Don’t Look At The Demon (2022). Un film di esorcismo e di fantasmi 

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DON'T LOOK AT THE DEMON locandina

Don’t Look At The Demon

Titolo originale: Don’t Look At The Demon

Anno: 2022

Nazione: Malesia

Genere: Horror

Casa di produzione: Barnstorm Entertainment, Bliss Pictures, Brando Studios

Distribuzione italiana: 102 Distribution

Durata: 95 min

Regia: Brandon Lee

Sceneggiatura: Alfie Palermo

Fotografia: Mike Muschamp

Montaggio: Danny Saphire

Musiche: Vincent Gillioz

Attori: Jordan Belfi, Ashlyn Boots, Malin Crépin, Harris Dickinson, Fiona Dourif, Jessie Franks, William Miller, Thao Nhu Phan, Randy Wayne

Trailer di Don’t Look At The Demon

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il regista Brando Lee, cresciuto nella periferia di Kuala Lumpur, nella sua giovinezza si è nutrito di film hollywoodiani di diversi generi, spaziando dall’horror come “Lo squalo” e “L’esorcista” fino alla fantascienza fantasy di “Guerre stellari“. Brando Lee ha mosso i suoi primi passi studiando al Columbia College di Hollywood, dove si è specializzato in Cinema e TV, per poi lavorare per diverse produzioni mentre viveva a Los Angeles. Successivamente, ha fondato la Brando Studios B&L CreaLive, che ha prodotto una serie di progetti televisivi e film distribuiti nelle sale cinematografiche della Malaysia. Non contento, ha co-fondato insieme a Danny Saphire la casa di produzione Barnstorm, che ha co-prodotto il suo terzo lungometraggio del 2022 dal titolo “Don’t Look At The Demon“. Il film è stato distribuito in anteprima mondiale nei cinema thailandesi il 29 settembre 2022. In Italia, la pellicola è stata distribuita al cinema da 102 Distribution a partire dal 17 agosto 2023 e vede nel cast attori poco conosciuti a livello cinematografico, che hanno solitamente interpretato ruoli minori in varie serie TV, come ad esempio Jordan Belfi, Malin Crépin e Fiona Dourif.

Trama di Don’t Look At The Demon

Jules è una medium spirituale emotivamente danneggiata a causa di un tormentato passato familiare. Fa parte di una squadra americana di investigatori televisivi sul paranormale. Jules decide di condurre la troupe televisiva a Fraser’s Hill, una casa infestata in Malesia, per raccogliere prove paranormali. Gli ultimi proprietari della casa, Ian e Martha, affermano che una presenza oscura e malvagia vive tra quelle mura.

Inizialmente, le affermazioni della coppia sembrano dubbie e poco credibili. Tuttavia, non passa molto tempo prima che Jules stessa incontri un’esperienza paranormale nel seminterrato dell’abitazione, convincendola che vi sia qualcosa di veramente spaventoso e inquietante. Man mano che la squadra televisiva si addentra nel mistero, nella dimora malesiana si verificano avvenimenti oscuri sempre più inquietanti, tra forze spirituali potenti e possessioni. Questi eventi vanno a risvegliare i traumi, mai completamente sopiti, di Jules. L’indagine conduce la tropue e Jules a scoprire svariate stanze segrete terrificanti e una storia oscura legata a Fraser’s Hill. Il tutto sembra essere collegato a un antico rituale thailandese proibito, basato sull’utilizzo di feti di bambini morti ed essiccati.

Frame del film Don’t Look At The Demon
Frame del film Don’t Look At The Demon

Note di regia

Brando Lee

Crescendo in Malesia, uno dei luoghi più singolari del sudest asiatico, un paese musulmano in cui si parlano liberamente di altre religioni, sono stato esposto e nutrito con il cristianesimo, il Taosim e il buddismo thailandese nella mia prima infanzia. Queste esperienze sono un modo di vivere profondamente radicato e hanno influenzato la mia età adulta. C’è uno Ying e uno Yang in tutte le mie attività. Per questo credo che il mondo debba avere il buono e il cattivo, sia gli angeli che gli esseri malvagi. In sostanza, si tratta di mantenere l’equilibrio dell’Universo. Incuriosito dalle esperienze che ho vissuto, come sentire i suoni dell’invisibile e catturare le immagini dell’invisibile/spirito sulla macchina fotografica, per poi essere costretto a cancellarle dalla stessa forza, ho iniziato a esplorare il “loro” intorno a noi. Sono entusiasta di poter portare sullo schermo cinematografico la mia visione personale, con la mia esperienza diretta che mostra una svolta realistica alla epica storia di possessione.

Recensione di Don’t Look At The Demon

Il mondo della distribuzione dovrebbe porsi alcune domande e cercare risposte prima di commettere errori evidenti in termini di tempistica e logistica. I mezzi attraverso i quali il pubblico fruisce dell’arte cinematografica sono notevolmente mutati nel corso degli anni, soprattutto dopo il 2020, e le case di distribuzione dovrebbero riflettere su questo aspetto, che attualmente sembra piuttosto trascurato. Ogni film è un’entità unica, e non tutte le pellicole sono adatte per il cinema. Esistono lungometraggi concepiti appositamente per l’esperienza cinematografica, dove la drammaturgia si arricchisce grazie al grande schermo, mentre altri film potrebbero avere un impatto maggiore quando proiettati su uno schermo televisivo di alta qualità. Ad esempio, opere come “Blonde” (2022) di Andrew Dominik o “Rumore bianco” di Noah Baumbach, dopo essere stati presentati a Venezia ’79, sono stati distribuiti come film televisivi su Netflix, nonostante fossero opere d’autore concepite per il grande schermo e non per essere visti, esclusivamente, sul piccolo schermo.

In contrasto a questo, “Don’t Look At The Demon” viene distribuito al cinema, nonostante sia essenzialmente un film horror a basso budget, adatto alla televisione sia per resa registica, fotografia e recitativa di gran parte del cast. La scelta della 102 Distribuzione di distribuire il film al cinema nel mese di agosto 2023 sembra audace e rischiosa, portando il film a un probabile fallimento commerciale. Era più corretto considerare la possibilità di distribuire questo tipo di pellicole direttamente su una piattaforma streaming, come Netflix o Prime Video. Sono convinto che, con una promozione adeguata, il film di Brando Lee avrebbe trovato il suo pubblico ideale su una piattaforma di streaming, con spettatori interessati a questo tipo di produzioni. Distribuire questo film al cinema dimostra, ancora una volta, come alcune case di distribuzione non tengano in considerazione che non tutti i film sono adatti al grande schermo, e che è necessario fare una distinzione tra pellicole da per cinema e adatte per l’intrattenimento televisivo.

Poca originalità ma tanta tensione

L’incipit narrativo e molti elementi presenti nella sceneggiatura del lungometraggio non brillano per originalità, ma si ispirano, in parte, alle convenzioni del genere horror spirituale di evocazione. La trama dei fatti segue uno schema simile a quello presente in diversi film, come “L’evocazione – The Conjuring” (2013), “Poltergeist – Demoniache presenze” (1982), “Insidious” (2010) e “Voces” (2020). Infatti, in questi film abbiamo degli abitanti di una casa infestata che chiamano dei cacciatori di fantasmi, inclusa una medium, per affrontare gli spiriti maligni presenti nell’abitazione.

Anche le location presenti in “Don’t Look At The Demon” sono le stesse tipiche del genere horror-spirituale, come una villa, delle scale e un seminterrato oscuro e spaventoso. Questi luoghi fungono da sfondo per gran parte del film, esclusi l’incipit e alcune scene iniziali. Nonostante manchi un po’ di originalità, “Don’t Look At The Demon” tenta di introdurre alcune dinamiche e sviluppi drammatici interessanti nel genere, soprattutto integrando la storia con l’ambientazione malese e il mondo spirituale del paese asiatico. Ad esempio, vengono accennati il Kuman Thong, una divinità domestica della religione popolare thailandese, e un rituale sciamanico che coinvolge feti di bambini. Tuttavia, questa parte interessante e innovativa non viene adeguatamente sviluppata dagli sceneggiatori, risultando superficiale nonostante fosse rilevante per la trama.

Un altro problema del film è la scarsa caratterizzazione dei personaggi e di alcuni sviluppi narrativi. Mentre la protagonista è ben interpretata da Fiona Dourif e il personaggio di Martha (Malin Crépin) risulta affascinante, gli altri personaggi risultano piuttosto bidimensionali e poco sviluppati dal punto di vista della storia. Inoltre, il film introduce alcune sottotrame senza svilupparle adeguatamente, come ad esempio la storia d’amore che crea un triangolo tra Matty (Jordan Belfi), Annie (Thao Nhu Phan) e Jules, ma che viene solo accennata in una scena. Sottotrame che risultano fine a sé stesse e utili solo per allungare, brevemente, il film.

Nonostante le evidenti mancanze originali e gli sviluppi narrativi difettosi, il film risulta comunque godibile. Si percepisce la passione del regista per l’horror e la saga di “The Conjuring”, citata diverse volte soprattutto a livello visivo. Il regista si impegna a rendere il film attraente per il pubblico amante di questo genere cinematografico. Ci sono vari momenti in cui si riesce a provare tensione e paura, con presenze di fantasmi visibili che suscitano vera e propria ansia, accentuati dalla musica potente e dagli urli della protagonista, elementi che contribuiscono a mantenere un ritmo coinvolgente e elevato per tutta la durata della visione.

Fotogramma di Don’t Look At The Demon
Fotogramma di Don’t Look At The Demon

In conclusione

A livello di trama, il film sembra avere poco da offrire. Tuttavia, nonostante la regia e la fotografia siano in stile televisivo, “Don’t Look At The Demon” riesce a mantenere alta la tensione e offre un’esperienza coinvolgente di un’ora e mezza per gli amanti del genere horror. È un film consigliato per una serata a casa, ma potrebbe non essere la scelta ideale per chi preferisce vederlo al cinema. L’ambiente cinematografico non sembra essere quello più adatto per apprezzarne la visione.

Note positive

  • Ritmo elevato, che non ci permette di annoiarsi durante la visione
  • Interpretazione di Fiona Dourif e Malin Crépin
  • Una buona tensione, elemento importante per un film horror
  • Finale

Note negative

  • Poco originale
  • Sceneggiatura poco approfondita, soprattutto riguardo allo spirito
  • Personaggi poco sviluppati, con archi narrativi solo accennati. 
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 886

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