Primadonna (2022): l’opera prima di Marta Savina

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Primadonna locandina film

Primadonna

Titolo originale: Primadonna

Anno: 2022

Nazione: Italia, Francia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Capri Entertainment, Medset Film, Tenderstories, Rai Cinema, Vision Distribution, Sky

Distribuzione italiana: Europictures

Durata: 102 min

Regia: Marta Savina

Sceneggiatura: Marta Savina

Fotografia: Francesca Amitrano

Montaggio: Paola Freddi

Musiche: Yakamoto Kotzuga

Attori: Claudia Gusmano, Fabrizio Ferracane, Francesco Colella, Manuela Ventura, Dario Aita, Thony, Gaetano Aronica, Maziar Firouzi, Francesco Giulio Cerilli, Paolo Pierobon

Trailer italiano di Primadonna (2022)

Primadonna, il primo lungometraggio di Marta Savina, regista e sceneggiatrice laureatasi alla University of California Los Angeles (UCLA con MFA in regia, è stato distribuito in anteprima mondiale in concorso ad Alice nella città 2022, una sezione autonoma e parallela della Festa del cinema italiano, vincendo il Concorso Panorama Italia, aggiudicandosi il Premio Raffaella Fioretta per il Cinema Italiano 2022, assegnato dalla giuria composta da Riccardo Milani, Massimiliano Bruno, Tosca, Milena Mancini e Giampaolo Morelli.

“Sono molto orgogliosa di questo riconoscimento e ringrazio la giuria di Alice nella Città che ha deciso di premiare il coraggio. Dedico questo premio a tutte le donne del mondo che ogni giorno combattono per la loro libertà”

La produttrice Virginia Valsecchi per Capri Entertainment.

La pellicola, prodotta da Capri Entertainment in coproduzione con la società francese Medset Film, in associazione con Tenderstories, in collaborazione con Rai Cinema, Vision Distribution, Sky, vede nel cast Claudia Gusmano (Guida astrologica per cuori infranti, 2021; Viola, Franca, 2017), Fabrizio Ferracane (Ariaferma, 2021; L’Arminuta, 2021), Francesco Colella, Manuela Ventura e Dario Aita (Noi, 2022; State a casa, 2021). Primadonna esce al cinema l’8 marzo 2023, la giornata dedicata alle donne, grazie a Europictures.

Trama di Primadonna

Sicilia, anni Sessanta. Lia ha ventuno anni, va a lavorare la terra con il padre, anche se lei è “femmina” e dovrebbe stare in casa a prendersi cura delle faccende domestiche con la madre. Lia è bella, caparbia e riservata, ma sa il fatto suo. Il suo sguardo fiero e sfuggente attira le attenzioni del giovane Lorenzo Musicò, figlio del boss del paese. Quando lo rifiuta, l’ira di Lorenzo non tarda a scatenarsi e il ragazzo decide di prendersi con la forza quello che reputa di sua proprietà. Una mattina Musicò, in compagnia di tre amici, si reca a casa della ragazza e, con l’uso della violenza fisica rapisce Lia, mettendo in atto quella che è da tutti denominata come una “Fuitina”, nonostante la contrarietà della ventunenne che non intende e non vuole sposare quel giovane dal fare arrogante.  Lia, violentata e criticata dal paese, reagisce come nessuno si aspetterebbe, rifiutando il matrimonio riparatore e trascinando Lorenzo, e i suoi complici, in un’aula di tribunale, all’interno di un paese dell’Italia meridionale governato dalla mafia.

Primadonna - Claudia Gusmano e Dario Aita. Photo Credit Giulia Fassina
Primadonna – Claudia Gusmano e Dario Aita. Photo Credit Giulia Fassina

Recensione di Primadonna

Marta Savina con Primadonna rilegge in maniera, ampiamente romanzata, la vicenda storica di Franca Viola (Alcamo, 1947), reinventando e modificando i nomi dei personaggi e alcuni accadimenti storici. La regista e sceneggiatrice si pone l’obiettivo di trattare un fatto di cronaca “nera” di fine anni sessanta, un fatto che ha avuto un’importanza fondamentale per l’abbattimento delle leggi della fuitina, leggi che costringevano le donne a sposare, praticamente, i loro assalitori e violentatori, entro un mondo dove i maschi facevano ancora voce da padrone. La domanda che però sorge spontanea, nonostante la buona fattura tecnica e interpretativa di Primadonna, è la medesima:  perché l’autrice della pellicola non ha adottato un approccio narrativo fedele alla realtà dei fatti, perché ha dovuto stravolgere, per certi versi, la storia di Franca Viola modificandone il nome in quello di Lia? Perché ha dovuto stravolgere il rapporto che la giovane ha avuto in realtà con il suo aggressore?

Nel lungometraggio Lia prova una simpatia sentimentale per il figlio del boss mafioso Lorenzo Musicò. I due, la domenica in chiesa, si scrutano e si fanno la corte, nonostante la contrarietà del padre della ragazza che non vuole immischiarsi con una famiglia mafiosa. Lila, però, non ascolta la voce del padre e un giorno, durante la processione del paese, quando gli occhi di tutti sono concentrati su altro, i due giovani innamorati si allontanano per trascorrere qualche ora insieme, nel romanticismo. Questo pomeriggio però farà capire a Lia chi è realmente Lorenzo, un giovane pericoloso e possessivo, che vuole trasformarla nella sua schiava e donna di casa, privandola dei propri piaceri, come il lavorare la terra. Denotando ciò l’atteggiamento dell’uomo, Lia se ne va contrariata rifiutando, in quell’attimo, il corteggiamento del giovane mafioso. Questa però è solo la versione filmica, perché in verità le cose andarono diversamente. Il padre di Franca inizialmente acconsentì al matrimonio della figlia quindicenne con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi, rompendo questa “promessa” solo quando il ragazzo fu arrestato per furto e per la sua appartenenza a una banda mafiosa. A causa di questo comportamento del Melodia, il capofamiglia dei Viola decise di rompere il fidanzamento, causando l’ira della mafia locale che iniziò ad attuare una serie d’intimidazioni rivolta alla famiglia, per costringere l’uomo a dare la figlia in sposa a Filippo. Nel film le intimidazioni compariranno solo durante il processo per costringere la protagonista a far scagionare il suo stupratore e sposarlo.  

Il rapimento effettivo visto nel lungometraggio si discosta dalla realtà. In Primadonna vediamo la ventunenne venire rapita con la forza da quattro persone, che pestarono la casa e che rapirono insieme a lei anche il fratellino di otto anni della giovane. In seguito, condotta in un cascinale, viene violentata e poi ricondotta a casa. Noi non vediamo l’aggressione fisica nell’atto, né veniamo a conoscenza di quanti giorni resta da sola con il suo aggressore (forse un giorno?). La realtà è maggiormente cruda perché l’abitazione dei Viola, il 26 dicembre 1965, è stata distrutta da dodici amici del giovane che hanno picchiato la madre della giovane e rapito, come mostrato anche nel film, anche il fratellino Mariano di Franca. In seguito la ragazza, nel luogo in cui venne rinchiusa, fu malmenata, lasciata a digiuno e segregata per otto giorni, dove venne anche violentata da Filippo, venendo rilasciata, per compiere la cosiddetta “paciata” il giorno di Capodanno.

Primadonna, come scritto sopra, riprende gli eventi modificandoli a suo piacimento al fine di creare una storia meno cruda e violenta, al fine di concentrarsi non tanto sul dolore fisico ma su quello interiore della sua protagonista che devono lottare non solo con il dramma che ha subito ma anche contro le chiacchiere, quel senso di criticare gli altri all’interno di un paese del sud dell’Italia attaccato alle tradizioni e che credeva fermamente nella legge delle Fuitine:

Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.

La narrazione ci concentra sulla forza di una donna che deve rovesciare il sistema, vuole mostrare a noi pubblico il suo coraggio e in ciò ci riesce pienamente grazie alla performance di livello dell’attrice Claudia Gusmano, che riesce a entrare nei panni di una ragazzina di ventuno anni sia visivamente sia emotivamente. Interessante anche la costruzione del suo personaggio che ci viene posto fin dai primissimi minuti come una ribelle, una donna che va contro le tradizioni sociali: lei non ama cucinare o i lavori domestici, come vorrebbe la madre, ma predilige la terra e i lavori maschili, accompagnando il padre a zappare nel campo di famiglia. Gli stessi personaggi secondari che le vengono messi accanto, nel suo viaggio per la libertà di donna e di individui e di ricerca di giustizia, sono persone rotte, private della loro essenza d’individui in un contesto sociale di pregiudizi, di cattiveria sociale e di critica verso l’altro, così abbiamo l’ex sindaco – avvocato omosessuale cacciato dal mondo politico per “non aver moglie” e la prostituta, una donna che vive con coraggio il suo lavoro ben sapendo di essere costretta a vivere una vita di solitudine e di derisione.

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Primadonna – Claudia Gusmano. Photo Credit Giulia Fassina

La necessità di raccontare questa storia viene da una riflessione intorno al tema dell’auto determinazione. È da sempre stato affascinante per me cercare di capire come reagire agli atti di violenza e prevaricazione senza da un lato cedere alla violenza della vendetta, e da un altro evitando di diventare una vittima. La storia di Lia nasce appunto dalla ricerca di una terza strada, molto spesso negata alla donna – sia nella realtà che nel cinema – che viene relegata a ruoli binari: Madonna o sgualdrina, vendicatrice o sottomessa, moglie o zitella. C’era poi la volontà di raccontare una Sicilia arcaica e legata alle tradizioni, che io ho vissuto in prima persona attraverso la mia famiglia paterna, e che fosse però lontana da cliché di genere, cercando di raccontare i personaggi attraverso un territorio selvaggio e impervio come quello dei Monti Nebrodi, dove i paesi conservano ancora un sapore fuori dal tempo – ed era questa dimensione di “atemporalità” che volevo infondere al film, perché una storia ambientata negli anni 60 potesse continuare a risuonare anche per il pubblico contemporaneo.

Marta Savina

In conclusione

Il lungometraggio si dimostra un’opera perfetta per l’8 marzo e un’ottima opera prima in grado di parlarci, senza eccessivi didascalismi, del coraggio di donne che devono lottare contro tradizioni e uomini per poter essere libere. Non ho apprezzato, a livello soggettivo e personale, la scelta di modificare alcuni fatti, poiché, a mio avviso, se si parla di una storia vera lo si deve fare fino in fondo, romanzando sì ma non in maniera così pesante.

Note positive

  • Il ritmo narrativo
  • Le interpretazioni
  • La scrittura della protagonista che simbolo femminista contro le tradizioni e regole sociali prestabilite dal tempo

Note negative

  • Si intende trattare una storia vera ma per farlo si cambiano alcune dinamiche familiari precedenti alla violenza sessuale e si modificano i nomi dei personaggi, quando si poteva optare per una riproposizione storica (seppur romanzata in parte) della storia trattata, soprattutto per il ruolo fondamentale che ha avuto nella rottura di alcune tradizioni del meridione italiano.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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