The Handmaid’s Tale – Prima stagione (2017). Il mondo di Gilead

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Trailer di The Handmaid’s Tale – Prima stagione

Informazioni sulla serie e dove vederlo in streaming

L’adattamento del romanzo distopico “Il racconto dell’ancella” del 1985 della scrittrice canadese Margaret Atwood, vincitrice del Premio Arthur C. Clarke 1987 e del Booker Prize, ha preso vita nella serie televisiva intitolata “The Handmaid’s Tale”, ideata dal produttore Bruce Miller, al suo debutto come creatore narrativo di una serie dopo aver lavorato come produttore esecutivo in serie come “Eureka” e “The 100“. Annunciata nel 2016 da Hulu, una casa di produzione e servizio di streaming americano, la serie ha debuttato negli Stati Uniti il 26 aprile 2017 ed è stata distribuita in Italia sulla piattaforma on demand TimVision il 26 settembre 2017.

Il cast della serie include attori di spicco come Elisabeth Moss (nota per il suo ruolo in “Mad Men” dal 2007 al 2015 e nel film “L’uomo invisibile” del 2020), Joseph Fiennes (che ha recitato in film come “Shakespeare in Love” del 1998 e “Man to Man” del 2005), Yvonne Strahovski, famosa per i suoi ruoli in “Dexter” come Hannah McKay e in “Chuck” come Sarah Walker, e infine Max Minghella (che ha recitato in “The Social Network” del 2010, “Spiral – L’eredità di Saw” del 2021 e “Babylon” del 2022).

La prima stagione della serie ha ricevuto ampi riconoscimenti e numerosi premi, tra cui il Primetime Emmy Awards per la Miglior serie drammatica, il Miglior attrice protagonista assegnato a Elisabeth Moss e il Miglior attrice non protagonista conferito ad Ann Dowd. La serie ha anche ricevuto un Golden Globe come Migliore serie televisiva drammatica.

Trama di The Handmaid’s Tale

Nell’ambientazione distopica di “The Handmaid’s Tale”, l’umanità è in preda a una profonda crisi. La carestia sta colpendo il pianeta e l’inquinamento ha reso molte donne infertili, rendendo la nascita di un bambino un vero miracolo. Per impedire l’estinzione dell’umanità, un gruppo di individui, guidati da valori retrogradi e religiosi, ha preso il controllo degli Stati Uniti d’America, cancellando i principi democratici a favore di una democrazia totalitaria chiamata la Repubblica di Gilead. In questo regime, le poche donne fertili sono costrette a diventare “Handmaid”, serve incaricate di produrre figli per le famiglie dei Comandanti, i membri di alto rango del regime.

La protagonista della storia è June Osborne, chiamata ora Difred e interpretata da Elisabeth Moss. Privata di ogni diritto e libertà, è stata assegnata alla casa del Comandante Waterford, interpretato da Joseph Fiennes, e di sua moglie Serena Joy, interpretata da Yvonne Strahovski. Il suo compito è quello di venire “stuprata” ogni mese per dare alla luce un bambino, che diverrà figlio del comandante e di sua moglie. Difred è costretta a vivere in uno stato di costante repressione, dove le donne, specialmente le ancelle, non hanno nessun diritti e sono sorvegliate costantemente da guardiani armati.

Nel mezzo di questa oppressione, June Osborne ha un obiettivo chiaro: ritrovare sua figlia, che le è stata strappata quando Gilead ha preso il controllo, e fuggire da quell’inferno prima che sia troppo tardi. La vicina terra del Canada rappresenta un’ancora di salvezza, dove ancora si rispettano e accettano i valori democratici e femministi. La sua lotta per la libertà e per essere riconosciuta come persona è al centro della trama di questa stagione.

Recensione di The Handmaid’s tale

“The Handmaid’s Tale” rappresenta un prodotto di indiscusso valore, sia dal punto di vista strutturale, tecnico che tematico. La prima stagione, fin dai primissimi episodi, si distingue grazie ai monologhi interiori di Difred e all’uso sapiente di numerosi flashback narrativi. Questi elementi consentono agli spettatori di comprendere appieno il mondo in cui si trovano, senza mai cadere nel didascalismo drammaturgico. La serie rivela le varie stratificazioni sociali di un mondo brutale e crudele, in cui ogni individuo viene etichettato e relegato a un ruolo sociale dal quale è quasi impossibile sfuggire. Questa dinamica riguarda sia l’élite governante sia, soprattutto, gli schiavi della società. I primi dieci episodi offrono uno sguardo approfondito e notevole su questa società, mostrandone la struttura basata su diversi ruoli sociali. Questi ruoli sono fondamentali per mantenere l’ordine e perseguire gli obiettivi del regime di Gilead. Grazie all’introspezione di Difred e ai ricordi del suo passato, gli spettatori sono immersi completamente nel worldbuilding di questo mondo narrativo, dando vita a una narrazione coinvolgente e avvincente.

Quali sono i ruoli sociali presentateci in questa stagione? E quali sono i loro compiti da effettuare in questo regime dittatoriale?

  1. Comandanti: Membri di alto rango nella gerarchia di Gilead, sono uomini che detengono il potere politico ed economico. Hanno il diritto di avere una Handmaid assegnata per avere figli. 
  2. Mogli: Consorti dei Comandanti. Sono donne sposate che occupano una posizione privilegiata nella società. Non possono avere figli, quindi le Handmaid sono loro assegnate per avere figli a loro nome. 
  3. Ancelle (Handmaid): Donne fertili assegnate alle famiglie dei Comandanti per concepire figli. Sono considerate proprietà dello Stato e vengono trattate come strumenti per la riproduzione. 
  4. Martha: Donne più anziane, spesso sterili o vedove, che servono come domestiche nelle case dei Comandanti e delle loro famiglie. Si occupano delle faccende domestiche e della cucina. 
  5. Guardiano: Uomini armati incaricati di mantenere l’ordine e la sicurezza nella società di Gilead. Sorvegliano le strade e controllano il comportamento delle persone. 
  6. Zie: Donne che hanno il compito di indottrinare le giovani che diventano Ancelle, inculcando loro gli ideali della società di Gilead, come la sottomissione alle autorità maschili e la sacralità della maternità. Sono spesso spietate e brutali nell’applicare le regole del regime, contribuendo così a mantenere il controllo sulla popolazione femminile e a sostenere il sistema di oppressione della società di Gilead. Nella serie, il personaggio di Zia Lydia, interpretato da Ann Dowd, è una delle Zie più riconoscibili e temute, rappresentando il rigore e la fermezza con cui questo gruppo affronta il suo compito di mantenere le donne nella loro posizione subordinata. 
  7. Colonisti (Unpeople): Individui esclusi dalla struttura sociale ufficiale di Gilead. Sono considerati indegni e vengono spesso inviati ai campi inquinanti come forma di punizione e isolamento.
Fotogramma di The Handmaid's Tale - Prima stagione
Fotogramma di The Handmaid’s Tale – Prima stagione

Differenza tra libro e serie

Nella serie “The Handmaid’s Tale”, la protagonista assoluta è June Osborne, una giovane donna di trentun anni privata di ogni libertà, privata del proprio il marito e dela propria figlia, e trasformata in un’ancella incaricata di dare alla luce figli per la Moglie e il Comandante della sua casa. La storia si sviluppa attraverso il suo punto di vista, immergendoci completamente nelle sue vicissitudini. Un elemento cruciale e potente nella caratterizzazione di June è dato dai numerosi monologhi interiori che il personaggio pronuncia. Questi monologhi sembrano quasi rivolti direttamente agli spettatori, ma rappresentano le riflessioni che June utilizza per rimanere vigile e mantenere la sua sanità mentale in una situazione estremamente difficile e complicata.

I monologhi di June sono crudi, amari e traboccanti di rancore e rabbia nei confronti del regime che l’ha resa una schiava, una donna privata della sua identità e costretta a vivere solo per adempiere agli scopi del regime, che si basa su una distorta interpretazione religiosa della Bibbia. A differenza del romanzo, però, la voce di June non è l’unica a essere narrata nella serie. Pur essendo il fulcro narrativo dell’intera storia, Difred non è l’unico personaggio a essere approfondito. Oltre ai flashback che esplorano la vita precedente di June (che non scopriamo nel romanzo), la serie introduce anche numerosi anelli di congiunzione che riguardano altri personaggi. Questi anelli di congiunzione rendono i personaggi più vividi e tridimensionali rispetto a quanto avveniva nel romanzo, che si concentrava esclusivamente sulla voce di Difred e sul suo punto di vista, rendendo tutti gli altri un mero contorno narrativo.

La sceneggiatura della serie si basa sul romanzo, ma si espande ulteriormente, rendendo più vividi e complessi i vari personaggi e allargando il mondo narrativo verso nuove sfaccettature. La serie fornisce spessore a personaggi come Fred Waterford, Serena Joy Waterford (con il suo desiderio ossessivo di avere un figlio), Nick Blaine, zia Lydia e Moira. In particolare, viene dedicato uno spazio significativo all’ancella Ofglen, interpretata con grande abilità da Alexis Bledel. Se nel romanzo questo personaggio ha un ruolo piuttosto marginale, nella serie le viene assegnata una posizione centrale, mostrando non solo la resistenza di June, ma anche la lotta di Ofglen contro il regime autoritario e crudele.

L’uso sapiente dei flashback offre anche un approfondimento sul contesto storico di Gilead, offrendo uno sguardo sugli eventi che hanno portato all’ascesa del regime totalitario. Questo aggiunge profondità e complessità alla storia, evidenziando i fattori sociali e politici che contribuiscono all’oppressione delle donne, arricchendo così la trama e offrendo uno sguardo più completo e articolato all’universo di “The Handmaid’s Tale”. L’adattamento televisivo del romanzo, dunque, offre un’interpretazione unica e visivamente coinvolgente del libro originale. Pur rimanendo fedele ai temi e ai messaggi fondamentali del romanzo, la serie espande il materiale originale, creando una narrazione ricca e coinvolgente che ha una sua forza intrinseca. L’ampliamento del mondo di Gilead, la rappresentazione visiva dettagliata e l’introduzione di nuove trame e personaggi contribuiscono al successo della serie nel portare alla vita il mondo distopico descritto in “The Handmaid’s Tale”.

I temi trattati

La storia di “The Handmaid’s Tale” si innalza su potenti temi narrativi, esplorando la lotta interiore e la resilienza dei suoi personaggi di fronte alle oppressioni e alle circostanze estreme che devono affrontare. Nella prima stagione, la serie approfondisce le turbolenze psicologiche ed emotive vissute dalle Ancelle, in particolare da Diffred, Ofglen e Janine, mentre cercano di fare i conti con la nascita di bambini in una società distopica che le controlla come bestiame, al punto da marchiarle all’orecchio come si fa con gli animali. Trattandosi di una storia di privazione dei diritti, la narrazione si muove in modo evidente nella ricerca di una lotta personale per sconfiggere e uscire da questo sistema dittatoriale, per riconquistare la propria autonomia come individui. Le Ancelle non sono più considerate persone, donne o ragazze, ma solamente oggetti con uno scopo: la riproduzione. Vengono spogliate della loro identità individuale e ridotte alle loro capacità riproduttive, costrette a generare figli per l’élite dominante. Questa perdita di controllo sul proprio corpo e sulla propria vita crea una lotta interiore profonda, in cui si confrontano con i propri desideri, le proprie paure e le proprie speranze per un futuro migliore.

Diffred, in particolare, incarna questa lotta interiore. Come protagonista, gli spettatori possono scrutare i suoi pensieri e le sue emozioni attraverso i suoi monologhi interiori. Assistiamo alla sua costante battaglia tra la sopravvivenza e la resistenza mentre naviga nelle acque pericolose di Gilead e si aggrappa disperatamente al suo senso di sé. Il tema della lotta interiore è ulteriormente amplificato dalla contrapposizione tra la conformità esterna delle Ancelle e la loro ribellione interna. In superficie, sembrano obbedienti e sottomesse, aderendo alle rigide regole e ai rituali imposti loro. Tuttavia, sotto questa facciata, covano una resistenza profonda, trovando modi subdoli per affermare la propria umanità e mantenere un senso di identità. Questo tema si riflette anche nelle relazioni tra i personaggi. Le Ancelle formano una comunità stretta che si sostiene e si conforta reciprocamente di fronte all’oppressione comune, anche se ciò potrebbe non essere immediatamente evidente. Il loro legame agisce come fonte di forza e resilienza, consentendo loro di trovare momenti di speranza e connessione in mezzo all’oscurità. Inoltre, il tema della lotta interiore si estende oltre le Ancelle ad altri personaggi dello show. Serena Joy, la moglie del Comandante, si confronta con i suoi desideri di potere e controllo, ma anche con le conseguenze del sistema oppressivo che ha contribuito a creare. Anche i personaggi maschili affrontano i propri conflitti interiori mentre si confrontano con i loro ruoli nella gerarchia di Gilead.

Indubbiamente, il tema della lotta interiore e della resilienza è un aspetto centrale di “The Handmaid’s Tale”. Attraverso l’esplorazione dei tumultuosi mondi interiori dei personaggi, la serie evidenzia lo spirito indomito degli individui di fronte alle avversità più estreme. È un potente promemoria della forza e della resilienza dello spirito umano, anche nelle circostanze più opprimenti.

L’impatto visivo

La struttura narrativa, la fotografia e lo stile sceneggiato di “The Handmaid’s Tale” svolgono un ruolo cruciale nell’arricchire l’esperienza complessiva della narrazione e dell’aspetto visivo della serie. La struttura narrativa non lineare, con l’uso di flashback e scene del presente, aggiunge profondità e complessità ai personaggi e al mondo distopico in cui vivono. Esplorando il loro passato, le motivazioni e le relazioni, lo spettacolo offre una comprensione più sfumata delle loro lotte e dei loro desideri. Questo approccio crea anche suspense e mantiene un senso di mistero durante tutta la stagione. La fotografia, invece, è visivamente stupefacente e altamente simbolica. L’uso di colori tenui, in particolare il distintivo rosso delle vesti delle Ancelle, crea un forte contrasto con lo sfondo cupo e oppressivo di Gilead. La cinematografia cattura efficacemente le emozioni dei personaggi e l’atmosfera oppressiva, immergendo gli spettatori nel mondo dello show.

Lo stile sceneggiato di “The Handmaid’s Tale” è sia poetico che riflessivo. Il dialogo è attentamente elaborato, con ogni parola che porta un peso e una significatività. L’uso dei monologhi interiori, specialmente dal punto di vista di Offred, consente agli spettatori di immergersi nei pensieri e nelle emozioni dei personaggi, aggiungendo profondità e complessità alle loro esperienze. Nel complesso, la struttura narrativa, la fotografia e lo stile sceneggiato di “The Handmaid’s Tale” lavorano in armonia per creare un’esperienza avvincente e coinvolgente. Contribuiscono alla capacità dello spettacolo di catturare il pubblico e provocare riflessioni, rendendolo una serie eccezionale sia dal punto di vista narrativo che estetico. Va sottolineato che la potente interpretazione del cast, in particolare le straordinarie prove attoriali di Elisabeth Moss e Madeline Brewer, contribuiscono ulteriormente ad elevare la storia, portando in vita personaggi sfaccettati e complessi.

Alexis Bledel e Elisabeth Moss in The Handmaid's Tale - Prima stagione
Alexis Bledel e Elisabeth Moss in The Handmaid’s Tale – Prima stagione

In conclusione

The Handmaid’s Tale” non è solo una serie televisiva, ma un’esperienza visiva e emotiva straordinaria che cattura l’attenzione degli spettatori, li costringe a riflettere sulle tematiche più profonde dell’umanità e li lascia con una profonda impressione. Con la sua potente combinazione di narrativa innovativa, impatto visivo e performance attoriali eccezionali, la serie si eleva come una delle opere più significative e coinvolgenti del panorama televisivo contemporaneo.

Note Positive:

  • Struttura Narrativa Complessa: La serie presenta una struttura narrativa innovativa che incorpora flashback e monologhi interiori, aggiungendo profondità ai personaggi e alle loro storie.
  • Impatto Visivo Potente: La fotografia accurata e simbolica crea un’atmosfera visiva intensa e simbolica, trasmettendo efficacemente le emozioni dei personaggi e l’oppressione del mondo di Gilead.
  • Interpretazioni Straordinarie: Le performance del cast, in particolare di Elisabeth Moss e Madeline Brewer, sono eccezionali. Riescono a trasformare i personaggi in individui complessi, suscitando empatia e coinvolgimento emotivo da parte degli spettatori.
  • Tematiche Profonde: La serie esplora temi potenti come la lotta interiore, la resilienza e la perdita dell’identità in una società oppressiva, offrendo spunti di riflessione profonda sulle condizioni umane e sulla società.

Note Negative:

  • Pacing Lento: In alcune puntate, il ritmo della narrazione potrebbe sembrare lento, con momenti di silenzio prolungato e riflessione che potrebbero non essere apprezzati da coloro che preferiscono una trama più dinamica.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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