Lo strangolatore di Boston (2023): un’indagine giornalistica per dar voce alla verità

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Locandina de Lo strangolatore di boston 2023

Lo strangolatore di Boston

Titolo originale: Boston Strangler

Anno: 2023

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Poliziesco, Storico

Casa di produzione: 20th Century Studios, Langley Park Productions, LuckyChap Entertainment, Scott Free Productions

Distribuzione italiana: Disney+

Durata: 1h 50m

Regia: Matt Ruskin

Sceneggiatura: Matt Ruskin

Fotografia: Ben Kutchins

Montaggio: Anne McCabe

Musiche: Paul Leonard-Morgan

Attori: Carrie Coon, Keira Knightley, David Dastmalchian, Robert John Burke, Rory Cochrane, Alessandro Nivola, Chris Cooper, Morgan Spector, Mellanie Hubert, Jon Lindstrom, Owen Burke, Ivan Martin, Josh Drennen

Trailer italiano de Lo strangolatore di Boston

Il thriller true-crime interpretato dalla due volte candidata all’Osca Keira Knightley (Orgoglio e pregiudizio, 2009; La maledizione della prima luna, 2003; Espiazione, 2007), dalla candidata all’Emmy® Carrie Coon (The Leftovers, 2014-17; The Nest – L’inganno, 2020; The Post, 2017), Alessandro Nivola (I molti santi del New Jersey, 2021; Jurassic Park III, 2001, Coco avant Chanel, 2009) e dal vincitore dell’Oscar® Chris Cooper (Il ladro di orchidee, 2002; Cielo d’ottobre, 1999) debutta il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star + in America Latina e su Star di Disney Plus in Italia. La pellicola, che vede alla regia e alla sceneggiatura Matt Ruskin (Il coraggio di lottare), è basata su un fatto di cronaca nera avvenuto in America tra il 1962 – 65 in cui serial killer, ribattezzato dalla stampa con il nome “Lo strangolatore di Boston”, uccise tredici donne, di svariate età, nella capitale del Commonwealth del Massachusetts. Per lungo tempo la polizia brancolò nel buio fino a quando il 3 novembre 1964 fu arrestato per uno stupro Albert DeSalvo, un uomo nato il 3 settembre 1931 a Chelsea. In seguito lo stupratore confessò al suo compagno di cella, George Nassar, un abile manipolatore, e all’avvocato F. Lee Bailey, di essere anche il famoso strangolatore di Boston. L’uomo, nonostante la confessione, non vede creduto dalla giuria che lo condanno all’ergastolo solo per i suoi numerosi stupri, che si aggirano tra i 300 e i 2000. Nel 1971, su volontà di un accordo tra DeSalvo e Bailey, venne pubblicato il romanzo Defense Never Rests, trattante la confessione dello stupratore di Chicago. Albert fu ucciso nel 1973 nel penitenziario di massima sicurezza di Walpole. Nel 2013 venne a galla una nuova pista, che dette maggior credito alla confessione di DeSalvo. La polizia analizzò il DNA di un liquido seminale ritrovato sulla scena del crimine riguardo all’omicidio di Mary Sullivan, questo fu confrontato con quello del nipote del presunto colpevole e con i suoi resti. I risultati finali portarono alla conferma che Albert era stato l’assassinio e stupratore della Sullivan. Che sia lui il reale colpevole?

Trama de Lo strangolatore di Boston

La giornalista Loretta McLaughlin (Keira Knightley) si occupa sempre e solo di notizie frivole e rivolte a un pubblico femminile per il quotidiano Record – American di Boston. Lei però ambisce a scrivere di storie con maggior spessore politico e sociale, vuole firmare pezzi importanti, in grado di smuovere l’opinione pubblica. Le sue giornate le passa a scrivere e a leggere articoli di giornali, ritagliandoli, appendendoli in ufficio e conservandoli. Grazie a questa sua attività di lettrice scorge una correlazione, passata a tutti inosservata, tra tre omicidi di anziane donne a Boston. Grazie alla sua insistenza e alla sua ricerca di fonti di polizia e di reperti scientifici sulle scene del crimine, riesce a dare forza alla sua teoria, risultando come la prima giornalista americana a trovare delle similitudini tre i casi, dando la sensazione alle donne di Boston che in città vive un serial killer, pericoloso e che ucciderà ancora. Sarà lei ha denominare in seguito il serial killer con il soprannome de “Lo strangolatore di Boston”.  Il direttore del giornale, per aiutarla nella scrittura e nelle indagini, le affianca l’esperta reporter Jean Cole (Carrie Coon), le due donne però dovranno affrontare un vile sessismo presente nell’ambiente giornalista per poter scoprire la verità e trattare del caso sul giornale.

Fotogramma de Lo strangolatore di Boston (2023)
Fotogramma de Lo strangolatore di Boston (2023)

Recensione de Lo strangolatore di Boston

Nel 1964 fu il thriller poliziesco “The Strangler” di Burt Topper a parlarci in maniera romanzata del caso del “Boston Stranger”, mostrandoci come protagonista della pellicola Leo Kroll, un tecnico di laboratorio con degli importanti problemi psicologici, connessi al complesso di Edipo, che lo conducono a essere un serial killer d’infermiere. Nel ’68 invece è l’ora de “Lo Strangolatore di Boston” di Richard Fleischer a dare un contorno più autentico e realistico alla vicenda. Il suo film vede Tony Curtis nei panni di Albert De Salvo e Henry Fonda in quelli di John S. Bottomly, il detective diventato famoso per aver ottenuto la confessione di DeSalvo. Il 2023 invece è il momento de “Lo Strangolatore di Boston” di Matt Ruskin, una pellicola che guarda la storia da una nuova prospettiva narrativa che il lungometraggio di Fleischer non prendeva minimamente in considerazione, ovvero la storia giornalistica del caso.  L’opera drammaturgica di Ruskin, che possiede una connotazione di genere investigativo – giallo, non erge gli uomini a protagonisti della storia e non erge neppure il caso del serial killer come elemento centrale narrativo (seppur fondamentale) della pellicola, ma mette il focus drammaturgico della storia su due donne, due giornaliste che devono lottare, tutti i giorni, per i loro diritti di donna e di lavoratrici, all’interno di un mondo giornalistico e poliziesco, dove gli uomini fanno voce grossa da padrone. Interessante in questo senso la scena in cui un uomo, probabilmente un capo di polizia, accusa il Record-American e la sua giornalista Loretta McLaughlin. L’uomo definisce Loretta definita come una donna che usa mezzi da prostituta e da seduzione, omettendo di essere una reporter, per estromettere informazioni dagli agenti delle forze dell’ordine. Oppure, risultano piene di significato maschilista, le numerose foto che il giornale farà alle sue scrittrici, usandole come mezzo per vendere maggiormente i giornali, alla fine non è solo il caso a far vendere le copie del Record – American ma anche le foto della McLaughlin e Jean Cole, le uniche due reporter femminili criminali.

Lo strangolatore di Boston del 2023 non modifica, in maniera importante, la vicenda per i suoi scopi drammaturgici ma va a creare un ritratto abbastanza fedele degli eventi storici riguardanti il caso, attraverso gli occhi delle due giornaliste, specialmente quelli di Loretta McLaughlin (Keira Knightley), la vera protagonista del film, una donna che lotterà con tutte le sue forze per trarre la verità dal caso, non accontentandosi di mezze verità, utili solo per placare la sete di giustizia, simbolica in questo senso la scena in cui la sua collega J. Cole si ritira dall’indagine giornalistica quando DeSalvo confessa, asserendo all’amica Loretta che loro non fanno o creano notizie ma che è la notizia che nasce da sola. I giornalisti d’altro canto non possono far altro che raccontare i fatti così come sono e non creare vere e proprie indagini poliziesche.

La sceneggiatura procede, dal punto di vista drammaturgico, come un film d’inchiesta giornalistica, in cui scorgiamo le nostre due reporter indagare e cercare indizi per i loro articoli, fungendo, in tutto e per tutto, come dei veri agenti della polizia. Saranno proprio i loro articoli giornalistici a scuotere il caso e costringere le forze dell’ordine a impegnarsi maggiormente per ricercare il vero colpevole dei casi, tra varie piste destinate, spesso e volentieri, a perdersi nel vuoto, importante in questo senso l’articolo che la McLaughlin ha scritto sull’incapacità della polizia di occuparsi di questo caso criminale, non vedendo indizi e scartando tutte le piste riguardo ai potenziali assassini. Tutto questo impianto, che possiede un ritmo abbastanza lento e privo di azione, viene reso interessante grazie a una sceneggiatura efficace nella scrittura del personaggio di Loretta che scorgiamo e conosciamo non solo nell’ambiente di lavoro ma anche in quello di famiglia, denotando tutte le sue difficoltà tra essere una madre e donna di casa, come usava in quei tempi, e una lavoratrice a tempo pieno. Intensa è anche essere l’interpretazione di Carrie Coon e di Keira Knightley, abili nell’entrare nei panni delle due donne che devono combattere contro il potere maschilistica che non le prende realmente sul serio, costringendole a dei piccoli ricatti, che Cole riesce maggiormente ad affrontare contrariamente alla McLaughlin che storce maggiormente il naso, dinanzi a quei piccoli torti che si vede costretta a subire per continuare le proprie indagini, come il caso delle foto presenti sui giornali, elementi che metteranno a rischio la loro stessa sicurezza personale. Meno incisiva invece risulta la regia, interessante ma priva di sequenze realmente accattivanti e che resteranno imprigionate nella nostra mente, si può dunque dire che questo è un film di sceneggiatura piuttosto che d’effetto visivo e registico.

Keira Knightley e Carrie Coon in Lo strangolatore di Boston (2023)
Keira Knightley e Carrie Coon in Lo strangolatore di Boston (2023)

In conclusione

Una pellicola che avrebbe meritato probabilmente l’uscita in sala, almeno per un paio di giorni, ma la scelta è di immettere il lungometraggio direttamente su Disney Plus. “Lo strangolatore di Boston” si dimostra un’opera ben scritta e ben interpretata, perfetta per gli amatori di giallo a stampo d’inchiesta giornalistica. Va detto però che il film possiede un ritmo abbastanza lento ma che ci aiuta a seguire, passo dopo passo, i vari indizi e scoperte del caso, di un caso tuttora rimasto aperto e che possiede svariati dubbi investigativi.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Interpretazione di Carrie Coon e di Keira Knightley
  • La scrittura del personaggio di Loretta

Note negative

  • La colonna sonora non è memorabile e non ci rimane impressa a fine visione
  • Regia poco incisiva e che smorza il ritmo e la tensione narrativa
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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