La Rosa dell’Istria (2024). Un melò ambientato nel dramma delle foibe

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Trailer de La Rosa dell’Istria

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Graziella Fiorentin nasce a Canfanaro d’Istria e vive sulla propria pelle il periodo dell’occupazione tedesca e dell’arrivo delle forze armate e politiche di Josip Broz Tito, le quali avevano l’obiettivo di cacciare i cittadini italiani, considerati fascisti, dai territori dell’Istria in mano ai Jugoslavi. Fiorentin ha vissuto in prima persona il dramma dell’esodo, trovandosi costretta, alla fine del 1943, a fuggire insieme alla sua famiglia dalla propria casa per cercare rifugio prima a Chioggia, poi nelle campagne circostanti e infine nel centro di Padova. Basandosi sulla sua esperienza personale di vita, nel 2000 scrive il romanzo “Chi ha paura dell’uomo nero?“, trattando della sua giovinezza ai tempi di Tito. Il libro ha ottenuto il Premio del Presidente nel concorso nazionale «Firenze-Europa» 2001, il Premio nazionale «Santa Margherita Ligure Delpino» 2002 e il premio «Gen. Tanzella» Verona 2011.

Nel 2024, la RAI sviluppa il suo romanzo in un film TV dal titolo “La Rosa dell’Istria”, che ha debuttato lunedì 5 febbraio in prima serata su Rai 1 e su Rai Play. Il lungometraggio è una coproduzione Rai Fiction – Publispei e Venicefilm srl, con i personaggi principali interpretati dall’esordiente Gracjela Kicaj, Andrea Pennacchi, noto per Tutto chiede salvezza (2022), Suburra (2015) e La belva (2020), Costantino Seghi ed Eugenio Franceschini, per la regia di Tiziana Aristarco (Mina settembre, 2022; La luce nella masseria, 2024; Un medico in famiglia).

Trama de La Rosa dell’Istria

A Canfanaro, nell’Istria, Maddalena Braico, all’età di soli diciotto anni, nutre il sogno di diventare una pittrice. Tuttavia, la Seconda guerra mondiale travolge i suoi progetti e quelli della sua famiglia, composta dal fratello maggiore Antonio, da un fratellino più piccolo, dalla madre, dalla nonna e dal padre Antonio, uno stimato dottore del paese in grado di parlare sia jugoslavo che italiano. Quando però i partigiani titini giungono nel loro paese, la famiglia Braico è costretta alla fuga, una decisione rifiutata dall’anziana della famiglia che preferisce rimanere nel terreno su cui ha sempre vissuto. La famiglia Braico tenta quindi la fuga, ma nel tentativo di salire su un treno diretto a Trieste, il gruppo rimane coinvolto in uno scontro a fuoco tra tedeschi e titini, durante il quale il fratello di Maddalena, Niccolò, viene colpito alla testa da un’arma da fuoco, accasciandosi al suolo. I Braico superstiti riescono a salire sul treno per raggiungere Cividale del Friuli, presso l’abitazione dello zio Giorgio, il fratello di Antonio, pronto a ospitarli. In questa nuova cittadina, la famiglia cerca di ricostruire le proprie vite, ma le difficoltà sono molte. Il padre di Maddalena, Antonio, un tempo medico, è ora costretto a lavorare come operaio per mantenere la famiglia. A scuola, Maddalena è oggetto di bullismo a causa delle sue origini istriane, ma trova conforto in Leo, un ragazzo appassionato d’arte come lei. Leo la sprona a perseguire il suo sogno artistico, mentre il padre di Maddalena desidera che la figlia si concentri sugli studi e su un futuro sicuro. Tuttavia, il legame tra Maddalena e Leo si intensifica e si trasforma in amore, ma viene messo alla prova dagli eventi.

Fotogramma de La Rosa dell'Istria
Fotogramma de La Rosa dell’Istria

Recensione de La Rosa dell’Istria

Durante la conferenza stampa di presentazione del film, la produttrice Rai Fiction Maria Pia Ammirati, insieme ad altri, ha sottolineato più volte come “La Rosa dell’Istria” sia stato un prodotto filmico pensato per celebrare la Giornata della Memoria del 10 febbraio 2024 sulla Rai, immergendosi nel dramma delle foibe, un evento storico da non dimenticare per la sua brutalità perpetrata dalle truppe di Tito contro i cittadini italiani istriani. Tuttavia, osservando “La Rosa dell’Istria”, ci si rende conto che questo racconto narrativo non è adatto a celebrare una tale ricorrenza, soprattutto per la sua incapacità drammaturgica di porre domande e punti di riflessione allo spettatore.

“La Rosa dell’Istria” si muove su un terreno duplice ma sembra esitare nell’affrontare direttamente la crudezza degli eventi, immergendo il pubblico nel reale dramma delle foibe e del lungo esodo dei cittadini italiani, costretti ad abbandonare le proprie case per sopravvivere. Il lungometraggio di Tiziana Aristarco racconta il dramma delle foibe e l’esodo solo come cornice storica degli eventi drammaturgici, funzionale per narrare il percorso di formazione di una giovane diciottenne che diventa donna e adulta sotto le bombe e le azioni dei partigiani di Tito, oltre ai drammi familiari che sconvolgono la famiglia Braico. La protagonista, Maddalena, è una giovane donna istriana radiosa e fiduciosa, all’ultimo anno di studi liceali, mossa da una passione ardente per la pittura. Tuttavia, a causa dei tempi e del volere del padre, è costretta più volte a rinunciare alla sua passione. Quando però incontra il pittore Leo, con cui instaura un profondo legame sentimentale, la sua determinazione per la pittura riprende forza, anche a fronte dell’opposizione ferma del padre Antonio, che preferisce per lei una carriera più tradizionale e solida. Questo conflitto generazionale tra Antonio e Maddalena, che rappresenta un tema importante all’interno della narrazione, emerge solo nella parte finale della pellicola. Questo conflitto viene sviluppato in modo limitato, concentrando l’attenzione sulla forza interiore di Maddalena come donna femminista, pronta ad accettare le sfide della vita e a lottare per inseguire i propri sogni senza timore.

La storia narrata in “La Rosa dell’Istria” sembra concentrarsi più sulla ricerca di indipendenza e individualità da parte della protagonista piuttosto che sull’evento dell’esodo. Gli elementi drammatici legati alle foibe emergono sporadicamente e in modo poco incisivo. Il film non mostra mai le torture e le uccisioni presenti in Istria durante quel periodo, ma sembra celare la crudeltà della guerra dietro un velo di perbenismo e una rappresentazione patinata, trascurando completamente l’aspetto più oscuro e sporco della storia, fatta di uccisioni, di morte e di fame.

Purtroppo però anche la narrazione riguardante Maddalena, la sua passione per il disegno e la storia d’amore con Leo, risulta trascurata e poco incisiva. Lo spettatore avrà difficoltà ad appassionarsi alla vicenda poiché è difficile empatizzare con i personaggi presentati. La trama si concentra su una storia d’amore poco convincente e poco appassionante all’interno di un film che appare marcatamente sentimentale. La regia potrebbe essere l’unico aspetto interessante del film, ma si nota che Tiziana Aristarco non è riuscita a estrarre il meglio dai suoi attori, i quali sembrano essere fuori parte.

Andrea Pennacchi e Gracjela Kicaj in La Rosa dell'Istria
Andrea Pennacchi e Gracjela Kicaj in La Rosa dell’Istria

In conclusione

Sebbene “La Rosa dell’Istria” abbia avuto alcuni elementi positivi, come la regia e il tema dell’indipendenza femminile, è criticabile per il trattamento superficiale delle foibe, la debolezza della storia d’amore e le interpretazioni degli attori. La mancanza di profondità narrativa ha compromesso l’efficacia complessiva del film, lasciando gli spettatori delusi e insoddisfatti, rendendo il film Tv carino ma abbastanza dimenticabile.

Note positive

  • La regia di Tiziana Aristarco è apprezzabile per la sua capacità di creare una cornice visiva coinvolgente e suggestiva. L’attenzione ai dettagli e l’uso efficace della cinematografia hanno contribuito a creare un’ambientazione autentica e realistica.

Note negative

  • La mancanza di approfondimento e rappresentazione delle atrocità delle foibe è un punto debole della narrazione. La decisione di non esplorare appieno questo capitolo storico può deludere gli spettatori che si aspettavano una rappresentazione più accurata e rispettosa degli eventi.
  • La mancanza di coinvolgimento emotivo da parte del cast ha compromesso l’impatto emotivo della storia e ha reso difficile l’empatia con i personaggi.
  • La trama è criticabile per la sua mancanza di profondità narrativa e per la sua incapacità di trasmettere in modo efficace le emozioni e le sfumature dei personaggi. La narrazione è apparsa superficiale e poco coinvolgente, lasciando gli spettatori con una sensazione di insoddisfazione.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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