce di distanza da casa, si trovano nei pressi di T’Kani Primo, un pianeta inesplorato che sembra promettente in termini di risorse. Decidono quindi di deviare per esplorarlo. Buzz e Alisha conducono una prima ricognizione e scoprono che il pianeta è estremamente ostile, popolato da aggressive piante rampicanti e giganteschi insetti pericolosi. Nel tentativo di fuggire velocemente con la loro nave, qualcosa va storto: Buzz rifiuta l’aiuto offerto e lo schianto che ne consegue distrugge il loro combustibile, il prezioso cristallo per l’ipervelocità. A quel punto, l’intero equipaggio si trova bloccato su T’Kani Primo, costretto a rimanere lì finché non riuscirà a creare un nuovo cristallo in grado di riportarli sulla Terra. Anni di esperimenti passano, e Buzz è incaricato di testare con voli di prova il combustibile sperimentale, senza però mai raggiungere il successo desiderato.
Dopo numerosi tentativi falliti, la sua amica e comandante, Alisha, decide di concentrarsi sull’idea di costruirsi una vita serena su T’Kani Primo. Buzz, invece, rimane ostinatamente aggrappato al desiderio di continuare a provare, tutte le volte necessarie, fino a riuscire nell’impresa. Mosso da un profondo senso di colpa, non riesce ad abbandonare la sua missione. Tuttavia, il tempo gioca un ruolo cruciale contro di lui: ogni volo di prova che Buzz compie, della durata di soli 4 minuti, equivale a 4 anni trascorsi dai suoi colleghi su T’Kani Primo. Questo fenomeno di dilatazione temporale, basato sulla Relatività Generale di Einstein, crea una frattura tra Buzz e gli altri. Mentre loro proseguono con la loro vita, formano famiglie, costruiscono ricordi e invecchiano, Buzz rimane giovane, legato alla sua missione di redenzione e incapace di accettare il fallimento, incolpando se stesso per gli eventi accaduti.
Dopo decenni di tentativi, Buzz sembra finalmente essere sul punto di raggiungere l’ipervelocità. Tuttavia, una minaccia imprevista, rappresentata da un’astronave aliena comandata da Zurg, interrompe i suoi piani. Buzz, a quel punto, è costretto a collaborare, seppur con grande riluttanza, con gli Allievi Truppe d’Assalto, un gruppo di reclute inesperte formato da Izzy, Mo Morrison e Darby Steel. All’inizio Buzz sottovaluta il potenziale del trio, arrivando persino a pensare che potrebbe farcela da solo. Tuttavia, anche in questa situazione, riceverà una lezione che lo farà riflettere profondamente.
È un peccato che un film come Lightyear – La vera storia di Buzz faccia notizia, soprattutto, per la tematica LGBTQ+ rappresentata dal personaggio di Alisha e dalla scena in cui si bacia con la moglie. Sebbene sia il primo film animato di Disney e Pixar a fare apertamente riferimento a questa realtà, soffermarsi su questo aspetto – che rappresenta una minima parte del film – non solo perpetua la percezione di un qualcosa di “normale” come una sorta di “eccezione”, ma risulta anche un’ingiustizia nei confronti del grande lavoro svolto dagli sceneggiatori. Questi, infatti, sono riusciti a trasmettere magistralmente teorie complesse, come quella di Einstein, e messaggi chiave e profondi che promuovono una società basata sulla diversità e sull’inclusione.
Tra le tematiche più rilevanti del film emerge, senza dubbio, l’importanza della collaborazione e della cooperazione. Il film sottolinea che, nonostante le nostre differenze e capacità, ognuno di noi è essenziale per realizzare grandi imprese. Al tempo stesso, evidenzia come il pensiero “individualista” – l’idea di essere autosufficienti – non regga nella realtà: come esseri umani, siamo fallibili e non possiamo affrontare tutto da soli. Da qui scaturisce un altro messaggio altrettanto fondamentale, soprattutto per le generazioni di oggi: ogni scelta comporta delle conseguenze e il fallimento è parte integrante del processo. Continuare a incolpare se stessi per gli errori passati, senza mai perdonarsi o andare avanti, significa restare imprigionati nel passato con l’ansia del futuro, mentre il presente – la vera essenza della vita – ci sfugge sotto gli occhi.
Questi messaggi, tutt’altro che scontati nel contesto frenetico e pieno di stimoli superficiali del mondo attuale, trovano perfetta espressione nei personaggi di Buzz e Alisha (e persino nel cattivo del film). Buzz, convinto di poter fare tutto da solo, si lascia trascinare dalla sua ossessione di rimediare ai propri errori; Alisha, invece, con il suo innato spirito di squadra, sceglie di non sprecare il tempo a disposizione e decide di utilizzare al meglio ciò che ha per costruirsi una vita sul nuovo pianeta.
“Fin dalla prima volta che lo abbiamo incontrato, Buzz ha dimostrato un’interessante tendenza a vedere il mondo in modo unico. La sua versione della realtà è sempre un po’ diversa da quella di tutti gli altri, e questo è sempre molto divertente. È un personaggio ambizioso, e in questo momento, il mondo ha davvero bisogno di personaggi ambiziosi.”
Galyn Susman, produttrice di Lightyear – La vera storia di Buzz
Tra realismo e dinamicità
Come accade per molti film targati Disney e Pixar, il punto di forza di Lightyear – La vera storia di Buzz è senza dubbio la scrittura. Angus MacLane e Jason Headley hanno realizzato una storia che combina in modo magistrale fantascienza, azione e avventura, dando vita a una trama ricca di contenuti e al tempo stesso semplice e accessibile dal punto di vista narrativo. La sceneggiatura si distingue per la sua concisione e struttura solida, capace di mantenere un ritmo vivace che cattura costantemente l’attenzione dello spettatore, impedendo che perda interesse per ciò che sta guardando. La dinamicità del film è frutto anche della regia di MacLane e dell’eccellente montaggio di Anthony Greenberg, che per la prima volta gestisce il montaggio completo di un lungometraggio Pixar, dimostrandosi all’altezza della sfida.
Probabilmente, Lightyear – La vera storia di Buzz è uno dei film dello studio di animazione che più riesce a trasmettere un senso di realismo, anche nei dettagli più minuti. Come ribadisce il regista nel documentario Beyond Infinity: Buzz and the Journey to Lightyear (disponibile su Disney+): “Se riusciamo a creare ambienti realistici, le emozioni fioriscono con maggior facilità.” E questa affermazione trova piena conferma nel risultato finale: non solo il lavoro in CGI – e tutto ciò che riguarda l’animazione, compresa la fotografia – è di altissimo livello, ma anche la cura meticolosa e lo studio dietro ogni elemento del film sono eccezionali. Questa attenzione ai dettagli non solo rafforza i messaggi trasmessi con maestria dalla pellicola, ma accresce anche l’empatia verso ciascun personaggio, rendendo l’esperienza cinematografica ancor più coinvolgente.
Parlando degli elementi distintivi del film, è essenziale sottolineare il lavoro straordinario del team di creativi e artisti nel conferire a Lightyear – La vera storia di Buzz un affascinante tono che mescola il retrò con il futuristico. Questo approccio si riflette chiaramente anche nel design del nuovo Buzz umano: un aspetto diverso, ma comunque riconoscibile per il grande pubblico, che lo fa somigliare a un vero astronauta della NASA.
Non si può non menzionare Michael Giacchino (The Batman, Coco, Inside Out, Ratatouille), già vincitore di un Oscar e un Golden Globe per Up, che ha composto una colonna sonora altamente coinvolgente. Le sue musiche accompagnano perfettamente sia l’impatto visivo che quello emotivo del film, amplificando l’esperienza cinematografica in maniera magistrale.
In Italia, come spesso accade (talvolta per ragioni valide), non è mancata una certa polemica sul doppiaggio. Già dal trailer, il film aveva ricevuto critiche per la scelta delle voci italiane. Tuttavia, in questo caso, il doppiaggio italiano si dimostra all’altezza: Alberto Malanchino, Esther Elisha e Ludovico Tersigni, rispettivamente le voci di Buzz, Alisha e Sox, si integrano efficacemente nei loro ruoli, offrendo interpretazioni convincenti.
Pensare, per esempio, che Buzz potesse mantenere la storica voce di Massimo Dapporto, come accade nei film di Toy Story, sarebbe stato incompatibile con l’intento del film. Questo Buzz è umano, più vulnerabile, e richiede un approccio diverso. D’altronde, anche nella versione originale non è Tim Allen a interpretare l’eroe spaziale, ma Chris Evans. Forse si poteva optare per una voce italiana più vicina ai toni di Evans? Probabile. Tuttavia, sarebbe ingiusto non riconoscere l’ottimo lavoro di Malanchino e del resto del cast italiano.
Per chi sperava di conoscere più a fondo Buzz Lightyear, il film potrebbe risultare deludente. Lightyear – La vera storia di Buzz si limita a raccontare come il personaggio sia diventato uno Space Ranger ed eroe spaziale, senza approfondire il suo lato più personale o privato. Sebbene queste informazioni non siano indispensabili per la trama proposta, la loro assenza potrebbe non soddisfare pienamente i cinefili più esigenti e i fan che speravano di avvicinarsi in modo più intimo al protagonista. Considerando la durata del film (circa un’ora e mezza), si sarebbe potuto scavare di più nel suo passato, esplorando aspetti come la sua famiglia o il motivo che lo ha spinto a diventare uno Space Ranger – visto che, all’inizio del film, Buzz lo è già. Questi dettagli avrebbero sicuramente favorito una maggiore empatia con il personaggio.
Nonostante ciò, il film riesce a sorprendere con un plot twist che modifica anche la prospettiva sul rapporto tra Buzz e Zurg, oltre a includere tre scene post-credits (l’ultima delle quali lascia aperta la possibilità di un futuro sequel). Lightyear – La vera storia di Buzz si dimostra una produzione godibile, tecnicamente impeccabile e ricca di tematiche importanti che meritano attenzione, anche se non può essere considerato il miglior film di Disney e Pixar.
Tra avventura, azione e fantascienza, arricchito da momenti di comicità genuina, il film cattura l’attenzione di grandi e piccoli grazie al suo ritmo narrativo “iperveloce” e al suo incanto visivo. Lo spettatore viene trasportato nello spazio profondo e in un mondo misterioso, dove si ricorda l’importanza di lasciarsi il passato alle spalle per vivere pienamente e costruire una comunità collaborativa. Tutto questo avviene accanto allo Space Ranger più famoso, che ha ormai compreso che neanche l’infinito rappresenta un limite quando si è uniti e si desidera andare oltre.
“Chi mi conosce sa quanto io ami profondamente i film d’animazione. Non posso credere di poter far parte della famiglia Pixar e di lavorare con questi artisti davvero brillanti che raccontano storie come nessun altro. Vederli lavorare è a dir poco magico.”
Chris Evans, voce di Buzz Lightyear nella versione originale di Lightyear – La vera storia di Buzz
In conclusione
Lightyear – La vera storia di Buzz è un’avventura visivamente straordinaria che riesce a bilanciare fantascienza, azione e introspezione. Sebbene la sceneggiatura mantenga una struttura solida e un ritmo coinvolgente, il film non approfondisce pienamente la dimensione personale del protagonista. Tuttavia, la qualità tecnica e il fascino visivo lo rendono un’esperienza cinematografica godibile e suggestiva.
Note positive
- Temi importanti e ben veicolati all’interno di una storia semplice e funzionale, e una sceneggiatura concisa e ben strutturata. Ritmo movimentato grazie alla sceneggiatura e al montaggio.
- Lavoro di animazione in CGI.
- Atmosfera e tono retrò e allo stesso tempo futurista, combinato ai costumi e al design dei laboratori e navi spaziali ispirati alla NASA.
- Colonna sonora coinvolgente.
Note negative
- Mancanza di un background più personale/privato su Buzz Lightyear, aspetto che potrebbe non soddisfare lo spettatore che si aspetta di conoscere in maniera più intima il personaggio.
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| Animazione |
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| Sceneggiaturaa |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazioni |
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| Emozione |
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SUMMARY
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3.9
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