Una famiglia quasi normale (2023).  Un thriller svedese che esplora le dinamiche familiari con suspense e colpi di scena

Recensione, trama e cast della miniserie svedese Una famiglia quasi normale (2023), tratto dall'omonimo romanzo di Mattias Edvardsson
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Trailer di Una famiglia quasi normale

Informazioni sulla serie e dove vederla in streaming

La celebre opera letteraria “A Nearly Normal Family” dello scrittore svedese Mattias Edvardsson, originariamente pubblicata in Svezia e distribuita successivamente in 35 paesi con la vendita di 550.000 copie, è stata adattata nel 2023 in una miniserie thriller drammatica svedese. La produzione è stata curata da una delle più antiche e innovative società di produzione della Svezia, la Jarowskij, nota per aver realizzato serie di successo come “Black Lake”, “We Got This”, “Off Track” e “Riding in Darkness”.

La miniserie, intitolata “Una famiglia quasi normale” nella versione italiana, è stata rilasciata su Netflix il 24 novembre 2023, composta da sei episodi diretti da Per Hanefjord, regista noto per opere come “Omicidi tra i fiordi – Il bambino segreto” del 2013 e “Hamilton” del 2020. Nei ruoli principali spiccano le interpretazioni di Alexandra Karlsson Tyrefors, al suo debutto come attrice nel ruolo di Stella Sandell, Lo Kauppi (conosciuta per “Modus” e “Real Humans”) nel ruolo della madre Ulrika Sandell, e Björn Bengtsson (“The Last Kingdom” e “Lust”) nel ruolo del padre Adam Sandell.

Trama di Una famiglia quasi normale

Durante un campus di pallamano, Stella, una giovane ragazza di quindici anni, incontra un ragazzo più grande di lei. La giovane inizia un flirt innocente nei confronti del giovane ma tutto prende una piega inaspettata quando l’uomo, con l’uso della forza, abusa sessualmente della quindicenne, atto che termina quando un uomo li scopre nell’atto e lì fa cacciare dal campus. Il padre della giovane, il parroco Adam e l’avvocatessa Ulrika, vengono informati da Stella dell’abuso subito, ma i due decidono di tacere, di nascondere il fatto. Questo è l’inizio della crisi della famiglia Sandell. Anni dopo, quando Stella ha ormai diciannove anni, i Sandell non sono più quella famiglia armoniosa degli anni precedenti, anzi, si ritrovano invischiati entro conflitti interiori e interpersonali, in legami ormai piuttosto logori, dove nessuno ascolta veramente l’altro. Entro questa situazione scorre la loro quotidianità apparentemente normale e stabile a Lund, ma tutto precipita definitivamente quando Stella finisce in carcere per un accusa di omicidio. Adam e Ulrika sono sconvolti, non sanno cosa fare, non sanno che cosa credere. Stella è un assassina? E’ innocente? La conoscono davvero? 

Alexandra Tyrefors è Stella in Una famiglia quasi normale - Miniserie (2023)
Alexandra Tyrefors è Stella in Una famiglia quasi normale – Miniserie (2023)

Recensione di Una famiglia quasi normale

Nella miniserie, basata sul romanzo di Mattias Edvardsson, il focus narrativo si distacca dall’omicidio come fulcro del thriller, preferendo invece concentrarsi sull’elemento drammatico che permea la famiglia Sandell. La serie esplora con attenzione e profondità questo microcosmo, utilizzando l’incarcerazione di Stella come motore narrativo per destabilizzare il ‘Mondo Ordinario’ teorizzato da Vogler. Ciò conduce i protagonisti – Adam, Ulrika e Stella – in un viaggio interiore che li spinge ad adottare comportamenti inaspettati. I personaggi principali, nel momento in cui Stella è dietro le sbarre, si trovano di fronte ai loro demoni interiori, alle loro ombre celate al mondo esterno. Questo evento traumatico li costringe a riesaminare la propria esistenza e, di conseguenza, la dinamica familiare, nel tentativo di ritrovare un nuovo equilibrio interiore e genitoriale.

Come nel romanzo, “Una famiglia quasi normale” adotta tre punti di vista per esplorare lo stesso periodo temporale: seguiamo le prospettive di Adam, Ulrika e Stella, immergendoci nelle loro routine quotidiane. Questa visione della quotidianità offre uno sguardo intrigante sui singoli personaggi, soprattutto su Adam, un prete che maschera la sua solitudine e il suo dolore interiore, su Ulrika, una donna tormentata dalla decisione di nascondere gli abusi subiti da Stella, e infine sulla diciannovenne Stella, alle prese con una frattura evidente all’interno della sua famiglia, specialmente con la madre. Stella si sente respinta da Ulrika e incompresa dai suoi genitori, al punto da dubitare che né la madre, né il padre, entrambi idealisti pacifisti e uomini di morale e legge, la conoscano veramente. Questo solleva una domanda che aleggia anche nei genitori stessi: quanto conosciamo realmente nostra figlia? Questo interrogativo diventa il cuore pulsante dell’intero film, portando alla riflessione: possiamo davvero conoscere qualcuno a fondo? Possiamo essere sicuri di comprendere anche noi stessi, soprattutto quando siamo sotto estrema pressione?

La miniserie pur adottando questi tre punti di vista, ma non riesce a eguagliare la potenza espressa nel romanzo. Questo non è principalmente dovuto ai cambiamenti evidenti nella sceneggiatura, nonostante qualche taglio di eventi e di modifiche nelle caratterizzazioni dei personaggi. Piuttosto, l’errore degli sceneggiatori risiede nell’eliminare il cosiddetto narratore interno, elemento che conferiva maggior spessore ai singoli personaggi, soprattutto ai tre protagonisti, avendo un posto di vista più incisivo e interiorizzato. La mancanza di questa componente, ovvero l’assenza delle voci interiori di Adam, Stella e Ulrika, priva l’intera drammaturgia della sua potenza emotiva, minando l’empatia tra personaggi e spettatori. La miniserie mantiene un fascino intrinseco e una buona qualità di produzione, ma non riesce a raggiungere l’incisività del romanzo, in gran parte a causa di questi cambiamenti. Sebbene il lato thriller e investigativo funzioni bene, creando un ritmo narrativo incalzante, le sfumature dei personaggi non ricevono l’approfondimento necessario. In una storia basata su tre punti di vista, ci si aspetterebbe una profondità non solo visiva ma anche introspettiva, ma purtroppo questa dimensione introspettiva manca, nonostante le valide interpretazioni degli attori che cercano di dare maggior profondità ai personaggi da loro interpretati.

Il personaggio di Stella e l’intera trama portano in primo piano un tema di innegabile validità e profondità come l’abuso sessuale, che permea l’intera vicenda, aggiungendo complessità allo sfondo della famiglia oltre che a quello di Stella stessa. Il personaggio di Stella è radicato nell’area tematica delle vittime di abusi, una ragazza che deve imparare a convivere con il suo passato traumatico. Tuttavia, va notato che sebbene questo tema sia interessante come elemento di contesto, perde parte del suo appeal nel corso della storia, anche a causa di una trama che diviene presto piuttosto prevedibile nel suo sviluppo

Björn Bengtsson è Adam in Una famiglia quasi normale - Miniserie (2023)
Björn Bengtsson è Adam in Una famiglia quasi normale – Miniserie (2023)

In conclusione

La miniserie basata sul romanzo di Mattias Edvardsson si concentra maggiormente sul dramma familiare rispetto all’aspetto thriller, analizzando profondamente le dinamiche interne della famiglia Sandell. Sebbene l’utilizzo dei tre punti di vista offra una panoramica variegata della storia, l’assenza del narratore interno limita l’empatia e la profondità emotiva dei personaggi. Nonostante le forti performance attoriali, l’approfondimento introspettivo dei protagonisti manca, indebolendo la complessità dei personaggi. Pur affrontando tematiche importanti come l’abuso sessuale, la trama tende a diventare prevedibile nel suo sviluppo, attenuando l’interesse nella tematica nel corso della serie.


Note Positive:

  • Profonda analisi della famiglia Sandell e delle loro dinamiche interne, mettendo in primo piano il dramma familiare rispetto all’aspetto thriller.
  • Utilizzo dei tre punti di vista (Adam, Ulrika, Stella) per offrire una prospettiva variegata sulla storia e sulla complessità dei personaggi.
  • Elemento drammatico forte e coinvolgente, specialmente nell’esplorazione dei conflitti emotivi e delle relazioni familiari.
  • Tematica importante sull’abuso sessuale, offrendo uno sguardo sul suo impatto e sulla sopravvivenza di chi ne è stato vittima.

Note Negative:

  • La miniserie perde parte della profondità e dell’empatia dei personaggi presenti nel romanzo, a causa dell’assenza del narratore interno.
  • Mancanza di approfondimento introspettivo dei protagonisti, nonostante le forti performance attoriali.
  • L’evolversi della trama diviene piuttosto prevedibile, riducendo l’interesse nel tema dell’abuso sessuale nel corso della serie.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 929

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