Eric (2024). La ricerca della propria casa

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Trailer di Eric

Informazioni sulla miniserie e dove vederla in streaming

Dal 30 giugno 2024, su Netflix viene distribuita la miniserie americana “Eric”, composta da sei episodi, che si inserisce nel genere del dramma con sfumature thriller e poliziesche. La serie è stata ideata e sceneggiata da Abi Morgan, vincitrice di un premio BAFTA e di un Emmy Award, nota per il suo contributo a film e serie TV di grande successo come “The Iron Lady” (2011), “Shame” (2011), “The Split” (2018, 2020, 2022), e “The Invisible Woman” (2013). Alla regia troviamo la talentuosa regista e produttrice Lucy Forbes, nota per la sua esperienza nella direzione di episodi seriali, tra cui quattro puntate di “The End of the F***ing World” e sei episodi di “In My Skin”. Morgan e Forbes ricoprono anche il ruolo di produttori esecutivi della serie, insieme all’attore britannico Benedict Cumberbatch, noto per le sue interpretazioni di Sherlock Holmes nella serie BBC di Steven Moffat e Mark Gatiss, nonché del personaggio di Doctor Strange nell’universo cinematografico Marvel. Tra gli altri produttori esecutivi figurano Jane Featherstone (conosciuta per “Chernobyl” e “This Is Going to Hurt”), Lucy Dyke (“The Split” e “Black Mirror“), e Holly Pullinger (“This Is Going to Hurt” e “Don’t Forget the Driver”).

Trama di Eric

Vincent, un uomo dall’indubbio carisma ma affetto da profondo narcisismo e problemi psicologici, oltre ad avere una dipendenza dall’alcool, è uno dei più rinomati burattinai di New York e creatore dello spettacolo per bambini “Good Day Sunshine”. Tuttavia, lo show sta attraversando un periodo di crisi con un progressivo calo degli ascolti, spingendo la produzione a effettuare dei cambiamenti nel programma, cosa che a Vincent non piace. Parallelamente, la sua vita familiare con la moglie Cassie, insegnante al liceo, è segnata da litigi frequenti che mettono a dura prova il loro figlio noveenne, Edgar. Un mattino, dopo un acceso litigio serale tra Vincent e Cassie, Edgar scompare mentre si reca a scuola da solo, gettando la famiglia nella disperazione. Le indagini sulla sua scomparsa vengono affidate al detective Michael Ledroit dell’ufficio “Persone Scomparse”, impegnato anche nella ricerca di un altro giovane afroamericano, Marlon Rochelle, scomparso otto mesi prima nelle stesse zone. Confrontando i due casi, Ledroit si trova a fronteggiare non solo le sfide investigative, ma anche il razzismo e l’omofobia presenti nel dipartimento di polizia di New York. Nel frattempo, Vincent, sempre più intrappolato nell’alcolismo e nei suoi tormenti psicologici, si impegna a costruire il pupazzo disegnato dal figlio, sperando che la sua apparizione nello show “Good Day Sunshine” possa riportare Edgar a casa, dimostrando così il suo amore paterno.

Eric - Immagine dal set - Ludovic RobertNetflix
Eric – Immagine dal set – Ludovic RobertNetflix

Recensione di Eric

Su Netflix, soprattutto quando si parla di produzioni europee, inglesi o americane, è più semplice rintracciare delle miniserie interessanti e accattivanti rispetto a serie estese di alta qualità. Questo perché mantenere un alto livello visivo e narrativo per tutte le stagioni è un’impresa ardua e raramente riuscita. Al contrario, trovare delle miniserie valide e ben realizzate dall’inizio alla fine su Netflix non è poi così difficile. Nel corso di circa dieci anni, la piattaforma streaming ci ha donato delle miniserie potenti dal punto di vista drammaturgico, come “When They See Us” (2019), “La regina degli scacchi” (2020), “L’altra Grace” (2017), “Unorthodox” (2020), “Maid” (2021), “Hollywood” (2020), “Dahmer” (2022) e l’horror “Hill House” (2018). La miniserie Eric può tranquillamente comparire accanto a questi titoli potenti e maestosi, che consiglio vivamente di andare a recuperare. La miniserie, creata e scritta da Abi Morgan, non è perfetta: presenta alcune piccole imperfezioni sceneggiative, con alcuni passaggi narrativi che potevano essere sviluppati in maniera più interessante. Tuttavia, possiede la forza di un grande prodotto, riuscendo a creare una narrazione complessa che si muove su più strati narrativi. Questi strati si intrecciano per condurci nel profondo senso dello show seriale di Morgan, che vuole comunicare al grande pubblico come ognuno di noi abbia bisogno di una casa, intesa come luogo sicuro in cui poter vivere e essere sé stessi liberamente. Per affrontare questa tematica, la sceneggiatrice instaura una storia corale che si muove tra il poliziesco e il dramma, presentandoci diversi personaggi come Vincent, Cassie, Edgar, il Detective Ledroit e Lennie. Questi personaggi sono alla ricerca della propria casa, che non è solo un luogo fisico ma anche affettivo e interiore. “Eric” è dunque un viaggio interiore, in cui i personaggi sono spinti, a causa di un dramma che scuoterà le loro vite, verso la ricerca di un posto da chiamare casa, dove poter essere veramente se stessi senza timori sociali. Specialmente Cassie ed Edgar, nel corso della miniserie, si interrogano su come vogliono che sia la loro casa, con chi vogliono viverci e come vogliono viverci. Alla fine, il luogo che chiamiamo casa è quello in cui vogliamo ritornare, dove ci sentiamo davvero a nostro agio.

Benedict Cumberbatch

Questa è una storia di persone che ritrovano la loro casa. Che si tratti di un bambino, di un senzatetto, di un poliziotto nero gay, di una moglie in un matrimonio infelice, o anche di Eric nello show, si tratta di trovare il proprio posto”.

“Eric” è la storia del viaggio che i personaggi intraprendono per trovare il proprio luogo da chiamare casa, e questo viaggio trova la sua location ideale nella caotica New York degli anni ‘80. In questa ambientazione, le divisioni di classe e la povertà dominano la scena. La miniserie ci presenta una New York squalida, impregnata di razzismo, omofobia, criminalità, corruzione politica, corruzione della polizia, spaccio di droga e prostituzione minorile, oltre alla diffusione dell’epidemia di AIDS, che segna molte vite in una società che perseguita il diverso e la comunità LGBT.

La corruzione, il razzismo e la discriminazione sociale, insieme al mondo della disperazione che affligge i più poveri e i senzatetto, sono elementi che si integrano profondamente nella trama della miniserie. Questi temi entrano in contatto con il Detective Ledroit, un uomo che deve affrontare quotidianamente la discriminazione, essendo afroamericano e omosessuale (una parte di sé che tiene nascosta), e con Vincent stesso, il quale, nel suo crollo psicologico dopo la scomparsa del figlio, si ritrova in una profonda crisi interiore, che lo conduce a vagare nei bassifondi della società, diventando un senzatetto alcolizzato alle prese con problemi psicologici. Durante questa discesa, l’idea del pupazzo che voleva creare per il figlio prende forma nella sua mente, intessendo un costante dialogo folle con quell’entità immaginaria. Il Mostro, con la sua voce crudele e le sue frasi cattive in grado di ferire, rappresenta la coscienza sporca e piena di sensi di colpa di Vincent. In questo senso questo “Mostro” e lo scontro che attuerà contro di lui, gli mostrerà la sua vera natura: quella di un uomo egoista, pericoloso e autodistruttivo, incapace di prendersi cura di un figlio come dovrebbe.

Se Vincent deve confrontarsi con i demoni del suo passato interiore, immergendosi nel mondo oscuro della New York degli anni ’80, popolato principalmente da mostri interiori piuttosto che esteriori, il Detective Ledroit si trova a fronteggiare e a scovare i veri mostri in carne e ossa, le persone che sono capaci di infliggere dolore agli altri senza provare alcun rimorso. Questo avviene all’interno di una trama di discriminazione in una società dominata dai potenti e dalla polizia, che spesso copre ciò che è più conveniente.

La storia del Detective Ledroit potrebbe non essere particolarmente originale, poiché ci troviamo di fronte a un uomo afroamericano che deve affrontare la discriminazione a causa del colore della sua pelle e che deve rimanere in silenzio quando gli altri fanno commenti offensivi sugli omosessuali, come lui. Questo si svolge in un mondo che disprezza profondamente le persone gay e che le costringe a nascondere la loro identità per poter vivere liberamente insieme. Nonostante questa trama non sia del tutto nuova, risulta comunque potente e interessante, soprattutto grazie alla straordinaria interpretazione di McKinley Belcher III, che riesce a comunicare le molteplici sfaccettature del suo personaggio attraverso dialoghi ben scritti e sequenze di grande qualità. Tuttavia, la vera mancanza risiede nel trattamento della tematica legata all’AIDS, con il compagno di Ledroit mostrato in modo poco convincente, privando la storia di una sottotrama struggente che avrebbe arricchito ulteriormente il racconto.

Abi Morgan – Ideatrice

Eric è un’immersione profonda nella Grande Mela degli anni ’80, alle prese con l’aumento del tasso di criminalità, la corruzione interna, il razzismo endemico, un sottoproletariato dimenticato e l’epidemia di AIDS, che mette a nudo le divisioni tra i genitori alla ricerca del proprio figlio, un detective che lotta con un sistema che non funziona e un ragazzo smarrito che potrebbe non tornare mai a casa, e si chiede dove si trovino i veri mostri. Con pupazzi… tanti pupazzi”.

A livello di scrittura, la trama si sviluppa attraverso diverse linee narrative e sottotrame, che possono essere suddivise nei seguenti temi principali:

  1. La famiglia disfunzionale: Questa linea narrativa segue le vicende di Carrie, Vincent ed Edward, evidenziando le dinamiche complesse e i conflitti presenti all’interno della famiglia.
  2. La discriminazione sociale: Questo tema è esplorato principalmente attraverso il personaggio di Ledroit e il caso di Marlon Rochelle, evidenziando le ingiustizie e le sfide che affrontano le persone emarginate a causa della loro razza o orientamento sessuale.
  3. La storia dei senzatetto: Questa trama si concentra sulle difficoltà e le minacce che i senzatetto devono affrontare nel trovare un posto sicuro dove vivere, spesso combattendo contro politiche e decisioni comunali che li escludono e li discriminano ulteriormente.
  4. Storia di corruzione: Questo elemento è interconnesso con la tematica della discriminazione sociale, evidenziando come la corruzione politica e delle forze dell’ordine possa perpetuare ulteriormente l’ingiustizia e il pregiudizio all’interno della società.
  5. Problemi interiori e ricerca di miglioramento: Questa linea narrativa secondaria si focalizza sui conflitti interiori dei personaggi principali, come Carrie, Vincent ed Edward, e sulla loro ricerca di crescita personale e di soluzioni ai propri problemi individuali.

La complessità e l’interconnessione di queste diverse trame contribuiscono a creare un quadro ricco e articolato della società e delle sfide che i personaggi devono affrontare nel corso della storia.

Benedict Cumberbatch in Eric - Ludovic RobertNetflix
Benedict Cumberbatch in Eric – Ludovic RobertNetflix

Una miniserie di grandi attori

La sceneggiatura è indubbiamente ben scritta, giocando con un lato oscuro contrapposto a un elemento più fiabesco in grado di unire il dramma sociale, il thriller e, per certi versi, la fantasia di IF – Gli amici immaginari. Tuttavia, ciò che rende la miniserie meritevole di essere visionata sono le interpretazioni di un cast veramente di alto livello, sia nei ruoli più piccoli che in quelli principali. Se McKinley Belcher III fa una prova eccelsa tanto da risultare l’anima stessa della miniserie, diventando un personaggio sempre più centrale e importante nel corso degli episodi, dobbiamo fare gli applausi anche alla prova attoriale di Benedict Cumberbatch, che entra perfettamente nei panni di questo eccentrico, folle e geniale burattinaio, un uomo che ha dei profondi problemi psicologici che lo stanno distruggendo giorno dopo giorno. McKinley Belcher III e Benedict Cumberbatch sono indubbiamente le star assolute dello show, ma non sarebbe giusto non applaudire anche l’eccellente prova donataci da Gaby Hoffmann, che racconta le mille sfumature di una donna che sta affrontando un periodo complesso a livello interiore e da cui deve cercare di salvarsi, soprattutto uscendo da quella dimensione familiare che la sta annientando giorno dopo giorno a causa del comportamento tossico del marito Vincent. Accanto a queste tre grandi performance, vanno nominate anche le buone prove attoriali di Dan Fogler e Clarke Peters, mentre delude un pizzico quella del giovanissimo Ivan Howe, nei panni di Edgar, che non risulta così incisiva, anche a causa di una scrittura minimale, seppur tridimensionale, del personaggio.

In conclusione

“Eric” si presenta come una miniserie ricca di spunti di riflessione e di emozioni, in grado di coinvolgere il pubblico attraverso una narrazione complessa e personaggi ben definiti. Pur presentando alcune imperfezioni narrative, il viaggio interiore dei protagonisti alla ricerca di un luogo da chiamare casa risulta profondamente coinvolgente e rappresenta un tema universale che risuona nel cuore di ogni spettatore. La New York degli anni ’80 offre uno sfondo autentico e ricco di tensione, che si intreccia abilmente con le sfide personali dei personaggi e i temi sociali trattati. Le interpretazioni di attori del calibro di McKinley Belcher III e Benedict Cumberbatch conferiscono ulteriore profondità e intensità alla storia, mentre l’analisi dei diversi strati narrativi arricchisce l’esperienza complessiva della visione. “Eric” si distingue quindi come una miniserie rilevante e appassionante, capace di lasciare un’impronta duratura nello spettatore.

Note positive:

  1. Narrazione complessa e coinvolgente.
  2. Personaggi ben definiti e sviluppati.
  3. Ambientazione autentica nella New York degli anni ’80.
  4. Interpretazioni di alto livello da parte del cast, in particolare di McKinley Belcher III e Benedict Cumberbatch.
  5. Analisi approfondita dei temi sociali e delle sfide personali dei personaggi.

Note negative:

  • Alcune imperfezioni narrative, con passaggi che potevano essere sviluppati in maniera più interessante.
  • Trattamento poco convincente della tematica legata all’AIDS, soprattutto per quanto riguarda il compagno del Detective Ledroit.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 891

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