Sweet Tooth 3 (2024). La fine della storia

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Trailer di Sweet Tooth 3

Informazioni sulla serie e dove vederla in streaming

Con la sua terza stagione, giunge a conclusione Sweet Tooth, la serie fantasy a tinte di teen drama sviluppata e creata da Netflix da Jim Mickle, basata sull’omonimo fumetto di Jeff Lemire con protagonista l’ibrido uomo-cervo Gus. Lo showrunner non segue strettamente gli eventi narrati nel fumetto, ma ne riprende l’universo narrativo ambientato sette anni dopo il crollo dell’umanità a causa di un morbo e della comparsa dei bambini ibridi, mezzi umani e mezzi animali. Inoltre, utilizza alcuni personaggi per creare una drammaturgia che, puntata dopo puntata, si distacca sempre più dalla trama originale di Lemire, pur mantenendo alcuni elementi narrativi in comune.

Ad un anno di distanza dalla sua seconda stagione, Sweet Tooth rilascia le sue ultime otto puntate il 6 giugno 2024 su Netflix, con un cast che si avvale di nuove entrate come Kelly Marie Tran nei panni di Rosie, Cara Gee nel ruolo di Siana, Ayazhan Dalabayeva nel ruolo della bambina ibrida Nuka e infine Amy Seimetz, nel ruolo di Birdie, attrice che ha già ricoperto il ruolo nelle precedenti stagioni attraverso qualche breve apparizione.

Trama di Sweet Tooth 3 

Dopo aver sconfitto il generale Abbot nella battaglia presso il rifugio di Pubba, Gus (Christian Convery), Jepperd (Nonso Anozie), Becky (Stefania LaVie Owen) e Wendy (Naledi Murray) intraprendono un viaggio in Alaska per cercare Birdie (Amy Seimetz), la madre di Gus. Birdie sta indagando sulle misteriose origini della letale Afflizione nel tentativo di trovare una cura per il Morbo che sta devastando l’umanità. Durante il loro viaggio, Gus e i suoi amici si imbattono nuovamente nel dottor Singh (Adeel Akhtar), che decide di unirsi alla spedizione verso l’Alaska. Tuttavia, Jepperd rimane diffidente nei confronti del medico che in passato aveva cercato di uccidere Gus per trovare una cura e fermare il virus. Nel frattempo, una nuova minaccia emerge: Helen Zhang (Rosalind Chao), sua figlia Rosie (Kelly Marie Tran) e un gruppo di feroci ragazzi lupo danno la caccia a Gus. Credono che il bambino cervo sia la chiave per bloccare il morbo, basandosi sulle teorie del dottor Singh. Attraversando terreni pericolosi, Gus e i suoi amici trovano rifugio in un avamposto in Alaska, dove incontrano nuovi personaggi, tra cui Siana (Cara Gee) e sua figlia, l’ibrida Nuka (Ayazhan Dalabayeva). Il tempo per trovare risposte sta per scadere: le alleanze sono messe alla prova e i destini si incrociano, portando a un emozionante culmine che determinerà il futuro dell’umanità e degli ibridi.

Nonso Anozie, Christian Convery, Naledi Murray, Stefania LaVie Owen in episode 301 of Sweet Tooth. Cr. Matt KlitscherNetflix © 2023
Nonso Anozie, Christian Convery, Naledi Murray, Stefania LaVie Owen in episode 301 of Sweet Tooth. Cr. Matt KlitscherNetflix © 2023

Recensione di Sweeth Tooth 3

Sarebbe falso non ammettere che la stagione finale di “Sweet Tooth” sia una mezza delusione. Lo spettatore, dopo due stagioni, avrebbe meritato una serie indubbiamente più avvincente, intrigante e soprattutto più intensa a livello emozionale, cosa che però non sempre si verifica all’interno di queste ultime otto puntate. Essendo una stagione conclusiva, lo showrunner e gli sceneggiatori avrebbero dovuto entrare maggiormente nel vivo della storia, affrontando con più profondità e intensità sentimentale sia i misteri connessi al morbo, alla caverna e agli ibridi, sia, e soprattutto, le relazioni personali.

Rappresentare visivamente l’enigma non è mai semplice, e grandi serie del passato hanno deluso il loro pubblico nel loro atto conclusivo e nella spiegazione e rappresentazione del mistero centrale e fondante della storia, come è avvenuto in “Lost“, “The Leftovers“, “Twin Peaks: The Return” e “Dark” (solo per citarne alcune). Tuttavia, queste serie riuscivano spesso a rappresentare e a raccontare i legami interpersonali in maniera emozionante, riuscendo a chiudere, in maniera anche struggente, le linee narrative dei singoli personaggi e a chiudere il cerchio più intimo. In “Sweet Tooth” 3 è proprio l’aspetto interiore che manca alla vicenda a causa di una sceneggiatura che, muovendosi costantemente sui contorni di un prodotto adatto a tutta la famiglia, non riesce a raggiungere il suo apice narrativo, tirando il freno a mano quando sarebbe il momento di spingere sull’acceleratore, spingendo il fantasy verso una connotazione più oscura, meno colorata e buonista. Alcuni istanti più crudi e drammatici nella serie ci sarebbero anche, ma vengono trattati in maniera alquanto discutibile, rendendo scene potenzialmente strazianti in scene di poco conto e di poca importanza. Proprio per questo motivo, nel visionare le otto puntate che compongono questa terza stagione, ho avuto la sensazione che gli sceneggiatori, a livello di scrittura, abbiano cercato la via più semplice senza impegnarsi troppo, creando per i loro personaggi degli escamotage narrativi, a volte irrealistici e inverosimili, perfetti per condurli, senza troppi problemi, avanti nel loro viaggio fisico verso il raggiungimento dell’Alaska e nel loro viaggio personale.

“Sweet Tooth 3”, una serie a tinte on the road, ha come suo protagonista il giovane ibrido Gus, un bambino dal fare innocente che vede nel mondo solo e sempre il lato buono, mai quello più crudele e cattivo. Nel corso delle tre stagioni, il giovane ibrido ha avuto due obiettivi connessi a livello drammaturgico. Il primo obiettivo di Gus è piuttosto personale ed è connesso al suo viaggio interiore: ritrovare sua madre, la donna che gli ha dato la vita e che lo ha dovuto abbandonare per scoprire la cura del Morbo. Il secondo obiettivo del bambino, connesso al ritrovamento della madre, è trovare la Caverna di Thacker, quel luogo che lo sta chiamando attraverso sensazioni e visioni che il piccolo ragazzo-cervo sta avendo, al fine di rintracciare con i suoi compagni d’avventura un modo per salvare l’umanità.

Se la seconda linea narrativa, incentrata sul salvare il mondo, risulta interessante, seppur raccontata attraverso alcune semplificazioni, deus ex machina e alcune inverosimiglianze narrative, ciò che non funziona è la prima linea narrativa, che manca assolutamente di emozione. La scena del ricongiungimento tra Birdie e Gus, un momento atteso da più di sedici puntate, appare alquanto priva di pathos e sviluppata in maniera sbrigativa e senza un’adeguata presenza di scene intime tra i due caratteri. Questo è anche dovuto alla pochezza narrativa dedicata al personaggio di Birdie, che sembra essere messo in scena solamente per svolgere un determinato ruolo e poco altro, senza avere un giusto approfondimento interiore. Lo stesso discorso, di assenza di emozione e di spreco dei nuovi personaggi, riguarda il leggendario caribù che Birdie e Gus incontrano. Questo carattere poteva e doveva avere un peso diverso all’interno della vicenda, ma ciò non avviene. Il caribù viene introdotto e poi tolto dal racconto senza un vero motivo, fungendo solo da deus ex machina per condurre Gus alla caverna e poco altro. In riferimento ai nuovi personaggi, si può ben dire che l’unico personaggio più o meno interessante è quello della villain Rosie, un carattere che viene leggermente tratteggiato a differenza degli altri, come Nuka e Siana. Infatti, Rosie risulta a tratti l’unico nuovo personaggio con elementi tridimensionali, che non la rendono né buona né cattiva.

Lato emozionale e lato della spiegazione del mistero, la serie lascia un pizzico a desiderare. Ma cosa funziona veramente? Il ritmo narrativo, che riesce a tenerci incollati alla visione della serie, conducendoci in un viaggio on the road più o meno interessante. Inoltre, sono presenti alcune tematiche di tutto rispetto, come l’ecologismo ambientale e l’accettazione del diverso, dichiarando, soprattutto nel finale della stagione, come l’essere umano sia il vero male della Terra. L’uomo, infatti, distrugge a suo piacimento il creato, inquina l’ambiente e si uccide costantemente l’uno con l’altro per una sete di potere e di egoismo innata. Proprio sul dilemma morale si muovono le ultime due puntate: salvare gli ibridi o salvare gli umani? Forse è giusto che l’umanità lasci il posto a una nuova generazione? Un altro pregio della serie è l’ultima sequenza narrativa, una sequenza visiva e narrativa che riesce a raggiungere quelle vette emozionali che la terza stagione non era riuscita a ottenere. Il finale di serie ci colpisce con forza, chiudendo perfettamente il cerchio narrativo di Gus e Omone.

Sweet Tooth. Christian Convery as Gus in episode 304 of Sweet Tooth. Cr. Matt KlitscherNetflix © 2024
Sweet Tooth. Christian Convery as Gus in episode 304 of Sweet Tooth. Cr. Matt KlitscherNetflix © 2024

In conclusione

La scrittura della stagione sembra aver cercato di risolvere i nodi narrativi senza impegnarsi troppo a livello emotivo. Gus, con il suo carattere innocente e fiducioso, meritava un percorso emotivo più approfondito, che rendesse giustizia alla sua ricerca della madre e alla scoperta della Caverna di Thacker. Invece, ciò che otteniamo sono risoluzioni sbrigative e una mancanza di profondità nei momenti che avrebbero dovuto essere emotivamente più significativi.

La stagione finale di “Sweet Tooth”, dunque, lascia un senso di delusione, non riuscendo a sfruttare appieno il potenziale della serie. Pur mantenendo un ritmo narrativo coinvolgente e affrontando tematiche importanti come l’ecologismo e l’accettazione del diverso, la terza stagione pecca di intensità emotiva e profondità nel trattamento dei personaggi. Tuttavia, la serie si riscatta in parte nelle ultime puntate, con una conclusione che riesce a colpire emotivamente e a chiudere efficacemente il cerchio narrativo dei protagonisti principali. Nonostante i suoi difetti, “Sweet Tooth” continua a offrire un viaggio interessante e ricco di spunti di riflessione, rimanendo una serie significativa nel panorama del fantasy contemporaneo, soprattutto nel genera di produzioni per famiglie.

Note Positive:

  • Regia
  • Tematiche rilevanti: “Sweet Tooth” affronta tematiche importanti come l’ecologismo ambientale e l’accettazione del diverso, proponendo riflessioni significative sulla natura umana e sul futuro del pianeta.
  • Ritmo narrativo: La narrazione riesce a mantenere un buon ritmo, tenendo gli spettatori incollati allo schermo e coinvolgendoli nel viaggio on the road dei personaggi.
  • Scena finale. L’ultima scena riese a raggiungere un livello emozionale notevole chiudendo perfettamente il cerchio narrativo dei protagonisti principali.

Note Negative:

  • Mancanza di intensità emotiva: La terza stagione non riesce a raggiungere l’intensità emotiva attesa, soprattutto nelle relazioni personali, lasciando il pubblico insoddisfatto in termini di coinvolgimento sentimentale.
  • Trattamento superficiale dei personaggi: Alcuni personaggi, come Birdie e il leggendario caribù, non ricevono un adeguato sviluppo narrativo, apparendo piatti e poco approfonditi.
  • Semplificazioni narrative: La serie spesso ricorre a semplificazioni e deus ex machina per avanzare la trama, sacrificando realismo e coerenza narrativa.
  • Momenti drammatici sottotono: Le scene potenzialmente strazianti vengono trattate in maniera superficiale, perdendo l’opportunità di creare momenti veramente toccanti e memorabili.
  • Eccessiva prudenza: La sceneggiatura tende a evitare temi più oscuri e complessi, mantenendo un tono troppo familiare e buonista, che limita la profondità della storia e dei personaggi.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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