Mario Martone, Pierfrancesco Favino e Francesco Di Leva incontrano il pubblico per parlare del film Nostalgia

Nella giornata di Venerdì 27 Maggio, presso l’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, si è tenuto l’incontro con i protagonisti del film Nostalgia, pellicola di genere drammatico del 2022 in concorso al Festival di Cannes. Durante la lezione di cinema, i protagonisti Pierfrancesco Favino, Mario Martone e Francesco Di Leva, si sono resi disponibili a rispondere ad alcune domande di seguito riportate.

Il film è stato un trionfo a Cannes, quali emozioni vi ha dato?

Pierfrancesco Favino (attore protagonista): La prima emozione è questa, la prima emozione è il pubblico. Il pubblico in sala cambia il film, le reazioni e le emozioni possono dare vita a film diversi.

Questo è un film che sorprende molto, che incalza, inaspettato, molto diverso dal recente Qui rido io (film precedente di Mario Martone)

Mario Martone (regista del film): Il film è stato girato in sei settimane, è l’abbiamo fatto così, credo sia frutto di una grande immersione, concentrazione fin dal primo momento. Questa pellicola è l’opposto di Qui rido io, ci siamo buttati in strada, abbiamo rischiato. È un film che si è fatto nel suo svolgersi nella relazione tra di noi, e il quartiere dove abbiamo girato (Rione Sanità).

Questo ritorno a Napoli, questa nuova immersione che cosa ha significato per il lavoro sul set?

Mario Martone: Questo non è un film girato a Napoli, è un girato al quartiere Sanità, un posto poco frequentato, abbandonato, che però per caratteristiche fisiche mi permetteva di creare un labirinto cinematograficamente, questo era per me molto interessante.

Francesco, come è stato tornare a lavorare con Martone, dopo Il Sindaco del Rione Sanitò, ma interpretando un ruolo che è l’opposto rispetto a quello interpretato precedentemente?

Francesco Di Leva (attore del film): Sono state due esperienze molto diverse, quando interpretai il protagonista del Sindaco del Rione Sanità conoscevo esattamente i personaggi, sapevo le loro vibrazioni, emozioni e sensazioni. Mi divertii molto, anche perché interpretare i cattivi è molto bello. Mentre invece per il sacerdote, sapevo di dover essere veloce, sentivo urgenza, non abbiamo tempo, dobbiamo fare qualcosa per questa città.

Secondo voi l’epilogo del film, ci mostra una realtà senza speranza, come ci dobbiamo porre?

Pierfrancesco Favino: Questo film è un grande regalo alla città di Napoli, questa storia poteva avvenire in qualsiasi parte del mondo. Napoli è contemporaneamente il sottoterra e la luce. Questo film parla dell’anima di chiunque, un uomo che ritorna.

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