Piggy (2022): la storia di una giovane ‘cerdita’ che si libera dal male (forse)

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Locandina di Piggy

Piggy

Titolo originale: Certida

Anno: 2022

Nazione: Spagna

Genere: Drammatico, Horror, Thriller

Casa di produzione: Morena Films, Backup Media, Cerdita, Moreno Films, Triodos Bank

Distribuzione italiana: I Wonder Pictures

Durata: 90 minuti

Regia: Carlota Pereda

Sceneggiatura: Carlota Pereda

Fotografia: Rita Noriega

Montaggio: David Pelegrin

Musiche: Olivier Arson

Attori: Carmen Machi, Laura Galán, Claudia Salas, Pilar Castro, Fred Tatien, Camille Aguilar, José Pastor, Mabel del Pozo, Stéphanie Magnin, Irene Ferreiro, Julián Valcárcel, Fernando Delgado-Hierro, Chema del Barco

Trailer di Piggy

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

L’estate 2023 non manca sicuramente di continuare a stupire con distribuzioni nelle sale al di sopra della qualità artistica degli anni passati, ma a intrattenere il pubblico degli affezionati alla sala non sono solamente i fan del successo Marvel, DC Comics e Mission Impossible, o ancora “Disney Company Studios“, dalla penisola iberica infatti arriva un piccolo gioiello che porta il nome di “Certida” tradotto nel nostro paese con l’espressione dello slang britannico “Piggy“, al cinema dal 20 luglio 2023.

Carlota Pereda Martinez, classe 1975, originaria di Madrid e famosa al pubblico per “Las rubias” (2016), racconta la storia di una giovane donna che trova progressivamente il coraggio per affrontare le sue paure cominciando da tutto ciò che lede la sua intimità fisica e psicologica. Quello che però non tutti forse sanno è che la storia di ‘Cerdita’ alias ‘Piggy’ è frutto di un rimaneggiamento nonchè ampliamento di un cortometraggio spagnolo rivelatosi un successo. “Cerdita” è un cortometraggio pluripremiato risalente al 2018.

Un fotogramma dal film "Piggy" (Carlota Pereda, 2023)
Un fotogramma dal film “Piggy” (Carlota Pereda, 2023)

La trama di Piggy

La trama resta apparentemente la stessa: Sara è figlia di macellai, una ragazza con un quadro psico-fisico che esplora il concetto di disagio, timidezza, chiusura, vergogna e apatia. Il tutto è contenuto in un corpo massiccio e da forme generose e imponenti. Sara soffre di obesità e la situazione familiare in cui vive è disfunzionale, tale da non consentirle di vivere la sua gioventù con spensieratezza.

La piccola ‘certida’ dovrà decidere se collaborare con la polizia e con i genitori che la interrogano su dei sospetti rapimenti, o se al contrario, prendere la propria strada senza freni. Nel frattempo, Sara scoprirà il potere della pulsione sessuale, una spinta potenzialmente erotica quanto liberatoria abbinata a un senso di affiliazione. Nel personaggio di Sara emerge in modo netto la distinzione tra legge del taglione/faida e un puro riscatto personale.

Una scena del film con Laura Galàan e il villain
Una scena del film con Laura Galàan e il villain

La recensione di Piggy

La storia diretta da Carlota Pereda, è disturbante, malsana, destabilizzante, ipnotica e perversa quanto basta per persuadere lo spettatore sin dai primi fotogrammi del film. Non patteggiamo mai con la povera protagonista, la macchina da presa sembra porre infatti lo spettatore ad una distanza tale da evitare qualsiasi possibilità o motivo per entrare in collisione ed empatia con la situazione di Pigy.

Vediamo degli occhi innocenti spiare tra la moschiera della macelleria di famiglia, una realtà distante eppure normale. C’è un gruppo di adolescenti che in piena estate è solito ritrovarsi a pochi passi dalla bottega delle carni,; Sara potrebbe far parte di quel mondo e invece è rilegata e costretta in un corpo e in una famiglia entrambi ingombranti. Come se ciò non bastasse è vittima di bullismo e quelle che potrebbero essere sue amiche sono cattive, schiette e dure quanto basta per la calare chi osserva la sua storia con verosimiglianza.

Il corpo di Sara basta a comunicare agli occhi del pubblico tutta l’inquietudine, la scomodità, il fastidio e ciò che giudicheremmo come incomodo al solo sguardo.
La giovane futura macellaia del piccolo paesino spagnolo, è un outsider, reietta di un posto sociale che non le permette di esprimersi liberamente. La liberazione è concessa solo quando la giovane donna può tagliare la corda e letteralmente sgattaiolare dalla propria dimora insieme alle cuffie per la musica e una piscina semi abbandonata in cui sguazzare lontana da insulti gratuiti.

Sara si nasconde di fatto e si cela psicologicamente per tutta la durata filmica del racconto. Potremmo anche chiamarlo “incubo”, al quale viene sottoposta per puro gioco del destino. Un incubo della durata di 90 minuti immerge lo spettatore nelle sensazioni angoscianti della protagonista. “Piggy” è una narrazione brillante e lineare, ha tutte le “carta narrative” in tavola per conquistare la sala cinematografica estiva. Qualcosa in fase di chiusura della sceneggiatura sembra fare acqua però specie nella seconda parte filmica, quando lo spettatore aspetta con suspence un rovesciamento di ruoli, di possibilità per l’ingenua ragazza.

Carlota Pereda sembra però non sentirsi in vena di ribaltamenti della situazione e abbandona la protagonista proprio sul più bello, quando Sara potrebbe riemergere dalle tenebre di una realtà che scherza con il suo dolore come incompresa, questo è un vero peccato considerando il potenziale del racconto.

Fotogramma di Piggy
Fotogramma di Piggy

Piggy: da vittima a carnefice

Il personaggio di Laura, è una preda apparentemente innocua. È qui nella descrizione pratica e visiva della sua immagine di “ragazza Piggy” cosi taciturna e in grado di emettere solo il verso del maiale”, come le urlano contro le sue coetanee bulle, che Pereda snoda il nocciolo della vicenda. Sara rievoca il senso di vigore fisico, di forza, di passione afrodisiaca, di macabro e di disturbo psicologico, ma cosa ancor più interessante improvvisamente si trasforma in un ‘Cannibal Movie’.

Come nella tribù del Korowai (Nuova Guinea), la regista, Carlota Pereda richiama il tema del cannibalismo e del simbolismo legato alla carne; Sara che è sempre vissuta tra la carne del suino, a un certo punto agisce in modo estremo quasi pentendosi dell’atto. Il riferimento sembra evocare in modo flebile lo stesso atto che Luca Guadagnino ha trattato con delicata disinibizione nel suo “Bones and All“(diretto nel 2022 dal regista palermitano, con l’interpretazione di Tymothèe Chalamet e Taylor Russel).

Piggy
Piggy

Cerdita e il suo animale totem

Carlota Pereda semina dunque simbolicamente un tracciato di vita, morte e resurrezione della protagonista evitando stravolgimenti della sua personalità e mantenendo il character inspiegabilmente forse troppo coerente e conforme a una certa correttezza stilistica. Mentre l’immagine quasi onirica della scrofa porterebbe l’animale a tramandare il tema della fertilità e dell’abbondanza, Sara nasconde la sua pulsione sessuale sotto le lenzuola e non riesce a liberarsi dell’inesperienza.

La certida sembra assumere, sul dispiegarsi degli avvenimenti, una valenza mistica, proprio come il verro nei rituali classici in onore della dea Demetra; Sara rischia di essere sacrificata e diviene raffigurazione della permanente ciclicità degli eventi, di vita e morte, di perdita della purezza, di natura sporca e istintiva.

In conclusione

“Piggy” è una storia drammaticamente horror e anomala, alterata da un mix sorprendente di temi e sensazione implacabilmente moleste. “Piggy” è da vedere assolutamente con un occhio di riguardo per l’interpretazione magistrale dell’esordiente Laura Galàn, classe 1986 e originaria di Guadalajara (Spagna), nei panni della Cerdita Sara. L’attrice è conosciut al pubblico anche nel ruolo del film “Origine Segrete” (“Orígenes secretos“, diretto da David Galán Galindo nel 2020) e “L’uomo che uccide Don Chisciotte” (“The Man Who Killed Don Quixote“, diretto da Terry Gillian nel 2018).

Note Positive

  • Sceneggiatura
  • Attori
  • Direzione della fotografia
  • Montaggio
  • Regia

Note Negative

  • Musica
  • Trama con un finale fin troppo lineare
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Silvia Pompi
Silvia Pompi
Articoli: 19

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